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Inferno 17 di D. Cassia***

Immagino che non avete presente la mia pessima natura e il mio pessimo carattere, giusto? No, immagino di no. Sappiate solo che se vi capita di essere l'autore di un libro che viene venduto su un banchetto di fronte a voi, e se magari ho anche bevuto un po' e ho la malaugurata idea di comprarvelo, beh, ecco, potrebbe accadere una dialogo simile:
[Me-50decibel]: Sì, ok, io ti compro il libro, ma ora tu, oltre allo sconto, mi devi far la dedica.
[Autore]: beh... certo... ma...
[Me-70decibel]: Ma cosa?! Chi ti credi di essere? Non crederai mica di non farmi la dedica, in sta mer-aviglia di libro!
[Autore]: Ma certo, è che non ho una penna
[Me-90decibel]: Come cazzo sarebbe che non hai una penna!!! Che scrittore del cazzo sei! Vai immediatamente a cercare una penna in questo locale di mer-itevoli ubriaconi!!!
[Autore]: Hai ragione, certo.. (allontanandosi)
[Me-110decibel]: E non tornare finché non mi porti questo cazzo di libro con una dedica!

Ecco, non che sia andata proprio così, perché meraviglioso e meritevole non l'ho detto, ma più o meno credo di essere stato a questi livelli.
Qualche divanetto e qualche bicchiere più in là, ecco che il santo autore, ovvero Davide Cassia, mi raggiunge e bussa alla mia spalla. Non so come e chi abbia ucciso per trovare una penna, fatto sta che mi porge il suo libro. Con la dedica ovviamente. :)
Tutto ciò accadeva il xii luglio, un mese dopo, non contento di quel che gli avevo fatto, gli ho pure letto il libro, al buon Davide (ah, se volete parole più serie delle mie, qui trovate pure un'intervista, e qui il trailer del libro).
Comunque, abbandonando le facezie ai faceti, c'è da dire che dovrei farmi qualche scrupolo, a parlare di un libro di qualcuno che, in via diretta o indiretta, conosco,. Ma siccome di solito parlo male di tutto, di scrupoli non me ne faccio.
Una considerazione tanto per cominciare: Sono passati quasi due mesi da quando l'ho letto, e vi dirò, il libro me lo ricordo, e questo è già un punto a favore.
Ero arrivato a un certo punto, tipo a due terzi, in cui avevo trovato qualche passaggio da storcerci il naso. Ricordo ancora il protagonista che ordinava "una pinta di birra" alla cameriera e a me girano ancora le eliche (siamo in italia, eh) perché la trovato una cosa assolutamento poco realistica. (anche se pochi giorni fa ho trovato uno che ordinava pinte, e non era inglese, ma credo fosse uno in vena di scherzi).
Poi però, con un finale bene gestito e, in ogni caso, inaspettato. L'azione che ha travolto i personaggi ha dato un colpo di spugna ai miei dubbi da pignainculo.
Quali dubbi?
Beh, diciamo soprattutto uno. Questo è un libro ambientato in Italia, con molti dei personaggi secondari di caratteristiche e comportamenti prettamente "nostrani", ecco perchè ho mal digerito, non fatemene una colpa, la scelta di dipingere uno dei due principali protagonisti, come un personaggio-clichè: vale a dire il poliziotto-rude-fumatoreincallito-impermeabilelercio-segugioinfallibile-miglioredituttoilcorpodipolizia-ecc ecc. Anche perché, così facendo, si cade inevitabilmente in qualche americanata che non ha molto ragion d'essere, nelle nostre lande.
Quando ad esempio il buon Jonathan Greco si mette a fumare sulla scena del crimine, per dirla alla CSI, e poi butta la cicca a terra, con noncuranza, mi sono comparsi 2 pensieri?
- Ma è scemo? Tanto figo che è e non sa che questa cosa non si fa?
- Beh, vabbè, effettivamente può succedere anche questo, però dai, non se questo è il più meglio poliziotto del quartierino.
Insomma, sono cose davvero veniali, nell'economia del libro, che non è certo basato sull'impianto indagatorio che smaschererà il misterioso serial killer, però avrei preferito una scelta diversa.
Tanto per dire, molto migliore la caratterizzazione dell'altro protagonista: Paolo. Un infermiere normale, con un lavoro normale, un matrimonio normale che probabilmente si mette le dita nel naso al semaforo e guarda le tette di tutte come tutti.
Al di là di queste mie considerazioni, che sono parecchio personali, perché so già che c'è chi, se non riconosce nei personaggi i famosi stereotipi holliwoodiani, pensa che il libro non vale una cippa (persone da gambizzare, detto fra noi), ecco che la gestione della trama e del climax complessivo è piuttosto ben riuscita.
Ve ne parlo in breve prima di chiudere che così ve ne fate un'idea.
Si seguono due storie parallele. Una di Paolo, normalissimo protagonista che, in cerca di lavoro, si vede pagato profumatamente per fare l'infermiere a un misterioso paziente in stato semicomatoso ricoverato in una clinica privata (all'int(f)erno 17, per l'appunto). Qui si svolge una vicenda, che vede l'accadere di fenomeni sempre più strani, con il paziente che, devastato nel fisico, mostra misteriosi e improvvisi momenti di lucidità, abbinati a delle cose strane che accadono nel reparto.
L'altra storia è quella di Jonathan Greco, il detective che segue le tracce di un efferato e sfuggente serial killer, che prosegue un piano dalla pericolose ed esoteriche finalità, legato al nome di un demone che, se ingrandite bene l'immagine di copertina, scoprirete. :)
Ovviamennte le due storie si legheranno, ma in modo del tutto imprevedibile, e da quel punto in poi, beh, il libro viene centrifugato nell'azione e si fa leggere tutto d'un fiato, cosa che è il secondo grosso pregio.
Bene
basta.
Ho parlato tantissimo.
E magari non si è capito nemmeno se mi è piaciuto o meno, questo libro del Cassia :). Si, mi è piaciuto, non un libro da sette, ma da sette meno sì.
Alla prossima puntata!

Vi lascio qualche dato copincollato. trovate tutto, tra l'altro, sul sito dell'autore:
Titolo: Inferno 17
Autore: Davide Cassia
Editore: Edizioni XII
Anno di pubblicazione: 2007
ISBN: 978-88-95733-081
Pagine: 266
Prezzo: € 11,90

2 commenti:

  1. Grazie, Gelo!
    Soprattutto per la sincerità e per le critiche costruttive.
    Spero tu l'abbia letto da sobrio :P!

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  2. Non leggo mai da sobrio.
    Smetterei.
    ;)

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