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Anime Nere di AAVV ****

Considerato il titolo (incisivo), la copertina (che colpisce), il dorso giallo (che sta bene sul mio scaffale), considerati i nomi (di tutto rispetto) e prezzo abbordabile (una decina d’euri scontati Feltrinelli), figuriamoci se non compravo questa antologia di racconti “neri”.

Vi dico subito che sono rimasto soddisfatto, e parecchio, perché i racconti sono, in media, buoni, e non siamo di fronte alla solita AAVV del tipo cinquanta e cinquanta (50% buoni racconti, 50% fuffa). Un plauso ad Alan D. (Altieri), quindi, che dal grande e commercialissimo calderone Mondadori ha cavato fuori un libro che, levato quel leggero profumo di marketing con cui è stato speziato, è davvero sostanzioso, e a tratti anche coraggioso.

A mio avviso c’è solo una, grossa caduta di stile che sa tanto di forzatura, e 2 o 3 episodi più deboli, ma non insufficienti.

Se è vero, quindi, che è in preparazione una versione Reloaded con nomi (forse meno noti) quali Andrea Carlo Cappi, Giancarlo Narciso, Giuseppe Genna, Cinzia Tani, Alfredo Colitto, Giacomo Cacciatore, Andrea Cotti, Marco Vallarino, Andrea Novelli & Giampaolo Zarini, e Alan D. Altieri stesso, beh, direi che la grossissima editoria italiana ha deciso di ridare qualche chance alle raccolte di racconti, e non è affatto una brutta cosa.

Ma veniamo ai racconti.
Sono diciotto, come le buche di una classica partita a golf, e quasi quasi li affronto così, come una bella partita a golf, sotto un cielo che sta per piovere giù. Il par della buca sta per il valore del racconto, ovviamente.

Alla prima buca c’è Evangelisti, che apre le danze con un racconto sui pirati e lo scacco alla città di Veracruz, nel 1683, una perfetta ambientazione storica e una storia cruda e dolce. Non sarà un racconto che spacca, ma decisamente si comincia bene. Par 4

Seconda buca firmata Claudia Salvatori, che ho apprezzato su Necro 2. Storia ambientata in una ipotetica età della pietra e su ‘sculture di carne’. Racconto curioso, a suo modo fantasioso, dal titolo azzeccato (Carne e Pietra), discreto ma non del tutto riuscito. Par 3.

Terza buca per Roberto Barbolini, con un racconto che nel sottotitolo si professa necrofilo & blasfemo, ma non lo è per niente e strizza l’occhio all’ironia. Anche questo non del tutto riuscito, ma sufficiente. Par 3.

Quarta buca per Carmen Iarrera, in una brevissima fiaba nera in registro bambinesco che è uno dei punti deboli dell’antologia, anche perché, alla fine, è un racconto un po’ spaesato, in mezzo alle cattiverie che seguiranno. Par 2.

Quinta buca e troviamo una scommessa del curatore: Lidia Parazzoli, diciannove anni. Racconto che ha uno stile, forse acerbo, derivativo, ma che alla fine, con una storia sull’homeless Brown, si fa valere. Se son rose… Par 3, perché bisogna essere indulgenti.

Buca sei: Loriano Macchiavelli. Par 4 e niente da dire. Una storia di paese, di campagna, di povertà, di cose di una volta. Una storia cruda, nostrana e di classe. Niente da dire.

Settima buca per Nicoletta Vallorani con una breve storia tinta di giallo. Per niente brutta. Uno stile secco secco, veloce, si legge in un attimo e riesce a creare un climax, più che un mistero. Non male. Par 3.

Buca otto. Par 5. Gianfranco Nerozzi. Forse il racconto più lungo dell’antologia, ma anche tra i migliori. Leggere e imparare. Un inchino.

