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L'elenco telefonico di Atlantide di T. Avoledo***

Questo è uno degli ultimi libri che mi avanzano sullo scaffale dei libri letti di recente, e vi dirò anche che sono un paio di settimane che non riesco più a leggere.
Vabbè, non ve ne frega una sega, lo so, ma lo volevo dire lo stesso.
A ogni modo, questo elenco telefonico di Atlantide era accreditato di parecchie aspettative. Ci sono recensioni fighissime, in giro per il web, (ma anche stroncature devastanti) e il fatto stesso che il gigante Golia-Einaudi abbia deciso di ristampare quest'opera prima dell'autore friulano, in precedenza pubblicata dalla piccola davide-Sironi editore, la dice lunga sulla quotazione attesa dell'opera.
Cercando di essere brevi:
è un brutto libro?
No.
Mi ha soddisfatto?
No.
Vediamo il perché di entrambe le cose, non sia mai vi venga voglia di leggerlo.

Andiamo per punti:
  1. Questa, nella produzione ormai abbastanza ampia di Tullio Avoledo è un'opera prima, non dimentichiamolo. E come opera prima ha tutto il diritto di essere acerba. E lo è. Lo si vede soprattutto nel finale e nel non riuscire a gestire in modo ottimale una trama che a un certo punto pare "sfuggire di mano". Incroci che sì, a rileggere magari anche si incastrano. Ma il lettore medio merita di non dover rileggere, e qui, nel finale, c'è qualcosa che non va, che ti costringe a cercare di chiarirlo rileggendo, e questo non è bene. Però ripeto, questo è il più grosso difetto del libro, è quello che probabilmente lo farà odiare ai lettori superficiali, a quelli che hanno bisogno di un disegno per capire la trama di un libro, ma è un difetto perdonabile.
  2. Avoledo ha classe e stile. Su questo non ho dubbi. C'è una prima parte di libro che si può tranquillamente giudicare troppo lunga. L'autore, nel dare la presentazione dei personaggi e dello scenario in cui si svolgeranno i fatti si lascia andare a qualcosa di troppo. Non parlo di scrittura, parlo di troppe pagine dove non succede ancora abbastanza per reggere appieno la lettura di chi cerca l'intrattenimento. A me queste pagine non sono pesate, anzi, credo il libro dia il meglio di sè nei primi 2/3, ma posso capire chi si trova impantanato nella lettura. Comunque, pantano o meno, Avoledo scrive in modo così asciutto e scorrevole che non può che essere che applaudito. Quel suo modo di raccontare il condominio e le vicende bancarie e familiari del protagonista è davvero ottimo. Niente da dire.
  3. Altro pregio-difetto del libro è che, si intuisce abbastanza, il personaggio principale del libro, quel Giulio Rovedo attorno al quale ruota tutta la storia, è palesemente un simil alter ego dell'autore, con il pregio di essere veramente un personaggio disegnato a tutto tondo e molto sentito, ma con il difetto di veder andare le descrizioni degli altri personaggi verso lo stereotipo man mano che ci si allontana da lui. Insomma, si racconta bene ciò che si conosce bene, non è certo una novità.
  4. Il giudizio finale resta più che discreto. L'elenco telefonico di Atlantide si propone di essere un libro di intrattenimento e lo è. Non si discute. Purtroppo non ha la stoffa di essere completamente soddisfacente per quella difficoltà (o volontà) nel far quadrare tutto.
  5. La sensazione che Avoledo lascia, con questo libro, è quella di avere di fronte un potenziale grande autore della letteratura d'intrattenimento italiana. Ha le carte in regola per scrivere dei romanzoni e si vede. Certo, forse questo sarà il suo libro più famoso, ma sono quasi sicuro che in altri lavori ha fatto di meglio. E io li leggerò.
Bene. Basta così. Il libro merita, non sarà un capolavoro, ma merita. Ma se si può storcere il naso sulla trama e su alcune ingenuità, sulla scrittura è ampiamente promosso.

Buon week end carissimi!

5 commenti:

  1. Non riesci a leggere da due settimane... praticamente da quando hai scaricato l'ebook dei gatti. Forse è una sorta di auto-difesa istintiva? ^^

    Ciao!

    Simone

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  2. studierò seriamente la questione
    oggi meggo il tuo ebook nel cestino e vedo se la lettura riprende...

    hai le ore contante, medico dei miei stivali!
    :)

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  3. Quando l'ho letto, tempo fa, mi ha dato l'impressione di un'occasione mancata. Un'occasione di scrivere una storia eccellente al posto di una buona. Poi dividerei in due il libro: nella prima avvincente, nella seconda cambia cifra e si avventura in un clima inverosimile. Isnt'it?

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  4. già, un'occasione mancata è proprio una buona definizione. Sono curioso di leggere i suoi lavori successivi
    non possono che essere migliori

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  5. A me piacque molto.
    Per molti versi rimane l'opera migliore di Avoledo. I romanzi successivi (a volte) a volte tradiscono un po'.
    Ti consiglio ASSOLUTAMENTE "I tre giorni all'inferno di Enrico Bonetti", scritto da Valter Binaghi, gemello di penna di Avoledo.

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