Etichette: , , ,

"La Signora dalla Maschera d'Oro" di Giovanni Buzi***

Fuori il Carnevale impazza, ma stasera sono qui, ascolto Roberto Angelini, che è de Roma, e mi bevo la mia crema al whisky, che non mi piace poi tanto, perché dopo un po' stufa, ma sono mesi che la vedo nel frigo e temevo si incazzasse perché ultimamente le preferisco sempre il the caldo.
Così stasera la finisco, e che la smetta di guardarmi con quella faccia da superalcolico di serie B.
Mi sono preso la sera per fare questo post, anche se spero di metterci molto meno. Ci metterò di più a scrivere la rece ufficiale, ma quella la scriverò domani, mentre qui, che è casa mia, posso anche scrivervi da brillo.
Da dove cominciamo...
Da un paio di considerazioni.
Parlare di un libro di un "amico di web", o comunque di una persona che conosci è difficile. Corri il rischio di dire che il libro è meraviglioso, anche quando non lo è. del tutto. E questa non è una bella cosa. Ancora più difficile però, è quando c'è qualcosa che non ti piace, del libro in questione, perché in questo caso i rischi sono almeno un paio.
Il primo è di trovare una fredda condiscendenza (si dice "condiscendenza"? e che cosa significa?), cioè, intendo un atteggiamento del tipo "beh, si, beh... in effetti, ok, però, grazie, figurati, hai ragione...." e via di questo passo, quando il vero pensiero è più o meno del tipo "stronzo inutile che non sei altro come ti permetti di criticare la mia sublime opera d'arte non ti rivolgerò mai più la parola se non per insultarti".
Il secondo rischio è invece quello che l'autore in questione elimini direttamente l'atteggiamento iniziale e si esprima direttamente con la frase che inizia per "stronzo..."
Per fortuna c'è un'altra cosa che mi porta a parlare di questo libro a cuor leggero. Giovanni Buzi, il mio "amico di web" in questione è uno che stimo, per le cose che ho letto e conosciuto delle sue opere (scritte come questa e questa e non scritte, come quelle che trovate sul suo sito personale) e per una apertura mentale che ho sempre apprezzato. Aggiungiamoci anche che è un pittore, che gli piace il sesso, gli haiku e le cose belle in generale e siamo a cavallo. Comunque dicevo che lo stimo, e solitamente le persone che stimo sono le uniche che prendono quello che dico in modo costruttivo e sanno che anche io le ho pensate in modo costruttivo.
Bene, detto tutto ciò vi posso finalmente parlare di questo nuovo lavoro di Giò: La Signora dalla Maschera d'Oro, targato Edizioni Il Foglio, con prefazione di Vincenzo Spasaro.
Tanto per cominciare vi dico subito che il libro è gradevole, e si legge rapido e veloce e il "mestiere" di Giovanni si vede subito, soprattutto nella seconda parte del romanzo. Aggiungo anche che siamo di fronte a un bel libro dal punto di vista estetico (si, ok, lo sapete già che gradisco le copertine nere, ma mi piace anche la grafica e l'impaginazione ariosa).
Per sottolineare poi alcune belle trovate, vi dico subito che è molto gradevole l'ambientazione nostrana, l'introduzione di sprazzi dialettali nei dialoghi, l'utilizzo dei mezzi di comunicazione attuali (leggi internet e cellulare) perfettamente integrati nella vicenda.
Ottima infine, la soluzione data al mistero che dà il titolo al libro (quasi durremattiana, oserei dire)
Però ci sono un paio di però, che mi fanno, a mente fresca, pensare a un passo indietro per questo libro, rispetto ad altri frangenti letterari buziani.
Una è la sensazione di eccessiva fretta in certi frangenti. Giovanni si dilunga nel descrivere le azioni di alcuni personaggi, o di alcuni eventi che "stanno per accadere", creando una sorta di suspense che, (immagino per scelta) decide poi di non rispettare, volgendo la vicenda in altre direzioni o saltando la descrizione dell'evento. Certo, forse sono io personalmente che non ho vissuto bene questa scelta, e che quindi avrei preferito "me la raccontasse tutta" la vicenda, senza lasciare delle ramificazioni che, benché non rilevanti per lo svolgimento centrale dei fatti, da lettore curioso avrei voluto conoscere.
L'altro appunto che muovo a Giovanni, ma questo è più personale, è quello di aver perduto, in certe frasi, e in un capitolo quasi completamente, il proprio stile, per una direzione che volge verso uno stile impersonale. Vi faccio un esempio, se Giò non si arrabbia, "il viso era irriconoscibile: gli occhi iniettati di sangue, [...] dilatò le narici e aprendo la bocca in una smorfia di dolore, lanciò un urlo bestiale". Cioè, capitemi, va tutto bene, il fatto è che Buzi mi ha abituato bene, e sentire da lui accostamenti come "occhi iniettati..." o "urlo bestiale" mi lascia perplesso. E' il destino di quelli bravi, che devono diventare sempre più bravi. :)
Ultimo appunto che posso muovere, poi, è il numero di refusi o errori di battitura, che in una zona del libro sono troppi. Niente di grave o penalizzante, certo, solo che si potevano evitare. ;)
E veniamo al libro e chiudiamo questa non-recensione.
La vicenda vede alcuni giovanotti (un po' universitari e un po' minorenni) alle prese con una Signora dalla Maschera d'Oro che opera nel Viterbese circuendo via chat aitani maschietti molto in forma, che però finiranno... nella cronaca nera.
Dentro questa vicenda, quindi, troverà spazio l'elemento giallo e quello noir, il soprannaturale, l'horror e, soprattutto, l'aspetto erotico; il tutto ben diluito nei boschi vicini al lago di Vico.
(E forse, in tutto questo amalgama di generi, si potrebbe anche trovare un'arma a doppio taglio, tant'è che si è costretti a una parte finale molto descrittiva, che seppur messa in bocca a Google, appare rallentare il libro nel momento in cui si vorrebbe arrivare alla fine al più presto)
Bene.
Sono stanco e ho scritto troppo, forse dicendo poco. Ma non era tanto una recensione, quanto una chiacchierata a Giò, per dirgli che ora che si è creato un fan, non può dargli di meno, e quindi io lo aspetto al varco, con il prossimo :)

Nessun commento:

Posta un commento