Siamo a metà della partita, il cielo è davvero molto più grigio dopo il racconto di Nerozzi, c’è quasi il bisogno di respirare un po’ e staccare, ma s’incontrano i fotogrammi di Barbara Garlaschelli. Io non lo avrei messo qui, questo racconto, perché è quasi difficile passare dal gran raccontatore a queste immagini in sequenza, ma il racconto, inizialmente criptico, sfrutta al meglio la forma della seguenza di immagini trattando con spietatezza il tema dell’aborto clandestino. Una prova riuscita. Par 4.

Buca numero dieci per Giulio Leoni che rimastica il vecchissimo tema del patto con il diavolo in un modo originale, dal punto di vista dell’avvocato. Il racconto si realizza più nel come, che nella trama in sé. Una buona prova e una buona scrittura. Par 4

All’undicesima buca cambiano i tempi, ma non cambiano i colori. Un giallo ambientato nel 1254, sulla via per Antiochia. Ben Pastor ambienta davvero bene, e anche lo spessore dei personaggi cresce con le pagine. Forse avrebbe avuto bisogno di un respiro maggiore, ma non posso davvero dire che mi sia dispiaciuto. Par 4

Alla dodicesima buca c’è il racconto che ti convince definitivamente che è valsa la pena di acquistare l’antologia. Per la serie: come costruire un piccolo gioiello attorno a un tema classico. Sandrone Dazieri (Tutto il resto è boia) regala un piccola perla di crudeltà, cattiveria, inquietudine e meraviglia. È il mio preferito. Non ha inventato niente, ma miseriaccia che classe! Par 5, senza esitazioni. Leggetevelo in libreria, se non mi credete.

Tredicesima buca e si passa all’azione. Personaggi italiani, ma molto americani, vista la vicenda tipo action movie. In “I lupi muoiono in silenzio” Stefano De Marino lascia incollati alle pagine. Azione, crudeltà e colpi di scena in una italian spy story lunga e avvincente. Par 4.

Siamo in dirittura d’arrivo e troviamo Luca Crovi che sfoga simpaticamente in un lampo l’odio di tutti noi verso gli Ausiliri Del Traffico. Che muoiano tutti, mi associo. : ) Par 3.

Alla buca numero quindici altro breve racconto che estremizza un’altra delle attuali piaghe televisive: i reality. In paziente zero si fonde orrore e show. Purtroppo fin troppo verosimile. Par 4.

Sedicesima buca: tufanaltorab di Danilo Arona. Non poteva mancare un racconto sugli estremisti islamici. Ma il modo in cui Arona lo costruisce è originale e inquietante. Pathos e climax assecondati. Ambientazione italiana riuscitissima. Davvero una buona prova. Par 4

Buca diciassette lasciata a Giovanni Zucca che dà vita a un pensiero che tutti abbiamo fatto. Vi dico solo questo: immaginate un mondo diviso a metà tra stronzi e non, e immaginate che ogni non stronzo uccida uno stronzo…. Ecco. Par 4.

Ultima buca e siamo all’unico episodio che era assolutamente evitabile. Una piece teatrale di Aldo Montanari che non si capisce bene cosa ci faccia qui e che senso abbia nella raccolta. Un vero peccato perché messa lì, a chiudere il libro, invece di lasciarti il buon ricordo che merita lascia infastiditi, con l’amaro in bocca. Tenta di essere blasfema, ma non convince. Tenta di essere originale, ma non lo è. Insomma, del tutto prescindibile. Par 1.

Concludo con un’ultima considerazione. Di pari passo con la scelta dei lavori che compongono la raccolta c’è anche una paginetta di presentazione sugli autori, che se da un lato è gradevole per i dati personali e le indicazioni bibliografiche che fornisce, dall’altro è fastidiosa per il tono da “imbonitore” che assume. Entusiasmo Mondadori, insomma.

Ma visto il buon lavoro della scuderia, si può sorvolare.

Anime Nere – AAVV
Editore: Mondadori (piccola biblioteca)
Pagg. 513 - € 9.40
ISBN: 978-88-04-56809-4

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