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"L'isola di cemento" di James G. Ballard****


Sarò via per tre gg nel lombardo per lavoro, ma siccome mi dispiaceva lasciare il blog vuoto, oggi, e mi avanzano 5 minuti, riempio un post riportando una vecchia recensione di uno dei libri che ho letto nelle mie scorse vacanze natalizie.
E' un libro in una edizione vecchissima, che da anni stazionava nei miei impolverati armadi senza che lo degnassi di un'occhiata. Poi l'ho letto e mi sono innamorato di Ballard, che ora è tra i miei autori preferiti. Adesso lo trovate in parecchie edizioni fighette della feltrinelli con copertine e layout migliori, ma questa edizione ha davvero un certo fascino...
Lettura consigliatissima a chiunque cerchi sé stesso. :)

Un saluto a tutti ed ecco le due parole sul libro.

Un banalissimo incidente stradale, un’isola triangolare di terra in cui il mare è rappresentato da tre autostrade e una serie di coincidenze sfortunate.
Questo è il mix con cui Ballard crea una situazione che oscilla tra il surreale, il terrificante e l’intimismo, pur sempre ancorata ad un solido contesto reale e credibile. Robert Maitland è il protagonista di questo incubo metropolitano londinese: un normale uomo d’affari che rimane prigioniero di un’isola spartitraffico, dove per diverse coincidenze, nessuno viene a cercarlo o capisce che ha bisogno d’aiuto.
Come recita la quarta di copertina, Maitland è un “borghese come tanti, con una moglie, un figlio, un’amante e una magnifica Jaguar, non necessariamente in ordine di valore”. È proprio l’incubo che vive uno come lui, tipico esempio di uomo d’affari moderno, con tutte le contraddizioni legate allo stress e alla superficialità, che lo porta a compiere un viaggio mentale che attraversa situazioni di gioia e di angoscia, di terrore e di tenerezza.
Senza potersi allontanare fisicamente dalla sua prigione, Maitland vede crescere l’istinto di sopravvivenza e la disperazione, per passare ad altre ed impensabili emozioni quando scopre di non essere solo.
Forse non sarà uno dei capolavori di Ballard, ma “l’isola di cemento” è senza dubbio un romanzo riuscito, sia per la sua costruzione e l’idea che lo regge, senza dimenticare, soprattutto, la metafora spirituale che ne accompagna gli eventi.

Incipit

Poco dopo le tre del pomeriggio del 22 aprile 1973, un architetto di trentacinque anni di nome Robert Maitland procedeva sulla corsia di sorpas­so in uscita dallo svincolo di Westway, Londra cen­tro. A seicento metri dal nuovo raccordo con l'autostrada M4, quando la sua Jaguar aveva già superato il limite di velocità di 120 kmh, il pneumatico anteriore sinistro scoppiò. Rimandata dal parapetto di cemento, l'esplosione d'aria sembrò detonare nel cranio di Robert Maitland. Nei po­chi secondi precedenti l'urto, lui strinse forte le razze imbizzarrite del volante, intontito per aver battuto la testa contro il montante del finestrino cromato. L'auto sbandò sulle corsie libere, da un lato all'altro della strada, accompagnata dalle sue mani che sembravano le mani di un burattino. Il pneumatico si disintegrò, lasciando una scia nera e obliqua sulla segnaletica bianca che seguiva l'ampia curva della banchina autostradale. Ormai incontrollabile, la vettura sfondò i cavalletti di legno che formavano una barriera provvisoria sul ci­glio della strada e, abbandonando l'asfalto, si tuffò nella scarpata erbosa per fermarsi trenta metri più in là, contro lo chassis arrugginito di un taxi ca­povolto. Uscito quasi incolume da quel dritto ter­rificante che per poco non gli era costato la vita, Robert Maitland si abbandonò sul volante, con la giacca e i pantaloni disseminati di frammenti di parabrezza che sembravano lustrini del varietà.

L’ISOLA DI CEMENTO
di James G. Ballard
pagine 198 - euro 6,71
Baldini e Castoldi Dalai

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