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"Giro di vite" di Henry James**

Ma lo sapete che il titolo originale (The turn of the screw) di quest'opera si presterebbe a un sacco di interpretazioni? Screw, a parte tradurlo come vite e avvitare, potrebbe leggersi come un coito/fottere, avaro, elica o perché no, come opprimere, che forse, dei tanti, è uno dei raddoppio di senso che James ha inteso dare.
Nel caso italiano, per quanto a una prima lettura il titolo mi facesse proprio cagare, dopo aver letto il libro acquista un senso che riesce a dargli un'interpretazione doppia, che si allontana da quella esplicitata nelle prime pagine, e si avvicina al senso metaforico dell'intera vicenda, intendendo il sostantivo al plurale, piuttosto che al singolare.
Vi riporto, così tanto per farmi capire, la parte dalle prime pagine dove si fornisce il senso esplicito del titolo: 
Se la presenza d'un bambino dà effettivamente un altro giro di vite, che ne direste di due bambini?
- Diremmo, effettivamente, - esclamò qualcuno, - che sarebbero due, i giri di vite. E poi che vogliamo conoscere la storia.
Ora non so quali siano state le intenzioni di James e dei traduttori, e non so nemmeno perché mi stia dilungando in queste riflessioni sul titolo.

Forse perché, come avevo il timore già da metà libro in poi, questa mia prima volta con James (lo so, sono una merda, lo so, basta fischiare, basta buire e siate comprensivi) non è stata di fuochi d'artificio. Il libro non m'è piaciuto molto, lo confesso. Mi ha lasciato un senso di delusione. E mi sa che quando Ian, al tempo del suo acquisto, lo aveva bollato come "il James sbagliato", aveva un po' ragione. 
Immagino che lo avrete letto già in molti "Giro di vite" di James. Pare sia un romanzo breve classico per chi ama le ottocentesche storie gotiche di fantasmi. E proprio sui temi classici delle Presenze, si basa questo lavoro. Un vecchia casa inglese, due bambini adorabili e orfani, con uno zio ricco, distinto, educato, ma che se ne disinteressa completamente. Una vecchia fedele governante, la servitù e una istitutrice da assumere, che infatuata dallo charme dell''uomo si prenderà subito a cuore la salute di Flora e Miles, 9 e 8 anni. Una lunga estate da trascorrere che sarà lo sfondo delle apparizioni che, pian piano, faranno capolino nella vita della villa. Si scopre presto chi sono, ma resta il dubbio che siano solo nella testa dell'istuttrice oppure chissà, che siano un po' fantasmi e un po' lei ci metta del suo. La certezza non ci viene data, nemmeno dopo l'ultima pagina (se volete approfondire qui si dilungano anche troppo). Senza dubbio è questo l'aspetto da salvare del romanzo, che però, se nel 1898 poteva bastare, adesso è un concetto abbastanza trito (non certo per colma di James e dintorni, eh) Il triplo passaggio iniziale del romanzo (vi racconto una storia che un tale ha scritto su un diario dopo averla sentita dalla tizia in questione) che introduce la prima persona dell'istruttrice è cruciale per ottenere questo effetto "certezza della visione pur nella sua indimostrabilità", che non si sarebbe potuto ottenere altrimenti. Però, nonostante sia comunque un'ottima lettura, nella sua prima parte e in quella legata alle prime due apparizioni, c'è qualcosa che non mi ha convinto.

Siccome a destra e manca ne dicono sempre un gran bene, quasi mi sento in colpa a dire che non mi ha entusiasmato, pur comunque essendo felice di averlo letto. (Che, poi, per inciso, una interpretazione con delle aggiunte come quella di The Other, porta a un risultato figherrimo, com'era il film, infatti)
Vediamo...
Non mi è piaciuto lasciare molto alle ultime righe del finale, con un fatto che non è, in ogni caso, giustificato da nulla. La sopresa, per me, non è stata tanto nell'accadimento finale, quanto nella mancanza dell'accadimento che ha portato a esso. Perché? Mi sono chiesto. E non mi sono risposto.
Avrei gradito, pur nell'indeterminatezza, qualche chiacchiera di chiusura del gruppo di amici che, come nella miglior tradizione gotica, sta leggendo la storia di paura. Avrei voluto esplicitati i dubbi del lettore da uno spettatore scettico. "Senti ciccio, ma non è che la tipa si è immaginata tutto?" "Sì, ma del maggiordomo e dell'istruttrice di prima cadaverizzati, come la spieghi? E come sapeva a vederne la faccia se non li aveva mai visti?" "Seeee, te lo viene a dire, se li aveva visti in qualche modo prima, maddai, stava sicuro fingendo, quella era pazza!". Insomma, se ci si mette una cornice la si mette ovunque, non solo da un lato.
Poi, tanto mi è piaciuta la caratterizzazione dei personaggi come la protagonista narrante, la vecchia governante e i due fantasmi, quanto ho trovato insufficiente quella dei bambini. Si, okay, fanno le cose (che la narratrice pensa siano) strane, ma tanto strani non sembrano. Però io questa Flora e questo Miles, non li ho conosciuti. Forse Miles è più denso, più di carattere, anche se resta una figura ambigua e ambiguo resta il suo rapporto col vecchio maggiordono quando era ancora in vita. Ma non mi è bastato. 
Poi che altro... boh, non so. Forse c'è una mancanza di empatia di fondo, nella prima persona di Miss Giddens, che non riesce mai a coinvolgermi nella tensione. Magari è un limite mio. Riponiamolo, questo Giro di vite, e pensiamo al prossimo James.
Chiudo tornando al titolo, comunque, che io interpreterei come il passaggio (la volontà di) dalla vita reale dei bambini a quella fantasmica delle due presenze. In questo senso, è un bel titolo.

