Etichette: , ,

"Racconti" di Friedrich Dürrenmatt****

Ho un debole per Dürrenmatt, è un dato di fatto. 
Non credo, a dirla tutta, che sia mai riuscito a esprimere qualcosa di davvero ottimo, o perfetto, ma qualcosa di molto molto buono sì, decisamente. 
Su queste pagine so di avervi già parlato di due miei vecchi pallini come "La promessa" e "Il giudice e il suo boia", che sono anche tra i lavori più apprezzati dalla critica e, in effetti, i meglio riusciti, come trade-off tra inventiva e friubilità.
Eh già, perché leggendo questa raccoltona di racconti del buon elvetico Friedrich mi sono reso conto che, soprattutto quando lui si fa prendere dalla labirintite narrativa e verbale, non è proprio una passeggiata leggerlo.
Assenza di dialoghi, assenza di a capo, prime persone verbose e senso di claustrofobia narrativa ti riescono a tratti faticose e affaticanti, e pur godendo, alla fine, del prodotto complessivo, non si è sempre ben disposti a sciropparsi 400 e passa pagine tutti in una tirata.
C'è una certa densità, insomma, ed è per questo che in mezzo a questi racconti mi sono letto due cose leggere come l'insipido Savage e il sapido Buzzati. 
Ma torniamo a questa raccolta, che per il prodotto offerto, costa veramente un cazzo, e se foste completamente a digiuno di quest'autore potrebbe anche essere una buona via per iniziare (anche se consiglio, maggiormente, i due libretti citati là sopra, più magri, ma non più inconsistenti).

Dicevamo dei racconti.
C'è n'è tanti, ma non tantissimi, perché per alcuni si raggiunge davvero la soglia di romanzi brevi.
Si va da qualcosa di brevissimo, come i primi, che non solo sono corti, ma si riferiscono anche alle prime fasi dell'attività narrativa dell'autore (si segue un ordine cronologico, nella raccolta, cosa che non ho gradito granché) ai racconti più lunghi, che tra l'altro so di aver letto anche in edizione singola (La morte della Pizia, la Panne).
Siccome trovo inutile parlarvi di tutti o parlarvene in generale, vista l'eterogeneità, vi dico qualcosa su alcuni, quelli che mi va a me, che così magari, se volete passare qualche quarto d'ora a leggere a scrocco in Feltrinelli, sapete da dove cominciare.
Un ottimo racconto, per esempio, trovo che sia "Abu Chanifa e Anan Ben David" che sconfina gradevolemente nel fantastico e riesce a mantenere viva l'attenzione benché sia un blocco monolitico di tredici pagine senza a capo scritto al presente senza pause nella narrazione e senza, o quasi, accadimenti. I due sono due teologi, Bibbia contro Corano, Talmud contro Sunna  Hadith, che uno sceicco fa rinchiudere nelle segrete di una prigione, dimenticandoseli. Per sempre. E questi discutono per sempre, mentre sopra di loro si costruiscono prigioni e città. C'è molto Borges, in questo racconto, è innegabile, ma è declinato con una certa asetticità svizzera che riesce a non farti quasi emozionare, ad assistere passivamente a questo scontro dialettico e al perdersi e ritrovarsi dei due teologi dopo centinaia d'anni.

Altro racconto che, invece, è pienamente durrenmattiano e che potete leggervi con un po' più di sforzo, perché è piuttosto lungo e presenta le stesse caratteristiche del precedente, è "la caduta". La critica di Dürrenmatt non è per niente velata. C'è il Partito, anzi, la riunione dei membri del partito A, B, C, D, E, F ecc ecc fino a P. Un membro del partito non compare. E' stato arrestato? Così pare. Da lì parte una partita a scacchi che svela come dopo la rivoluzione i rivoluzionari siano, praticamente una dittatura gestita da A, con sapienti appoggi e compromessi. Con una serie dialettica di accadimenti si arriva allo stravolgimento del partito, con tanto di finale telefonato, certo, ma che nulla toglie alla pregevole ragnatela che Dürrenmatt tesse lungo l'intero pezzo. Molto bello. Faticoso, ma bello.
Poi non vi dico niente sulla panne e sul minotauro, che potete wikipediare dai link. Non vi dico niente nemmeno del tunnel, che è l'unico racconto che non ho letto, perché ve ne avevo già parlato.

