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"Zeferina" di Riccardo Coltri****

Se vi ricordate il post sulla Corsa Selvatica, dalla cui lettura e commenti partì l'input per questo precedente libro riccardocoltrico, rimasi affascinato soprattutto dall'ambientazione e dal modo con cui venivano maneggiati i miti del folklore e della tradizione del nord est.
Ebbene, se lì ne ero rimasto affascinato, qui dovrei gridare di meraviglia, considerata l'enormità del flusso di esseri fantastici che vengono utilizzati e l'ancor più rilevante ambientazione del Regno d'Italia appena "fatto".

Zeferina, infatti, è lo leggete già lì in copertina (davvero azzeccata, a mio avviso) nel sottotitolo, è un Fantasy dal regno d'Italia, anche se aggiungerei che ha una consistente deriva horror, nelle sfumature e nelle declinazioni. 
Insomma, si vede che all'autore piacciono sì, leggende e mostri, ma li preferisce dipinti su sfondi scuri e in azioni, se possibile, inquietanti.

Comunque, prima di dire perché è davvero un bel libro, anche se con dei  piccoli difetti (che lascio per ultimi), due parole sulla trama e sui contenuti. Okay che le potete anche leggere qui, sul sito dell'autore, oppure ancora meglio qui sul blog dedicato alla strega Zeferina, oppure sul sito apposito, ma io preferisco rompervi e riassumervi tutto qui sotto.
Dunque, Zeferina è una strega e sta scappando con suo figlio in fasce che, a quanto pare, è un prescelto. Intorno alla sua rocambolesca fuga, nelle montagne del veronese, prendono vita e azione una miriade di personaggi. Uomini che usano ancora la magia, esseri fuori dalla norma, altri depositari di saggezze millenarie, creature mitologiche che sembrano uscire in carne e ossa dalle fiabe che racconta(va)no i nonni nei filò.
Incontrerete Orchi, Streghe, nani, monacielli, sibille, anguane, fauni... ma anche regninsaori, massarioli, cascugnits, sbilfs, cjalcjuts, surbili... e se vi state chiedendo che diavolo di creature sono mai queste, vi dico che tutte hanno un'origine nella mitologia del nord est e non solo. Non la conoscete? Vi piacerebbe conoscerla?
Beh! Niente di più facile.
Il libro ha in coda due glossari: uno è un bestiario e uno è di leggende. In poche righe si riassumono quasi tutte le figure trattate, dando i minimi termini per comprendere il perché dello sviluppo dato, in seguito, ai rispettivi personaggi. Vi saranno utili sia se scegliete di leggerli prima, sia durante. Evitate il dopo,  secondo me, perché essendo moltissime finirete per avere solo una grande confusione in testa.

Comunque. Come tutti i fantasy che si rispettino, anche questo Fantasyhorror ha i suoi eserciti di creature che si fronteggiano e si sfidano. Però non crediate sia la solita storia di bene contro il male, con la strega buona poverella e i buoni che poi la salvano e, nonostante le perdite, l'unione fa la forza evviva evviva alè alè.
No! Nemmeno pessogno!
Il romanzo è corale e buoni e cattivi sono tutt'altro che chiaramente divisi. Anzi, direi che per buona parte del libro sembrano proprio tutti cattivi, il che mi piace molto, come idea, anche se poi, com'è giusto che sia, un'opinione di chi sarebbe meglio che vinca comincia a emergere, verso la fine.
Facciamo che vi sottolineo subito gli aspetti interessanti allora.
Inutile che vi ripeta del contesto storico utilizzato, ovvero la seconda metà dell'Ottocento, con un'Italia appena unita. Piuttosto vi faccio notare i vantaggi che questa scelta garantisce. Siamo in un'epoca dove si può cogliere la transizione tra le credenze, la conoscenza e la saggezza della provincia più intima del regno (che conosce la stregheria, le creature dei boschi, le arti "pagane", ecc) al periodo più moderno e attuale del Paese (che provvede ai gendarmi, all'esercito, alle ferrovie...). E' un periodo ideale perché si possa descrivere una guerra tra creature (adesso ritenute) fanta(folclori)stiche rendendola credibile senza bisogno di grossi artifizi. Alla fine del libro ti puoi chiedere: potrebbe essere accaduto?
E la risposta è "sì".

