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"Blaze" di S. King***

Il mio ritorno al Re non è cominciato con Mucchio d'ossa, che seppure un po' mattonzio non era un brutto romanzo, bensì con questo Blaze, targato Bachman e che io non ho pagato cifre gastronomiche, come ha fatto midian con The Dome.
Inutile perdere tempo a raccontarvi che è un libro scritto ai tempi di blablabla e che i proventi sono stati destinati blablabla e che quindi invece di essere prolisso come blablabla è molto più tipo come blabbablabba.
(Anzi, potrei tutt'al più farvi notare che la parola blabbablabba è così bella che a darcelo di nome a un personaggio ci potreste scrivere un romanzo comico-grottesco)
Comunque tutte queste cose, se non le sapete, le trovate persino su weak-ipedia e quindi se vi interessano le leggete qui.

Piuttosto che di queste cose, per dire, potreste necessitare del significato di to blaze, che vuol dire brillare/luccicare, oppure vi piacerebbe sapere che i Blaze sono sia questi, sia questi, sia un gruppo musicale italiano di cui non riuscite a trovare una pagina in rete nemmeno se scavate in google col piccone.
Comunque immaginovi interessare sapere anche qualcosa di questo libro di King scritto negli anni '70 ma pubblicato nel 2007, giusto?

Vi dico subito che l'ho letto con piacere e che lo reputo un lavoro riuscito. Non faccio paragoni ridicoli con questo o quel vecchio king, che io avevo un'altra età, molte meno letture sulle spalle e un diverso senso della meraviglia e della passione. Posso giusto prendervelo per quello che è: una storia scorrevole, rapida, che stacca due emarginati e li mette sul palcoscenico. I due emarginati sono Blaze, il protagonista vivo del romanzo, e George, il protagonista morto. Un piccolo prestito soprannaturale (la voce del morto che parla nella testa del vivo) è la catena che stringe diversi livelli temporali, raccontando, attraverso una serie di flashback, il passato di Blaze, soprattutto, che di luminoso non ha proprio nulla, ma di sfortunato sì. E se forse può sembrare sul ciglio del burrone dello stereotipo usare come protagonista un bambino picchiato dal padre ubriacone che rimane handicappato; va detto che King è bravo e ti mostra con cura e rapidità l'intera storia di Blaze. La trama la si può riassumere in dodici righe, come riga più riga meno si può fare per tutti i suoi scritti, e non è certo qui che si trova il bello del lavoro.

Il libro è qualcosa di semplice, a prima vista, ma a uno sguardo più attento si riesce a capire perché in molti commenti in rete e opinioni dei kinghiani, Blaze, alla fine, in media, piace.
Il protagonista è un omone forte, goffo e ritardato, il copro-tagonista agisce solo nel pensiero del primo e nelle voci che lui sente. E fin qui tutto normale. C'è poi il ribaltamento classico del cattivo che però in realtà è un gigante buono e tutti quindi tifiamo per lui, anche se rapisce un bambino, uccide una vecchiarda e ,colpito da un improvviso e tenero spirito di paternità, mette in atto quanto in suo potere per comportarsi da padre di questo bambino, anche se la police è alle sue calcagna. Insomma, potete anche immaginarvi come andrà a finire e figurarvi qualche scena del tipo "il gigante e il bambino" e non andrete molto lontano da quelle descritte qui.

Il bello allora qual è? E' che alla fine la gestione dei piani temporali, raccontando tutta la vicenda di Blaze, dalla sua infanzia in poi, attraverso i flashback, è riuscita perfettamente e la  lettura non rallenta mai e anzi, sono proprio i flashback, a volte a essere riusciti meglio. La tenerezza che il gigantone suscita non è mai smielata e in fin dei conti, se l'idea era di produrre un romanzo senza cattivi, si può anche dire che ci siamo.
La scrittura poi è di quelle ispirate a semplicità e rapidità. La voce narrante segue il punto di vista di Blaze e ne ricalca i ragionamenti semplici e lineari, accompagnando il lettore senza farlo faticare.
Insomma, non sarà niente di che, e non vi verrà mai in mente di pensare ai vecchi lavori, ma se voi confrontate l'idea che sottostà a questo romanzo con quelle, più complesse, di altri, arrivate alla conclusione che da quegli ingredienti King ha spremuto il massimo, e senza sbrodolare.
Altro piccolo modo di considerare blaze è un altro. Descrivendo il protagonista King è come se volesse avvalersi di uno specchio, che registra e riflette quello che ha intorno, e che non vediamo. (Basta pensare, per dirne un paio, agli orfanotrofi, o alla famiglia che si vede rapire il bambino)
Ah, alla fine del libro ci sono anche le prime pagine di quello successivo (Duma Key) che sono decisamente ottime, a livello qualitativo.

Bene, archiviamo anche questo libretto dalla rigida copertina (alla faccia della tascabilità) che adesso ho del sonno che mi nuota dentro.

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