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La stazione del dio del suono - D. Arona***

E' da un pò che ho qua nei paraggi questo libro e non riesco a dire due parole per metterlo via. Rimedio oggi, in difetto, perché ormai sono passati due mesi da quando l'ho letto e insomma, non è che ce l'ho proprio fresco in testa.
Diciamo subito che, salvo alcuni racconti, questo è il mio primo romanzo di Arona che leggo, ed ero piuttosto curioso. Si sa, quando ti creano delle aspettative (non sul libro, sull'autore) si rischia sempre di vederle deluse. Vi dico subito che, nonostante abbia delle perplessità, il libro mi è piaciuto e vale la lettura.
Di che parla.
Dunque, questa è la seconda puntata. ci sono alcuni vecchietti (terribili) che si riuniscono a raccontarsi storie d'orrore nella più vecchia tradizione boccacesca. Tutto qua? voi direte. No, non è tutto qua.
Ci sono molti lati positivi.
Primo. Arona scrive bene. Asciutto, ma non secco. Incisivo senza mai voler forzare la mano con particolari trovate o colpi ad effetto. Insomma, vi posso dire che è un buon raccontatore.
Secondo. Ci sono idee. L'idea stessa della "schiena del drago" come serie di luoghi al mondo in cui possono succedere determinate cose perché sono presenti forze particolari (positive o negative) è un'ottima idea ed è ben gestita. L'idea stessa di Dio del Suono, benchè non certo originale dell'autore è inserita ottimamente, anche se poi finisce per perdersi un pò, nel finale.
Terzo. Si parla di orrore e fantatico di casa nostra e le ambientazioni sono rese molto bne.Diciamo pure che, se volete affrancarvi da ciò che non è italiano per il settore fantastico/orrifico Arona è un nome che non può mancarvi. Sa il fatto suo.
Note negative invece, ce ne sono poche, forse una.
Non imputabile come negatività li fatto di saltellare tra i racconti dei vari protagonisti, visto che la cosa è voluta. Se si pensa poi che sono diverse persone a narrare diverse storie, si potrebbe fare la critica inversa: ma parlano tutti uguale?^^
Comunque questa è una critica superabile, alcuni racconti sono più buoni di altri, certo, ma nel complesso c'è una sorta di omogenità di fondo che male non fa e poi alla fine si capisce che era una scelta voluta. Quindi bene.
Critica un pò più fondata invece, sul finale, che è indubbiamente chiarificatore, perchè si tirano tutte le fila dei vari discorsi, ma dà anche l'impressione di voler mettere troppa carne al fuoco. Io ho avuto la sensazione di essere quasi sopraffatto. Non parlo di climax, che quello era ben raggiunto, bensì di una sorta di caos, di troppo in troppe poche pagine.
Comunque, senza fare tanto il cagacazzi, alla fine questo è un buon libro, indubbiamente un buon libro, e qualche immagine mi è rimasta conficcata nella memoria.
Ah, ultima precisazione.
In quest'edizione non lo trovate più, googlatelo in altre edizioni che dovreste trovarlo.
Per quanto mi riguarda prima o poi credo che leggerlo sicuramente qualcos'altro di Arona. E' uno bravo.

Trovate altre recensioni qui e qui. E in un sacco di altri posti. cercateveli:)

3 commenti:

  1. A me garba parecchio. Ma davvero parecchio.
    Il primo 'neo' (che siano tanti racconti) lo trovo un pregio.
    Sul fatto che parlino forse un po' tutti uguali ti devo (ahimé) dar ragione. ;-)

    Ma una gran lettura.
    In Italia sul genere difficilmente ho letto di meglio.

    Ian

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  2. Eh lo so lo so che ti piaceva
    comunque si
    ne sono rimasto soddisfatto
    e mi è piaciuto anche quello dopo a più mani, strettamente collegato a questo. anche se lì c'era più frammentarietà. ma sarà sul prox post
    ciao
    r.

    a proposito
    cenetta a grado quando ci vediamo?

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  3. L'ospite è sempre Sacro quindi se desideri cenetta, cenetta sarà (devo incastrarla che a Pasqua già mangio come un porco). Comincia a dirmi che cosa volevi mangiare che intanto penso al posto.

    Ian

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