Caratteristica numero due, che rende interessante Zeferina, è l'uso che di ogni figura fantastica viene fatto, la sua costruzione. Vi faccio un esempio, così ci capiamo subito. Ho detto orchi, vero? E voi magari avete pensato a scimmioni antropomorfi pelosi e scurrili che ruttano, uccidono e magari mangiano pure carne umana. Niente di più fuorviante. Gli orchi sono uomini. Uomini che conoscono molti segreti, come quelli delle piante medicinali, o della forza del pensiero, o l'arte del combattere con la spada, o un po' di stregheria. Il che li rende Orchi, appunto, e li fa vivere lontano dai villaggi, aiutati dai famigli, come Nero, l'inseguitore principale di Zeferina. Lo stesso dicasi di tutto il resto. Coltri prende le caratteristiche generali della figura fantastica e le snatura, plasmandola per ciò che gli serve e mettendosi in salvo anche da possibili critiche su quelle che si sfruttano di meno, facendo da comparsa.
E' interessante, quindi, scoprire in che modo plasma queste figure, rendendole sempre, più o meno, vicine a quelle un essere umano deviato, handicappato, diverso, borderline, ma che resta, comunque, in parte umano.

Insomma, fin qui davvero tutto perfetto.
Anche la scrittura, tanto per snocciolare l'ultima lode, è ottima. Ricca ed elegante, secca e incisiva, traina tutte le vicende con forza, pagina dopo pagina, fino all'epilogo finale, che credo resti volutamente un po' criptico e interpretabile (non c'è né un lieto ne un amaro fine, tanto per capirci). Forse solo nelle ultime pagine mi pare di essere incappato in un "dolore lancinante" e in un "in tutto e per tutto" che mi ha fatto piegare una ruga del naso. Per il resto davvero curatissimo.

Chiudo, perché lo sapete che sono una pignainculo, con tre piccoli difettucci.

Uno è, nei dialoghi, l'utilizzo di "Hm" come particella vocale. Ora, io capisco che tutti questi montanari  comunicano per grugniti e mugugni, che spesso valgono ben più di una risposta. Ma se li contiamo, questi hm, sono di sicuro qualche decina, e devo dire che irritano un pochetto ogni volta che li si incontra. Cioè... come si legge? In che modo? Che vuol dire? Ci si perde sempre quel mezzo secondo a pensarlo e intoppano  leggermente la lettura. Niente di grave, per carità, ma qualcuno in meno era meglio.

Secondo difetto. Il troppo. C'è troppo, troppe figure citate, troppi personaggi in guerra, troppo caos che poi non li si riesce a godere tutti. Alcuni si potevano togliere, soprattutto quelli che fanno da comparse. Per esempio, figure come orchi, massarioli e regninsaori sono ottime perché non vengono trattate solo nella battaglia o in azioni sfuggenti. Agiscono prima, pensano, si fanno vedere, vengono descritte, con un favor per l'impatto che hanno rispetto a quelle figure che vengono solo citate, senza approfondimento. Si ha la sensazione che questo libro sia stato lungo di più (e dico qualche centinaio di pagine, in più) e sia stato ottimamente compresso. Ripeto, ottimamente compresso, non vuol dire che ti manca qualcosa, vuol dire che ti piacerebbe avere di più.
Ho avuto l'impressione di avere per le mani materiale per almeno due romanzi.
E' una bella cosa, eh, però questa troppa quantità rischia di spaventare, a tratti, o più che altro di sovraccaricare.

Chiudo con quella che più che un difetto è una peculiarità. Il ritmo.
Mai una pausa, mai un momento di relax. Solo verso la fine c'è qualche pagina di "spiegone" che rallenta i toni, che racconta senza l'ansia della fuga. I momenti in cui i personaggi rallentano sono pochissimi e brevissimi. Un'azione segue la successiva senza dare tregua, e forse in un'opera così densa come questa, qualche momento di relax potrebbe far bene. Qualche pagina ogni tanto dove ci si perde in qualcosa di non rilevante e non attivo. Dei pensieri, un paesaggio quieto, un flashback laterale... Cose così. Questione di gusti, perché il libro funziona benissimo. Però io a tratti l'avrei tollerata bene, qualche pausa.

E' tutto.

Anzi no. Confesso con una punta d'invidia che questo maledetto ha scritto quello che vado cercando di scrivere io (friulian oriented, of course) e per cui sto raccogliendo materiale. A tutt'oggi in camera tengo una megalavagna magnetica dove mi segno parole e personaggi. [Il cascugnit, per esempio, te l'ho già rubato. Mi servirà, e non ci avevo pensato. Però in cambio ti cedo la gjate marangule, se vuoi, che è un po' un gatto mannaro del folklore friulano.]

Bene, ora è veramente tutto.
Gli errori di battitura li correggo domani, che ora non ho voglia.  :)
Buona settimana, amici di blogghe!
(Però ti diffido dal rubarmi l'esercito di tatzelwurm, che quello lo voglio usare io!)

3 commenti:

  1. A parte una preposizione "di" che manca e "un'azione che segue la successiva" - precedente, secondo me, sei sempre un magnifico Gelo.
    Mandi. Frank Spada

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  2. Mi manca questo libro, devo recuperarlo :-)

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  3. se provi a venire a recuperarlo a casa mia sguinzaglio i cani eh. :)

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