Vi parlo invece di tre racconti che non conoscevo e che sono quelli che mi hanno inquietato di più.
Mi riferisco a una trilogia che è stata scritta a distanza di anni e che comprende "La città", "Dalle annotazioni d'un guardiano" e "La guerra invernale del Tibet". I racconti sono collegati e si giocano tutti sulla prigione psicologica, e non solo, di una città abitata solo da prigionieri e guardiani, ovvero tutti. L'amministrazione, anzi, l'Amministrazione è una sorta di derivazione Orwelliana, ma vi è paradossalmente una maggiore libertà, per gli imprigionati, ovvero la libertà di imprigionarsi sempre più, inesorabilmente.
E così si sfiora momenti surreali, con il protagonista che, prigioniero delle sue illazioni, è costretto a non rivelarsi e a rimanere chiuso per sempre in una grotta, pur potendo liberamente andare ovunque, e si sfiore momenti fantastici, come lo stessso(?) protagonista che, convinto di essere in guerra contro il Tibet, vive, cieco e trasformato in pseudocyborg, scrivendo sulle pareti di roccia la sua pazzia autobiografica.
Allucinante e, se come me temete la perdita psicologica della libertà più d'ogni altro orrore, terrificante.
Poi?
Vabbè, poi basta, vi lascio l'elenco dei racconti e vedete un po' voi:
Natale
Il torturatore
La salsiccia
il figlio
Il vecchio
Il ritratto di Sisifo
Il direttore del teatro
La trappola
Pilato
La città
Notizie sullo stato dell'informazione nell'età della pietra
Il cane (un racconto)
Il tunnel (un racconto)
Dalle annotazioni d'un guardiano
Soggiorno in una piccola città (frammento)
La vacanza di mister X (frammento)
La caduta
Abu Chanifa e Anan Ben David
Smithy
La morte della Pizia
La guerra invernale del Tibet
Eclisse di Luna
Il ribelle
Minotauro (una ballata)
La panne (una storia ancora possibile)

Non vi ho detto che almeno metà sono polizieschi e si giocano sui temi preferiti dall'autore: il caso come meccanismo che muove il mondo, il rapporto tra torturatore e vittime, i labiritinti psicologici, il gusto per l'asfissia verbale, come se si volesse avvolgere il lettore.
Molto belli, a mio avviso, racconti come "La morte della Pizia" o "Il ribelle". 
Prescindibili, su tutti, una manciata di 5 o 6 pezzi, quasi tutti tra i più datati.
Okay
Ho scritto anche troppo.
Scusatemi, ma lo avreste fatto anche voi, se foste appassionati di quest'autore.
Ah, aggiungo un'altra cosa.
Dürrenmatt non è un originale. Deriva spesso e volentieri, ma lo fa con classe e personalità.
Vi leggete Borges, Orwell, Bulgakov e i miti greci, dentro questi racconti, e chissà quante altre cose che io non so perché sono gnurant e se qualcuno sa che me le dica. Però c'è sempre rielaborazione, ricostruzione, e mai banale ispirazione derivativa. Insomma, non è una lettura rilassante. Evitatela sulla spiaggia, perché vi stanca, però è una lettura che fa bene, che rende colti. 
Può non piacere, ne sono convinto.
A me però piace, non ci posso fare niente.
Altri durrenmattiani all'ascolto?

9 commenti:

  1. Li ho letti parecchi anni fa. MI accorgo di ricordare abbastanza bene diversi racconti, di altri il titolo non mi dice molto.
    Sono più o meno d'accordo: quando funziona è molto efficace, altre volte è un po' pesante e dà l'impressione di calcare un pò troppo la mano, quasi avesse paura che sennò punto ti potrebbe sfuggire.
    E' così anche negli altri lavori, come hai detto.
    I Fisici in particolare l'ho trovato sottile come una lastra di marmo.
    Ps espiato il periodo di vergogna Buzzatiano, con questi due post torno cattivo!

    RispondiElimina
  2. ahahaha
    beh, almeno mi incoraggi
    pensavo di essere l'unico lettore durenmattiano :)
    comunque, anche lui ogni tanto sembra farlo apposta. Tipo il non andare a capo mai, anche quando potrebbe. Allora dillo che mi vuoi male, Fridrich... mi veniva da pensare.
    Vabbè, comunque, ce ne fossero...

    RispondiElimina
  3. Vabbè, ma io ho studiato lingue (inglese e tedesco) per cui per quanto riguarda p.e. Dürrenmatt o James sono avvantaggiato.
    Anche se li ho comunque letti entrambi per piacer mio.

    RispondiElimina
  4. Non visitavo il tuo sito da almeno un anno, ottima recensione di Durrenmatt..ho letto "il giudice e il suo boia" e "la morte della Pizia" ,coinvolgenti entrambi,più il secondo..Leggo ancora Lansdale, che mi hai fatto conoscere tu!

    RispondiElimina
  5. Ehi, ho riacquistato una fan :D
    evviva! :))

    ciao ;)

    RispondiElimina
  6. Ciao, da questi racconti mi sono fatto un'idea strana di Durrenmatt, a volte gli farei un monumento (ad es. per Il ribelle e La panne), altre volte mi lascia con l'amaro in bocca.
    Comunque sto realizzando delle illustrazioni di questi racconti e devo dire che mi sto divertendo un sacco, mi sembra anche di capirne meglio il senso. Quando le avrò finite te le farò vedere!

    RispondiElimina
  7. ciao anonimo!
    Certo che voglio vederle!
    grazie!

    RispondiElimina
  8. ci ho provato a leggere questa raccolta ma mi sono incagliata al terzo racconto. Poi ieri ho finito di leggere la morte della Pizia e me ne sono innamorata. Ora ho "La panne" da sola, chissà che non mi piaccia... i racconti mi sa che per il momento restano sul comodino ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La Pizia è splendiderrimo. e anche la panne.
      e mi pare entrambi siano in questa raccolta
      comunque anche io ricordo che i primi non erano niente di che, ma poi ingrana. :)

      Elimina