6 commenti:

  1. Ce l'ho tra i libbbri da leggere!
    Attendo di farlo per poi tornare su queste tue due stelline.

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  2. Anch'io ce l'ho nel mio scaffale del purgatorio,la pila di libri comprati ma non ancora letti.prima o poi lo recupererò ma chi sa perchè non m'ispira più di tanto al momento.

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  3. Beh, potreste anche leggervelo
    magari a voi vi ci piace e mi spiegate perché a me no
    :)

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  4. leggi Le Horla di Guy de Maupassant è un racconto interessante per la sua epoca

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  5. Non che io lo conosca (so solo che preferisce le versioni death metal delle canzoni di Beatles e Current 93 agli originali) ma penso che dicendo il James sbagliato Ian intendesse dire che avresti dovuto prendere M.R.James, non Henry.

    Le storie di fantasmi di James non mirano mai alla "tensione" in sè per sè.
    Gli aspetti soprannaturali o non spiegati in genere sono contrappunto, contraltare o prolungamento di altre tensioni o correnti interne ai racconti.
    Questo è magari più evidente altrove - Il Giro di Vite ha la struttura classica del racconto gotico, altri, pur avendo fantasmi o fenomeni soprannaturali, sono meno immediatamente classificabili.
    Spesso il disagio e malessere , anche a partire dalla difficoltà di immedesimazione ed empatia con i personaggi, è parte dell'obiettivo.
    Sono storie in cui bisogna stare attenti a quello che viene detto e non viene detto esplicitamente, e al come e perché viene o non viene detto.
    Ci sono molti "buchi" nel Giro di Vite - non solo la conclusione - così come ci sono segnali contraddittori.
    Ed il narratore in James è sempre inaffidabile: malizia, intenzione, proiezione, più spesso parzialità di visione, una o tutte di queste cose.
    Sul rapporto fra i due e i bambini, quello che non viene detto in modo molto forte è che i bambini sono stati molestati - e che Miles è stato espulso sommariamente perché ha tentato un approccio sessuale nei confronti di un coetaneo.
    Non esistono molti altri motivi per una espulsione improvvisa e senza spiegazione alcuna (sono solo le cose che riguardano il sesso quelle di cui non si poteva parlare nella società vittoriana).
    Ma, appunto, questo non viene detto.
    Il testo è pieno di cose non dette o presentate senza essere spiegate che potrebbero avere importanza, che potrebbero essere significative o meno per capire quello che succede davvero.
    La situazione della governante che spera di arrivare al padre (o allo zio) tramite i figli - crea un associazione con diversi romanzi famosi/popolari che hanno questa motivo, come Jane Eyre.
    Allo stesso modo ci sono passaggi, situazioni o frasi chiave che alludono o richiamano altri racconti o romanzi - da Hansel e Gretel a Hawthorne - e la sovrimpressione che si crea con storie che hanno alcuni tratti simili ma svolgimento diverso contribuisce a complicare le possibilità interpretative.
    Poi in inglese c'è un uso del linguaggio molto curato con verbi o altre parole che si ripetono come leitmotiv (turn, per esempio) e può essere significativo quando vengono usate improvvisamente in maniera inaspettata, e così via.

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  6. mmm
    sì, è vero, ora ricordo il commento Ian-ico, era sul James, e non sul libro di James.
    Però il non detto sessuale non c'è.
    Non tanto sulla bambina, ma sul maschio e sul suo rapporto col tizio non c'è possibilità di errore e la narratrice lo lascia intuire molto chiaramente. Effettivamente non avevo collegato questo all'espulsione dal colleggio, ma che i due fantastimi volessero far girare la vita ai bambini per continuare le molestie era un pensiero che mi ero fatto dalla prima apparizione del fantasma. Anzi, l'idea che mi ero fatto, e che cred(ev)o fosse solo mia proiezione, è che a Miles piacesse e parecchio, il sesso con l'omaccio. In effetti hai ragione, l'approccio di james è proprio di quel tipo.
    Il non detto la fa abbastanza da padrone e forse è un limite/caratteristica mia quella di gradire il buco riempibile dal lettore, ma non gradire quello non riempibile. Però me lo hai messo in una luce nuova... grazie :)

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