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"Il seme del male" di Joanne Harris**

340 pagine prescindibili,
prescindibili,
prescindibili.
e 17-18euri che vi potete risparmiare
Vi dico subito che questo libro è bruttino, così se non avete tempo, com'è altamente probabile, potete tranquillamente saltare questo post e leggere altre cose.
Ehi... cosa fate ancora qui?
Ah, già, siete i soliti pettegoli e sapete che prima di parlarvi del libro vi parlo dei cazzi miei...
Okay, okay...
Ho delle attenuanti, per aver letto questo libro.
Tanto per cominciare non è mio, ma della mia donna.
Io rinfaccio sempre alla mia donna che non legge un cazzo, lei mi risponde di farmi i cazzi miei e che lei legge quel che le pare e quando le pare.
Però ha delle fisse.
Una di queste fisse è la Harris.
Non ho mai capito, quando le è cominciata, ma so che alla fine glieli ho regalati quasi tutti, i libri della Harris. Ovviamente, come facciamo tutti, con l'intento, prima o poi, di leggermeli anche io, se son belli. Poi, prima di questo, è andata a finire che ne ho letto solo uno, questo, che per altro mi piacque molto.
Ecco perché le rompevo il cazzo, mentre preparava le valigie per le ferie, perché me ne prestasse uno a caso, di 'sta cazzo di Harris. "Questo è il primo" mi fa. "Me l'hai regalato l'altro giorno, ma è il primo che ha scritto. Parla di vampiri".

Ora, se uno non è deficiente, capisce gli scrittori non sono come il 90% dei gruppi musicali. Di solito non succede che fanno un primo disco figherrimo, il secondo così così, e dal terzo in poi è tutto la stessa minestra. Gli scrittori, di solito, migliorano.
Insomma... tante parole per dire solo che facevo bene a leggere altro, perché questo libro sui vammmmmpiri, dal titolo orribile identico al film di Carpenter, è ingenuo, banale, noiosetto e pure un pochetto sciocco. Si arriva anche a qualche momento di scarsa verosimiglianza, verso la fine. E anche, se vogliamo dirla tutta, qualche scena che sembra presa pari pari da qualche film horror.
Tra l'altro, son tutte cose che l'autrice stessa dice, fra le righe della prefazione, facendoci capire che questo libro molto adolescenziale, tirato fuori dai suoi cassetti per colpa dei fan e della casa editrice, avrebbe volentieri fatto a meno di pubblicarlo. Certo, ci è affezionata, come è normale che sia, ma da lì a rivoluzionarlo per renderlo sufficiente, no, non ce n'era.

Ecco quindi che dobbiamo prenderlo con le pinze. Diciamo che ci fa capire molto bene come uno scrittore possa migliorare se stesso, ma che resta una lettura da farsi per completezza, quando buona parte degli altri lavori sono stati letti. Le attenuanti, quindi, ci sono tutte, ed è un po' ingeneroso sparare sull'autrice, e sarebbe molto più giusto farlo su chi l'ha costretta a pubblicare questa mediocrità. Per altro si legge anche velocemente, per carità, però non nascondo che a tratti mi ha irritato. (per la precisione a partire da pagina 57, con queste tre righe: "Quando, un po' più tardi, ebbe saziato il suo appetito, la ragazza si ripulì meticolosamente il viso con il fazzoletto del morto. Si lavava sempre dopo i pasti.")

Se volete vi dico due parole anche sul libro.
Il seme del male parla di vampiri, si diceva, ma si propone di non nominare mai quella parola (fatto peraltro che viene disatteso, nominandola almeno un paio di volte). La protagonista femminile, Alice, pittrice e illustratrice, si trova per caso davanti a una tomba misteriosa, a Cambridge, di una tal Rosemary. Poi incontra Virginia, attuale fidanzata altrettanto misteriosa e problematica di un suo ex. Scopre strani legami tra questa attuale fidanzata e la morta dell'epoca. Indaga, si trova in mezzo a un gruppo di quellaparolalà, il cui capo è proprio la tizia in questione. Si gioca su due tempi e i capitoli sono contrassegnati da UNO e DUE a seconda se siamo nel passato di cinquantanni prima o con il presente di Alice. C'è anche un inutile tre, a dire il vero, che compare pochissimo per dare una soggettiva della quellaparolalà, dopo i suoi pasti.
Ovviamente seguiremo le vicende della coraggiosa Alice, che cercherà di strappare dal suo destino l'ignaro Joe, dalle grinfie della cattivissima e perfida Virginia/Rosemary.

Insomma. Ribadisco la prescindibilità del libro. Tra l'altro, dopo che l'ho letto, anche la mia donna fan della Harris mi ha detto che questo le aveva fatto cagare, e che me l'ha prestato apposta così imparo a romperle le palle. La prossima volta le chiedo Chocolat, e faccio pace con la Harris.

2 commenti:

  1. Certo che pure te gelo.Insomma i fondamentali del vivere in coppia...
    Io non chiedo mai alla mia donna di prestarmi qualcosa che piace a LEI.
    Tanto so che,o mi dà qualcosa di talmente sciropposo che dopo mi viene il diabete per anni, e questa è l'ipotesi migliore.
    O altrimenti mi presta una cosa che è talmente schifosa,che lei si vergogna perfino di averla comprata ma poi te lo rifila perchè così smetto di romperle le palle.
    E questa è l'ipotesi peggiore.
    Ma il bello viene dopo,perchè lei ti ha prestato qualcosa di suo si sente autorizzata a prestare i libri o i film tuoi alle sue amiche,vicine,semplici passanti e perfetti sconosciuti.
    Risultato? è più la roba che non rivedi più che altro...
    Isolazionismo ci vuole in questa cose,gelo,ognuno si legga la roba sua ed il rapporto andrà a gonfie vele.
    Sono 20 euro per il consulto.
    Dottor Nick "il consulente delle coppie felici".

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  2. no no
    venti euro non te lo dò :)

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