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"Gente di Dublino" di James Joyce*****

Dovrei rivedere il concetto di "libro a cinque stelle", dopo averne appena messe cinque a questo pluriconosciuto "Gente di Dublino" di Joyce.
Perché di solito, mi dico, 5 stelle vanno a un libro che è proprio bellissimo e a cui non riesco a trovare difetto alcuno. Poi magari, è logico vi sia una diversità tra libri che rispettano queste condizioni. Non potrò mai paragonare i Dubliners a Frankestein, per dire. Certo... cinque stelle a entrambi, ma il secondo è mooolto più vicino ai miei gusti naturali. 
C'è il mostro, c'è l'orrore, c'è il soprannaturale... 
E qui, a Dublino, a inizio '900, cosa c'è?
A Dublino ci sono i dublinesi, è ovvio.
E li si trova qui, perfettamente imperfetti e abbandonati, in quello che non può non essere un capolavoro.

Comunque, andiamo per ordine.
Io facevo un errore, di partenza, su questo libro. Il libro è di Joyce, e tutti noi mortali abbiamo in testa l'equazione Joyce = Ulisse e subito dopo abbiamo anche l'equazione Ulisse di Joyce = tomo grosso, complesso e di difficile lettura. Per la proprietà della transitività - sbagliata nel calcio e nella letteratura - io associavo la complessità/difficoltà di lettura anche ai dublinesi.
Invece no! Macché, scherziamo?
Questi 15 racconti, da brevi a lunghi, sono quanto di più semplice e rotondo vi possa essere, da leggere, e anzi, qualche superficialone potrebbe bollarli come "pallosi", visto che non succede niente. Quando mi capita questo genere di cose, anzi, sono così contento di essere un lettore onnivoro da fare le capriole col cervello. Ci sono così tanti "inside" in questa ragnatela di storie della gente di Dublino da far fatica a trovarle tutte con una sola lettura e, magari, senza l'aiuto di una spiegazione colta e didattica. Quindi, io, so già di non aver colto tutto. Non l'ho colto nemmeno con l'aiuto della splendida introduzione di Svevo (ma quanto cazzo bene scriveva Svevo? No, dico... di quelli che ti fanno pensare: "Ah... l'italiano, che splendida lingua").
Però ho colto abbastanza per dirvi che "Gente di Dublino" se mirate a essere lettori completi e "fighi", va letto. Va letto e apprezzato, nonostante sia qualcosa che si allontana dai gusti di molti di voi che spesso passate di qui, su questo blog di me che mi piacciono i mostri, le robe fantastiche e le bestie volanti con cammelli di pancarrè al posto delle orecchie.
E poi, contenuti a parte, c'è anche il come.
Quanto cazzo bene scrive Joyce? Mi ero segnato mentalmente qualche passaggio, ma me li sono dimenticati. Mi ricordo solo pagina 166. Aspettate che vedo se ricordo bene...
Sì. Ricordavo bene. 
Purtroppo però a pagina 166 non c'è solo un passaggio, ma due, che trovo splendidi. E anche a pagina 167 ne ho beccato un altro. E porcozufolo, mi sa che è così anche nelle altre pagine.
Vabbè...
Ve ne lascio uno va, ché sennò ne esce un post chilometricherrimo.

Continuò poi a strascicare i piedi con forza mentre le tre donne, ridendo, salivano verso lo spogliatoio delle signore. Un leggero strato di neve si era posato a mo' di cappa sulle spalle del suo soprabito e come una mascherina gli copriva la punta delle galosce; e mentre i bottoni uscivano schricchiolando dalle asole irrigidite, l'aria gelida e fragrante della notte si sprigionava dalle pieghe e dalle aperture del soprabito."Sta ancora nevicando, Mr Conroy?" chiese Lily.
Lo aveva preceduto nello stanzino per aiutarlo a togliersi il soprabito. Gabriel sorrise per il modo in cui aveva pronunciato il suo cognome e le diede un'occhiata. Era una ragazza esile, nell'età della crescita, di carnagione pallida e dai capelli color del fieno. Alla luce dello stanzino pareva ancora più pallida. Gabriel la conosceva sin da quando era una bambina e stava seduta sul primo gradino delle scale con una bambola di pezza fra le braccia.
Com'è?
Io trovo che sia qualcosa di sublime, questo scrivere. Oh, certo, se siete di quelli che se non succede niente, e se non c'è lo sparaspara, e se non trombano, e se non c'è il morto, e se non c'è la suspense, e se non c'è qualunque altra cazzodicosa che vi faccia riderepiangerespaventareogodere allora lasciate perdere, mi raccomando. Non venite a lamentarvi con me che il libro è noioso o altre minchiate. 
Però se riuscite ad apprezzare altro, oltre alle cazzodicose di cui sopra, be', leggetelo, prima o poi.

