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"Lezioni americane" di Italo Calvino (4)****

Lo confesso!
Senza dirvi niente avevo riposto le sei lezioni americane di Calvino lasciandole a metà.
No, non intendo a metà lettura! Se lo avessi fatto avrei meritato i calli negli occhi e le vesciche sulle unghie (un po' come non andare a votare i Referendum). Intendo che avevo lasciato a metà il parlarne qui sul blog. Chicacchierai della lezione sulla leggerezza, prima e forse più affascinante proposta per il nuovo Millennio, della lezione sulla rapidità e poi dell'esattezza, forse la lezione che sento più mia riguardo alla scrittura.
Poi mi ero fermato.
Succede.

Poi arriva una tizia (ciao Carla) che mi fa: ehi, non è che hai anche le altre lezioni italicalviniche?
Okay, non ha detto italicalviniche, ma il senso era quello.
E allora io faccio "eh?"
"No perché mi sarebbero state utili per bla bla bla"
"Ah beh, se è così bla bla bla chissà"
E allora eccomi qua
A parlarvi di visibilità.
Lezione che dopo tre righe ti accoltella con una frase citatissima e icastica - come forse direbbe Italo - che anche voi, ora che ve la ricordo, potrete segnarvi e sfoggiare a vostra guisa, nei party esclusivi, per far colpo sui mangiatori di olive.
La fantasia è un posto dove ci piove dentro.
E' Calvino, sì, ma sappiate che l'ha presa dal Purgante di Dante (XVII, 25): "Poi piiovve dentro a l'alta fantasia". Italo ci spiega molto bene il Sommo Poeta, riportandoci alla sua domanda che fa, più o meno: Da dove viene la fantasia - intesa come immagine - quando non viene da ciò che è già depositato in noi?
C'è il processo "cinema mentale", ci dice, e direi che mai termine moderno (cinema) è stato più azzeccato per esprimere un concetto innato dell'uomo ed esistente da quando è nato il linguaggio.
[per dire: un primitivo racconto a gesti e mugugni la sua battuta di caccia ad un'altra tribù primitiva - il Governo, per esempio - ed ecco che essa costruisce il proprio cinema mentale]
E come esempio a tutto ciò utilizza  Ignazio de Loyola e i suoi esercizi spirituali.
Potete riassumre il tutto nel "passaggio dalla parola all'immaginazione visiva, come via per raggiungere la conoscenza dei significati profondi"

Ma poi, dopo averci illustrato la strada "parole --- > immagini mentali", Calvino, citando uno studioso dell'intelligenza americanico dal nome anglocrucco (Douglas Hofstadter) ci riporta al quesito "Da dove vengono le immagini della fantasia" dicendoci che se per Dante era "da Dio" per gli scrittori attuali è da luoghi comunque trascendenti (l'inconscio collettivo/individuale, per dirne uno). E usando una suddivisione presa da un tal Starobinski, ci chidiamo: immaginazione e scienza dormono in un matrimoniale o in due letti singoli? Freud o Jung? Sachertorte o crepes?
La risposta di Calvino, per ciò che riguarda il suo processo cognitivo, è questa: a volte l'immagine è il punto di partenza (nei suoi racconti del fantastico, per esempio) e poi si fa imbrigliare e dominare via via dalla scrittura, dalle regole. In altri casi è la regola (scientifica, per esempio, come nelle cosmicomiche) a generare un'immagine.

Insomma, il processo genetico della fantasia visuale non è - per lui - scindibile, pur rimanendo sempre antropomorfo. Ecco perché alla fine, non accede né all'immaginazione come strumento di conoscenza, né come identificazione dell'anima mundi junghiana.
Vi lascio - meglio - alle sue parole:
Ma c'è un'altra definizione in cui mi riconosco pienamente ed è l'immaginazione come repertorio del potenziale, dell'ipotetico, di ciò che non è né è stato né forse sarà ma che avrebbe potuto essere.
e ancora, più avanti:
La fantasia è una specie di macchina elettronica che tiene conto di tutte le combinazioni possibili e sceglie quelle che rispondono a un fine, o semplicemente sono le più interessanti, piacevoli, divertenti.
E qui si arriva al vero, grande, quesito e lezione per il futuro; si arriva alla vera, annichilente, immensa intuizione calviniana (siamo nel 1986) sul futuro della fantasia e di come essa sia in pericolo di vita.
Non posso non lasciarvi di nuovo le sue parole:
Se ho incluso la Visibilità nel mio elenco di valori da salvare è per avvertire del pericolo che stiamo correndo di perdere una facoltà umana fondamentale: il potere di mettere a fuoco visioni a occhi chiusi, di far scaturire colori e forme dall'allineamento di caratteri alfanumerici neri su una pagina bianca, di pensare per immagini.
E se per uno scrittore questo è uno dei valori da salvare, per un educatore - di qualunque razza e dimensione - questo è IL valore da preservare. Certo, "è una pedagogia che si può esercitare soltanto su se stessi"
 e come esempio finale, Italo ci invita a leggere i fumetti senza parole. Ne saremmo (ancora) capaci?
Ci indica due vie, Calvino, per la letteratura fantastica del Terzo Millennio. Ci dice che sono fuse in Balzac (Le chef-d'ouvre inconnu) e ce ne parla. Ma a quel punto, se avete un minimo di sensibilità siete già perduti nel timore che intorno, ogni cosa stia mangiando le gambe alla vostra immaginazione.

7 commenti:

  1. "Tutta zuppa, tutta zuppa... " - Gurdulù: un'istantanea da sganasciarsi le mascelle (come direbbe Gelo :)
    Frank Spada

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  2. Le "lezioni americane" le ho lette una volta di sfuggita... sono dense comunque, c'è un sacco di roba da capire, per niente facili :)
    Già questo post era bello denso.
    Datti un'occhiata a "L'approdo" di Shaun Tan, non mi ricordo se già lo conoscevi. È un fumetto senza parole, è di una bellezza unica :)
    A parte questo: ma in quella frase di Dante, che tu sappia, cosa significa "fantasia"?

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  3. Mah... Dante sta osservando i vari tormenti, ricchi di fantasia, dei vari purgati.
    E pensa che la fantasia divina, in quel caso, poteva anche non esserci e piovergli direttamente dentro la mente, ovvero, credo, essere fatta di immagini mentali. è un po' lo stesso passaggio che descrive Calvino per il passaggio dallo scritto all'immagine mentale
    io ti dico
    "mangio una pizza con le orecchie"
    e tu puoi sviluppare due immagini mentali ben diverse, partendo da uno stesso scritto.
    l'alta fantasia, credo si riferisse alle immagini dei tormenti che egli vedeva (con gli occhi) e alla sua riflessione che erano appunto così fantasiose che a quel punto avrebbero potuto essergli mostrate tranquillamente solo in forma mentale.
    Comunque, alla fine, non ci ho capito uncazz nemmeno io :)

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  4. Chissà se quest'estate il jazz ti farà fare un passo in là, Gelo di un mistotuttigusti in cono!
    ;) :) [...]
    Frank

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  5. Fichissimi i tuoi riassunti delle leziona Americane per farle riemergere dalla memoria!

    Ciao
    Angelo

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