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"Ritorno a Bassavilla" di D. Arona***

Parlarvi di questo libro è come togliermi un piccolo peso.
Perché?
Perché non posso dirvi che questo sia un libro brutto, certo che no. Però non riesco dirvi nemmeno che questo sia il bel libro che mi aspettavo, e se vedete le buone cose che dico di Danilo Arona in giro per questo blog capirete subito che, probabilmente, una parte del mio mancato entusiasmo sia dovuta alle mie aspettative.
Ma insomma, non mi ritengo colpevole, perché se uno crea attorno a sè delle aspettative vuol dire che se le merita :)

Ma veniamo al Ritorno a Bassavilla.
Premetto che non ho ancora letto le Cronache di Bassavilla (vi prego di nuovo di non buire, anche se poi voi buite lo stesso) e quindi sono nella situazione di chi legge il ritorno senza leggere l'andata, ma insomma, credo che non fosse necessario, per la struttura del libro.
Perché com'è, la struttura del libro?
Tanti piccoli raccontini/capitoletti (cronache, per l'appunto) dove il protagonista primario è Bassavilla (e i suoi dintorni), ovvero Alessandria, la città natale dell'autore. E' proprio nell'ambientazione nebbiosa della città di provincia che prendono corpo queste piccole storie. Piccole storie che due grossi pregi li hanno, a prescindere dal fatto che il libro non mi abbia entusiasmato.
Pregio numero 1: ti fa venire voglia di andare ad Alessandria. Prendere la macchina, impostare il navigatore, e farci un giro in giornata, fotografare qualche via, il ponte, il fiume e magari sperare che ci sia un poco di nebbia, magari anche solo quella che sale dall'acqua, verso sera. 
Pregio numero 2: ti fa prendere coscienza di come sia possibile vedere il fantastico dove spesso le nostre menti prive di fantasia lo setacciano, staccandolo dai nostri contorni con il pettine della razionalità. Ti fa pensare a quante Bassaville abbiamo intorno; alle case abbandonate che hai dietro l'angolo, alle curve dove vedi il fantasma di una vittima della strada, al vecchietto storpio che se ti saluta porta sfiga, e insomma, avete capito, a tutti quei piccoli misteri che abbiamo intorno e che non sappiamo d'avere. Ovviamente bisogna avere la voglia di vederla in questo modo.

Dipende molto dallo state of mind con cui cogliete una cronaca. Non dovete fare due generi di errori.
1) non dovete credere d'essere di fronte a una trasmissione penosa (da pene) tipo quelle di Ruggeri o Giacobbo, altrimenti siete fritti. Arona non vi svelerà nessun grande mistero da fuochi d'artificio scritto sotto pelle alla sua città. Lui vi racconta, rendendo interessante e lasciando intendere;
2) non dovete prenderli nemmeno come racconti veri e propri, perché la maggior parte non lo sono  e non lo vogliono essere (Anzi, forse questa natura la si concede pienamente solo alla prima ventina di pagine, che sono però anche tra le migliori).

E allora perché non sono riuscito a farmi coinvolgere?
Il fatto è c'era una disorganicità di fondo nelle cronache che alla fine non giova al lavoro successivo. Alternando un pezzo che è "frammento di romanzo" con una pagina di diario, con una cronaca nera e le sue suggestioni mi sono trovato, alla fine di alcuni capitoli, a pensare qualcosa del tipo: "Embé?" oppure "E allora?" Mi è sembrato quasi di trovarmi di fronte a quei dischi che le riviste musicali indicano "per i fans". Oppure quelle raccolte di B-sides che sono sì delle canzoni con una propria dignità, ma che sono state scritte in tempi e mood diversi per riuscire a costituire un buon  album.
E infatti, cosa che già mi ero prefissato, questo Ritorno a Bassavilla mi ha fatto ancora più voglia di leggere il suo antecedente.
Alcuni pezzi, poi, se da un lato sono piacevoli per un amante di Arona come autore e personaggio, dall'altro sono prescindibili a livello di cronaca, nel senso della Bassavilla fantastica che il libro vorrebbe mostrare. Per chi ha letto il libro, per dire, mi vengono in mente "la notte prima degli esami" o il ricordo aronesco di Danilo and friends che fanno gli indagatori (sgangherati) dell'incubo. Belli, divertenti, scritti bene... ma... sì insomma. Prescindibili.
Bene dai.
Magari sarei anche curioso di sapere il parere di altri che l'han letto, o che magari hanno letto anche il primo Bassavilla, e non solo questo. Ehi voi, là fuori, ditemi qualcosa. :)

4 commenti:

  1. Wahahah io l'ho finito ieri il libro, o l'altro ieri non mi ricordo. No mi pare ieri. Che buffo che l'hai commentato subito dopo. Beh almeno per una volta non posso darti la colpa di avermi convinta a leggere qualcosa.
    ^_^

    A me devo dire che è piaciuta di più la seconda parte del libro, e in particolare i capitoli:
    -Grano rosso sangue
    -Hangman's Curse
    -Psycho 5: the reality show
    -La casa dalle finestre che ridono (un genio quel prete)
    -Ghost (ma è quello romantico, beh mi doveva piacere per forzaaaa!)
    -A volte ritornano
    -Il Signore delle Mosche (questo mi ha fatto piegare in due dalle risate).

    Detto questo, a Bassavilla ci andrei solo accompagnata da un fidanzato/amico/parente mooolto robusto e protettivo.
    Però io ai fantasmi non ci credo, non ci posso fare niente.
    Non sono cosa mia, mi dispiace.

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  2. Anche a me ha dato lo stesso effetto spiazzante che hai avuto, ma soltanto all'inizio, dopo i primi capitoli, quando è partito con la prima cronaca e ha cambiato registro e stile. Ho avuto un attimo di spaesamento... pi però non i è successo più e il resto del libro l'ho fumato tutto di un fiato. E l'impostazione mi è piaciuta molto.

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  3. Concordo con te su una certa disorganizzazione di fondo e su alcuni capitoli trascurabili. Però mi è piaciuto assai. Sarà che sono piemontese e alcuni dei posti descritti li ho visti coi miei occhi.
    Nemmanco io ho letto le Cronache; e le voglio, sìsì.

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  4. Anche io ho avuto lo stesso strano sentimento di spaesamento iniziale. Anche io non ho ancora letto le cronache. Il libro in generale ma soprattutto la seconda parte mi è piaciuta molto. Grande Danilo! Che ci sia qualche legame mistico tra persone così lontane che involontariamente fammi le stesse azioni e sentono le stesse senzazioni? :)

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