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Nero dentro di Giancarlo Ferraris**

Fare il recensore a volte è difficile. Ecco perché cerco di non farlo e parlo alla cazzo di cane. Il fatto è che, come ben tutti sapete, su questo blog capitano sempre gli autori a commentare il commento al proprio libro. (ricordo ancora i sagaci commenti di Poe e gli aspri insulti di Stoker, quando mi divertii col suo libercolo). Quando però si tratta di autori emergenti bisogna fare attenzione, perchè io, se pubblicherebbi un libro e uno ne parla così così, come minimo gli mando quattro doberman a fargli la cacca sui geranei.
Spero che il buon Giancarlo Ferraris, autore di questi brevi 15racconti horror, non me ne voglia (comunque io non ho geranei e i miei cani sono molto più grossi dei doberman) se dico che i suoi raccontini sono così così.
O meglio, ci sono alcune ingenuità che tutti noi, popolo di scrittori esordienti, facevamo agli inizi che, pian piano, si correggono. Ingenuità, dovute soprattutto al fatto di essere troppo debitori a questo o quel film, o a questo o quel libro. Insomma, io se rileggo i miei vecchi racconti dove le "urla lancinanti" "svonvolgevano menti in preda alla follia" mentre "la polizia brancolava nel buio" beh, insomma, mi sparerei sulle infradito. Quindi dai, siccome ho fatto la rece seria, invece di scrivere le mie solite cazzate vi copincollo quella, così per una volta la smettete di pensare che questo è il blogghe di un cazzaro, bensì quelli di un cazzaro millantatore. :)

Avere in mano un librettino di un autore emergente pubblicato con un piccola casa editrice prelude quasi sempre a un conflitto. Da un lato l’animo, di fronte all’impegno e alla dedizione di chi ha contribuito al progetto, non può che essere tollerante, dall’altro l’occhio del lettore non può chiudersi, o a volte irritarsi, di fronte a qualche svista o qualche ingenuità di troppo.
Anche in questo caso, il conflitto è divampato.
Nero dentro”, la raccolta di racconti brevi di Giancarlo Ferraris, è appunto uno di questi lavori. Da un lato lascia intuire un accurato lavoro di rilettura e correzione, volto a togliere ogni possibile refuso o errore di battitura, dall’altro sprofonda in alcune ingenuità piuttosto tipiche dei lavori di un emergente, come una sagra di “d” eufoniche in eccesso e diverse espressioni che non hanno una propria voce, ma quella dei troppo stereotipati e televisivi modi di dire (resta in mente soprattutto un non ironico “La polizia brancola nel buio” che atterrisce ben più del serial killer di cui si narra le gesta.

Ingenuità, quindi, che portano a immaginare un autore giovane e poco smaliziato, e in qualche modo lo giustificano, ma che non fanno altrettanto con la Prospettivaeditrice che forse, a fronte di un’esperienza quasi decennali e dei numerosi e interessanti progetti che propone, qualche consiglio in più in fase di editing poteva elargirlo.
Ci si riferisce soprattutto, aldilà degli aspetti visivi e grafici, che sono sobri e gradevoli, al contenuto dei racconti, che presta spesso il fianco alla banalità e alla dipendenza dai lavori classici dell’horror (il Dracula stokeriano, Poe, le pellicole licantropiche…).
Per fare qualche esempio, in un racconto che si intitola “Una donna chiamata M” sarebbe bene che M stesse per qualunque cosa, eccetto che per “Morte”, soprattutto se poi si va a disegnare la classica figura affascinante, femminile e misteriosa della mietitrice. Lo stesso dicasi di brani come “Plenilunio e Carnevale” o “Un taxi nella notte” che dicono già troppo delle 3-4 pagine che seguono.
Altre “cadute” purtroppo, penalizzano anche dei racconti che potevano essere meglio gestiti con una maggiore attenzione ai toni e alla verosimiglianza dei fatti. Così, come poteva essere interessante lo spirito guardiano del cimitero che mostra la verità della gente sepolta su un ectoplasmico schermo proiettato sulla lapide, esso diventa esilarante quando mostra, per esempio, un avvocato “corrompere i giudici di una corte, falsificare documenti legali, trafficare in droga, vendere armi ai paesi poveri sempre in guerra tra loro, tradire la propria moglie, picchiare i propri figli”. Frasi forse riuscite se vi fosse stato un tono sarcastico, ma non in un racconto horror.
Venendo a una descrizione generale dei 15 racconti, va sottolineato il piacevole intento di cercare di coprire i principali archetipi del genere (il vampiro, il licantropo, lo spettro, il ritornante, la morte, la casa stregata, il doppelgänger, ecc.), che però rimane a metà del guado, non riuscendo a fornire una versione personale o originale dei fatti, che fin dalle prime righe appaiono diretti verso una inevitabile citazione dei classici.
Il giudizio finale, quindi, non può che mediare tra il palese impegno e le buone intenzioni e, a tratti, irritanti e ingenue banalità, da perdonare un po’ a un autore alle prime armi, e un po’ meno alla casa editrice, verso la quale però, è d’obbligo una visita al sito, piuttosto ricco di progetti e buone idee.

6 commenti:

  1. oppoverettodiunesordiente...
    dopo aver letto questa, una cosa mi è certa
    il mio non te lo farò mai e poi mai recensire :)))
    prima mi compro qualche dobermann :))))
    un saluto!
    banshee

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  2. ma io il tuo lo recensirò lo stesso
    :)
    e ormai è già troppo tardi, sono dove trovarlo. :)

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  3. Oh mon Dieu!!!
    Se "pubblicherei" un libro??!!!
    Gelo!!

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  4. quando lho scrivuto ho pensato:
    devo metterlo in corsivo o tra virgolette? ma figurati, di certo non ci sarà qualcuno che non capisce l'ironia. Mi sbagliavo :)

    non ti preoccupasti
    non lo rifarebbi più.

    :D:D:D

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  5. Io il libro in questione non l'ho letto, ma immagino bene i piccoli errori di cui parli.
    Vorrei puntare l'attenzione più che altro sulle piccole case editrici, che non sull'autore.
    Una casa editrice, seppur minuscola, dovrebbe garantire almeno un po' di revisione per quel che riguarda refusi e imprecisioni.
    Una casa editrice "seria" proporrà anche modifiche alla trama e ai contenuti, ma questa è un'altra storia.
    Ora, se io mi affido a un editore e questo non mi garantisce nemmeno un editing professionale, tanto vale che pubblico il mio materiale su eBook (tra l'altro magari avrà anche una diffusione maggione) o su Lulu.

    Onore comunque agli emergenti che si danno da fare: bisognerebbe però aiutarli/aiutarci a passare dal provincialismo amatoriale alla professionalità.

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  6. eh lo sappiamo
    ma i consigli sono sempre i soliti
    leggereleggereleggere
    scriverescriverescrivere
    confrontarsiconfrontarsi
    e ricominciare
    :)

    ciao cittadino :)

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