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Quel che resta del giorno di K. Ishiguro****

Ho deciso di riprendere il blog dal mio libro del primo dell'anno, ed checchè ne diciate voi, è tutt'altro che un libro del Kazuo.
Ebbene sì, ho avuto culo, perché questo primo gennaio, nonostante in riva allo mare non sia riuscito a leggere che una decina di pagine causa pioggia, ho scelto dalla pila delle cose da leggere qualcosa di più che un bel libro.
Ma è quello del film? Mi chiedi tu laggiù col capelli a spuzzola.
Ma quello lì in copertina è Hannibal Lecter? chiedi ancora.
Ok, ragazzo, sì a tutte e due le domande, ma ora smettila di dire cretineria ed esci dal blog o vai a nasconderti dietro l'avatar.
Dicevo
Un bellissimo libro.
Avete presente la delicatezza e la sensibilità di alcuni scrittori giapponesi?
No, smettetela di pensare alla Banana, pensate piuttosto a Murakami, per dire.
Ecco, prendete quel tatto, quel pesare le parole fino al grammo, e vestitele british. Più british... Ancora un po'... ecco, così. Sistematevi il panciotto... Ecco. Perfetto. Ordinate, pacate, e con un sorriso appena accennato, le parole di Ishiguro sono davvero qualcosa di delicato. Toccante, per dirla in modo figo.
Due paroline sulla trama vanno dette, anche perché è uno di quei libri che di trama ha due righe, e il tutto è giocato su quel che pensa qualcuno durante le due righe di trama.
Questo qualcuno è un maggiordomo. Uno di quelli vecchio stile, delle vecchie Grandi Famiglie Inglesi dove si decideva il destino dell'Europa tra un sigaro e l'altro. Stevens è uno di questi personaggi. Stevens è Il Personaggio.
E' lui che narra, anzi, scrive. Tiene un diario di un viaggio in automobile che gli prenderà circa una settimana e che, diciamo, è una vacanza premio datagli dal suo nuovo datore di lavoro, americano. Il viaggio è un modo per analizzare, attraverso i suoi lunghi e dettagliati flashback, la sua vita e il suo rapporto con miss Kenton, la governante che ha lasciato la casa per sposarsi anni prima e verso cui, ovviamente, il buon Stevens prova qualcosa di più che un affettuoso ricordo, anche se tutto questo è sotto gli occhi del lettore soltanto.
Questa è la trama. Niente di che, vero?
In questa trama Ishiguro riesce a ficcarci almeno tre livelli di lettura, ma in realtà sono di più.
E sono deliziosi.
Il primo passa dal sorriso all'avvilenza e riguarda l'avvicendarsi della voglia di apparire americana (per altro sincera) sull'old style inglese. Momenti splendidi sono regalati, a questo proposito, dai tentativi studiati a tavolino di Stevens di essere simpatico e di fare battute. Ne esce un umorismo che definire "all'inglese" è a dir poco riduttivo.
Altro aspetto è quello storico sociale. Attraverso le vicende di Lord Darlington si vede qualcosa di più che la semplice decadenza di una casata. Si vede l'Europa della prima metà del '900, che prende prima coscienza degli errori post-bellici e poi si lascia ingannare dalle paturnie naziste. C'è una parte centrale del libro, praticamente perfetta, in cui l'intersezione tra eventi storici ed eventi personali è totale.
L'aspetto di lettura più superficiale, ma non banale, è l'introspezione di Stevens, questo maggiordomo che si racconta, dapprima in modo cieco, lasciandoci vedere quel che lui non percepisce nemmeno lontanamente. Ma in fondo questo aspetto è quello più "pop" del libro, ed è inutile soffermarsi, visto che è praticamente racchiuso nel titolo.
Ok
Parlato anche troppo. Libro davvero consigliato. Tra le curiosità vi posso dire che Ishiguro scrive in inglese. Ah, sì, magari il film l'avete già visto, ma se non è così, beh, leggetevi il libro. La profondità dei due personaggi centrali dell'opera vi farà pensare che per quanto Hopkins e la Thompson possano essere bravi, quelle emozioni proprio non sapranno trasmettervele.

10 commenti:

  1. L'autore di cuesto blog è un puzzone, e mi stà sulle pale!

    Ha ah, ai avuto quelo che meritavi, ben ti sta'!!!!! Ah ah haha!ah.

    ANONIMO CHE NON CONOSCI

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  2. beh, se ho avuto quello che mi meritavo non può essermi andata che di lusso
    caro anonimo caduto dal sole
    :)

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  3. addirittua 3 livelli di lettura!?!

    cavolus

    e io che credevo che scrittura e lettura fossero puro intrattenimento...

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  4. no no, che cazzo dici tu ValleChiria
    non stiamo mica parlando di Stefano Re!
    :)

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  5. Delicatezza e sensibilità in Murakami - ahimé - proprio non ne ho viste. E' un autore che proprio detesto.

    Ian

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  6. finalmente qualcosa su cui divergiamo totalmente :)

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  7. Be', ma divergiamo spesso, dai. ;-)
    Vedi Tarantino, Palaciucco, Silente (che tu ami e io detesto...) e potrei andare avanti...

    Ian

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  8. e no porca trottola, questo non me lo puoi dire
    io silente non lo reggo!
    e poi che c'entra tarantino che io non vado al cinema e che non è nemmeno un bell'uomo?

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  9. Non so, mi ricordavo tipiacessero le sue porcate, magari ti confondo con Silente (ok, questa è un'offesa bella e buona...)

    Ian

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  10. non so se potrò più essere tuo amico dopo ciò che hai detto...
    non so nemmeno se considerarti ancora un essere senziente!
    :D

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