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Abattoir di Ian Delacroix****

Mentre scrivo queste parole, percepisco lo sguardo gelido dell'autore, celato da un velo di tenebra, che mi scruta, pur essendo lontano centinaia di chilometri. Ian Delacroix, il burattinaio, muove i miei fili come fossi un personaggio dei suoi libri... Una forza antica mi spinge, incurante delle afflizioni e del domani... Una voce dentro sussulta, spacca le labbra, grida le parole che non posso più trattenere: Cazzo Ian! Che bene che ti è uscito questo libro!!!
Ebbene sì, mi è proprio piaciuto.
E a chi ha già letto o non ha letto gli altri due libri recensiti su queste pagine del buon Delacroix, dico subito una cosa: questo è meglio. Cazzo se è meglio.
Dunque.
Partiamo con disordine. Diciamo cose sparse. Il libro, tanto per cominciare, è un bel libro e un libro bello. Significa che se lo guardi ti piace. Io l'ho letto l'altro ieri durante il viaggio di andata e ritorno da Milano, in treno, e li ho visti gli sguardi gelosi e curiosi di quelli seduti accanto. Ha una copertina che ti conquista, per colori e per sensazioni (e che Ian ringrazi la sua sposa e collaboratrice che qua ci ha proprio azzeccato). Poi è carino anche il logo del progetto XII che, se ho ben capito, poggiandosi sul book on demand di stampalibri.it è un'associazione di gente sgaia che ha indossato un abito leggero di casa editrice. Molto interessante come cosa, e soprattutto mi piace tantissimo il logo di XII. (poi c'è anche da dire che io sono di parte perché gli abbinamenti di giallo nero mi piacciono sempre).
Aldilà della mera estetica, però, sono i contenuti che mi hanno particolarmente conquistato. Sono undici racconti, ok, lo sapevo. Sono storie dell'orrore, ok, sapevo anche questo. Ma che fossero undici storie che ti si appiccicano addosso come cacca ancora calda sotto le scarpe proprio non lo potevo immaginare. Già il racconto di apertura spacca. Vi cito una sinossi solo per rendervi l'idea: Thomas passeggia solitario alla vigilia di Natale in una città (Milano?) fredda e nebbiosa; una vecchia lo costringe ad entrare in un complesso della parrocchia per compilare un questionario, e lui si fa suggestionare dal buio, dai corridoi, dalle scale, da misteriose suore che pregano, ricordando tutto il terrore che aveva provato durante l'infanzia. Cerca di scappare ma non trova l'uscita e in un senso di claustrofobia crescente.... Beh, insomma, il finale ve lo andate a leggere nel libro. Comunque è tutto qua, e vi giuro che ho ancora addosso un po' d'angoscia per quel che ho letto.
Gli altri dieci racconti sono simili. Alcuni decisamente più splatter (come quello che dà il nome alla raccolta) altri più leggeri e grotteschi, altri ancora più scanzonati, altri decisamente visionari. Un paio scritti a più mani e i tre racconti centrali (scatola #1, #2 e #3) che sono collegati tra loro e rappresentano davvero un cocktail formidabile.
Ma perchè questo libro mi è piaciuto così tanto e soprattutto perchè mi è piaciuto di più dei due precendenti? Facile da dire: l'autore è stato molto più scanzonato, molto più sciolto, meno vincolato a frasi costruite e, a volte, troppo pensate. Meno vincolate ai simboli e più concreto. La scrittura, ma questo è parere mio, ne ha guadagnato in fluidità. Solo l'ultimo racconto, che non a caso è l'unico che non mi ha soddisfatto, è quello che non rientra nella scrittura più scanzonata degli altri. E quando dico scanzonata, attenzione, non pensate a qualcosa di colorato o a qualcosa di leggiadro. I simboli e le citazioni fioccano anche in queste pagine, ma Ian si è finalmente avvicinato al lettore, gli ha teso una mano. Ricordo che sia per Epifanie, sia per (De)composizione di viole, avevo raccomandato che la lettura non era per tutti. Beh, qui finalmente posso dire che la lettura è per tutti, anzi, non solo per tutti, ma per tutti e per ovunque, nel senso che non serve nemmeno chiudersi in casa con un organo in sottofondo per apprezzarlo. Anzi, è un tipico libro da treno. Leggi, ti fermi, rifletti... Leggi, ti fermi, rileggi... (ovviamente se aveto scarso amore per l'horror e il gotico, lasciate perdere).
Uhu quanto ho parlato. E' che ne sono molto entusiasta, perchè è tra le cose migliori che ho letto negli ultimi tempi.
Che altro dire.
Magari qualche altra parola su dove sono ambientati i racconti: Venezia, Milano e in Italia in generale, tranne gli ultimi due, uno ambientato in giappone, e uno non ambientato;)
Dentro troverete corvi neri, la danza delle tenebre, jack in the box, corpi smembrati, mucica "scura", suore inquietanti, il circo, donne serpenti, misteriose maledizioni... insomma: gelostellato consiglia Abattoir. Che tra l'altro costa anche poco e si compra qui.
Bene, è poco ma è tutto, un saluto.

12 commenti:

  1. Sembra interessante

    silente

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  2. mah, non saprei. leggendo la recensione di silente, dove ne parla un gran bene, ho subito pensato che dovese essere una gran cazzata...
    d'altra parte ho conosciuto Ian e mi sembra una persona seria e intelligente. quindi mi sa tanto che lo prenderò... :)
    MisterEcho

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  3. Ian è EMO ma in questo libro lo nasconde bene.

    PS: Il link al libro è errato. :)

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  4. Quando riuscirò a capire cosa cazzo sono 'sti EMO sarà sempre ora!:)

    Su wikipedia ci sono?
    :D

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  5. Cercali sulla nonciclopedia. Ti verrà svelato tutto ;-)

    silente

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  6. si dice "ti sarà svelato tutto" gnurant!:)

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  7. Tutto bello signor Serafini. Tutto per altro vero. Riporterò anche al Monolito gli apprezzamenti. Ma una domanda sorge spontanea: perché "progetto milanese XII"? L'unico di Milano di XII è EMOIan, e ci tengo a precisarlo. L'unico! :-)

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  8. milanese? e dove sarebbe sto milanese? :)

    ho cambiato. ma che ne so io, pensavo bazzicaste sempre da quelle parti...^^

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  9. eh eh. :-) Ce ne teniamo ben lontani, dalla Città del Male.
    Ora ti faccio linkare il blog dal nostro sito, così ti arriveranno mandrie di EMO.

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  10. ODDIONO! GLI EMO! Ma si uccidono con il paletto di frassino o sparandogli in testa? :)

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  11. Sono INVINCIBBILI.

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  12. EMOIan non è di Milano.
    EMOIan è MOMEMTANEAMENTE prigioniero di Milano, in attesa che qualche sigillo si schiuda e possa andare a vivere in qualche città o villaggio di suo gradimento.

    Ian

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