Del libro cosa vi posso dire, che non potete leggere sulla wiki?
Per esempio vi posso dire che questa gente di Dublino non sarebbe così in un romanzo. La forma racconto, qui, è funzionale e perfetta. Non ti viene mai in mente di leggere di questi personaggi in un'opera più lunga. La forma racconto è ottima, per descrivere i personaggi e i loro pensieri. Joyce è come un occhio di bue, la luce, avete presente? Lui è il tecnico luci e da lontano (Trieste, più che dai cieli di Dublino) illumina i personaggi, uno a uno, con i loro pensieri, i loro gesti, i loro contorni-intorni e dintorni. Accende su uno, poi su un altro, poi su un terzo, poi quando si parlano... Dublino, sullo sfondo, è una presenza silenziosa e mai invadente. E poi, per una volta, il titolo italico è perfetto: Gente... sì, perchè ti viene proprio da dire che questa è gente. Gente con difetti, che non sono difetti, ma che il lettore riesce a vedere come tali, mentre legge e denigra un po' il loro immobilismo, il loro rotolare nella mediocrità di qualche genere.
Per chi lo ha letto, per dire:
Come poter tollerare la codardia di Eveline, nell'omonimo racconto brevissimo e perfetto, dove non riesce a fuggire da un padre che la soverchia? [se volete leggere una cosa da poche pagine in libbraria per sapere com'è, vi consiglio questo, pag. 29]
Come tollerare il Mr Duffy che alla fine, per i suoi principi assurdi e la sua cecità causa la fine della sua amante in "Un increscioso incidente"?
E dei personaggi che fanno propaganda in "Il giorno dell'edera nella sede del comitato", che dire?
Insomma... c'è questa dis-umanità talmente umana da entrarti dentro, mentre leggi. Saranno anche dublinesi, pensi, ma io uno così lo conosco. Ehi, aspetta, ogni tanto anche io sono (stato) così!
Poi che dire?
Oh, certo, vi potrei tediare con la storia che i racconti attraversano le fasi dell'età umana, e che il capolavoro è l'ultimo, I morti, di cui c'è anche il film, (e da cui ho preso l'estratto), o vi potrei tediare con la storia dell'epifania in ogni racconto (scintilla, la chiamerei). Ma non mi va. Ve le scoprite tranquillamente da soli, queste cose, e poi sennò, sembra quasi di dare un taglio troppo didattico.
Chiudo con una riflessione, che a me ha fatto capire quanto sia stato bravo Joyce, in questo lavoro. E magari potrebbe interessare anche a voi. Ho pensato: immaginiamo di scrivere un "Gente di [inserire propria città]", quanto è difficile? Per me, probabilmente, sarebbe un "Gente di Udine" e già mi rendo conto di quale impresa sia riuscire a descrivere la gente di una città in quel modo. Ecco perché, alla fine, ho deciso che per me è un libro a 5 stelle.

9 commenti:

  1. è un libro stupendo che ho letto la scorsa settimana!!!
    Lo consiglio a tutti.

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  2. Letto venti anni fa. Il racconto finale è uno dei capolavori della narrativa moderna.

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  3. Già, già...
    avete ragione entrambi! :)

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  4. Cazz lo volevo leggere, ora che c'è la minaccia di diventare lettori completi e fighi mi sta scappando la voglia...
    Vabbè, correrò il rischio.
    Mia madre ha sempre detto che questo è un gran libro.
    Comunque Raffae' se vuoi scrivere "Gente di Udine" vattene, vivi per cinque o dieci anni in un posto dove non ci sono né il gelo né soprattutto le stelle, morendo dal desiderio di tornartene lì senza poterlo fare.
    Poi fatti un mese di vacanza a Udine, e vedrai che il libro si scrive da solo.
    PS Anche Pennablu ha parlato del Fun Cool, tanto per farmi un po' i cazzi degli altri.

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  5. Gelo, "Ecco perché..." eri/sei qui
    http://www.youtube.com/watch?v=PLZ5Al9yxes
    F.S.

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  6. @Michi
    grazie!
    pennablu mi era sfuggito :)
    e comunque sta cosa del gelo non lho capita
    io oggi ho fatto la prima giornata di mare... :)

    @Ferrovie dello Stato
    Come ti permetti di diffondere cotanto orrore! :)))

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  7. Assolutamente un libro splendido e sono d'accordo con te, la forma racconto qui è perfetta... mi ha ricordato un po' Guy de Maupassant, un altro che andrebbe letto e riletto!

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  8. Mi ricordo di averlo letto in italiano al liceo e poi in inglese all'università. Sono molto belli, anche se l'epifania che ogni racconto lo porta via è stata riciclata così tante volte nella narrativa breve angloamericana che a riguardarli a posteriori sembra una cosa meccanica... sincronizzate gli orologi che arriva il momento epifanico.
    A me piacevano particolarmente A Painful Case e Clay, due fra i più allegri, nevvero.
    Ulysses va ovviamente letto in inglese,e probabilmente un edizione con buone note per capire tutti i riferimenti, ma è molto divertente.

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  9. azz...
    Ulisse in english

    no no
    non ce la farei, maledizione... :(

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