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Tarantola di T. Jonquet***

Allora. Tenuto conto che tra i postumi dell'estate c'è la colonnina di libri che segna il mio livello culturale guidato dalla memoria a breve-medio termine; e tenuto conto che tale colonnina, attualmente, è piuttosto alta (copre videoregistratore e metà della tv) stavo pensando a un criterio diverso da quello cronologico per infarcire di cazzate letterarie il blogghe.
Ebbene, cari lettori, vi farà piacere sapere che (oggi) nella scelta del criterio ho pensato a voi.
Se volete sapere perché leggete le prossime righe, sennò saltate subito più avanti.
Dicevo, secondo un criterio di efficienza, dovrei parlarvi dei libri più vecchi, ovvero del libro di luttazzi, della notte del drive-in 3 oppure di quello di Davide Cassia. Siccome ormai li ho letti quasi un mese fa, c'è il rischio che cominci seriamente a dimenticarmeli. :)
Seguendo un criterio di egoismo personale invece, dovrei parlarvi dei due Abarat di Barker, perchè: 1) non sono miei e li devo restituire e non mi piace tenermi a lungo le cose non mie, 2) sono grossi e occupano un sacco di spazio sul mobiletto.
Seguendo ancora, un criterio di paraculaggine e marchettarismo, da buon twelve people dovrei parlarvi dell'Altalena o del già menzionato libro del Cassia.
Ebbene, niente di tutto ciò. Seguirò un criterio informativo pro-lettore e vi parlerò di un libro che credo sia sugli scaffali in queste ultime settimane e che, probabilmente, noterete quando sarà uscito il film.

Il libro in questione è Tarantola, un noir di Thierry Jonquet, uno tra i più importanti esponenti del noir francese (dice la quarta di copertina) anche se a me pare sia uno pseudo sconosciuto, per quanto riguarda le traduzioni italiane.
Perché parlare di questa nuova uscita eiunaudiana? O meglio ancora, perchè mai la nostra amica degli stile libero ha deciso di tradurre e pubblicare adesso questo piccolo noir datato 1984?
Ma è logico! Perché il nuovo film di Almodòvar (La piel que habito), con Cruz e Banderas, parlerà proprio di questo libro!
Vi dirò, non è un cattivo libro, ma non è nemmeno un capolavoro. E' un noir discreto, con un discreto colpo di scena che lega i fili dei tre principali personaggi, ma che, per chi ha letto quel gran libro che è Invisible monster di Palahniuk, ha ben poco da dire. Lasciamo perdere i discorsi stilistici, che vede due opere non paragonabili, sono proprio i contenuti che sono simili. La sessualità, l'apparire e la vendetta sono gli ingredienti che si mescolano in entrambi i romanzi, ma qui, seppur si raggiunga un equilibrio, si lascia al lettore la sensazione di alcuni aspetti che potevano essere sviluppati meglio.
Attenzione, non è una critica vera e propria, perché alla base bisognerebbe partire da cosa chiedete a questo libro (che va appena oltre, per lunghezza, il racconto lungo). Se volete un noir rapido, leggero, abbastanza crudo e che vi intrattenga, ok, obiettivo raggiunto. E' un tipico libro da una giornata al mare. Si inizia la mattina e si finisce la sera, con bagno, pranzo e scrutatura culi passanti compresi. Se però andate cercando qualcosa di più profondo, qualcosa che vi resti addosso, beh, allora credo dovreste aspettare un pò, NON leggere questo libro, e andare direttamente al cinema a guardare il film di Almodovar.
Credo sarà uno di quei casi in cui il film supera il libro, se il pedro e la penelope lavorano come sanno.

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