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"Mille splendidi soli" di Khaled Hosseini**

Lo so, lo so... qui rischio il flame da parte di qualche lettore, ma ve lo dico subito: irritazione.
Questo romanzo mi ha provocato irritazione.
No, non ero allergico al cartoncino della copertina e mi crescevano le stalagmiti sui polpastrelli. Sto parlando proprio di una irritazione data dalla lettura, e adesso vi spiego perché, prima che cominciate a dirmi che sto dicendo eresie.

Tanto per cominciare, se vi ricordate, Il cacciatore di aquiloni mi era piaciuto, anche se avevo glissato sulla sua filoamericanità e bianconerizzazione della storia. Lo ricordo ancora con piacere, e pur conscio di essere un libro furbetto, è un buon romanzo, scritto con intelligenza, malizia, e soprattutto con una buona storia da raccontare.
E abbastanza onesto.
Ecco, tenete a mente questa parola, perché è proprio ciò che mi è mancato, leggendo questo Mille splendidi soli, e la storia incrociata di Mariam e Laila, due donne afghane, i cui destini si incrociano apposta per permetterci di vedere (il punto di vista occidentale dell'autore sul) la recente storia dell'Afghanistan.

E tanto per darvi un'idea dell'irritazione, vi dico subito che già v/ pag40-50 mi sono detto, tra me e me: "ma non mi tirerà mica fuori la storia dei due Buddha di Bamiyan schiantati dai talebani per lucrarci ancora sopra con la storia dei talebani-cattivi, tutti gli altri buoni?"
E invece, puntualmente, ecco una delle protagoniste andare in gita coi genitori (brave persone, in quanto filo occidentali e liberali, of course) a visitare i due Buddha e poi ecco descriverci le lacrime, il cordoglio, il grave affronto dei due Buddha abbattuti dal regime Talebano. E noi, lì, lettori, che dobbiamo indignarci.

Ecco, avete presente la vecchia canzone di Cecchetto, gioca jouer
Ecco, è come se in questo libro ci fosse una voce fuori campo - di Hosseini, a questo punto - che desse gli ordini al lettore: indignarsi! - pappapararappa... - piangere! - pappapararappa... - soffrire! -  pappapararappa... - rabbia!... - talebano! - pappapararappa...
Ecco. E' qui che io vi ho letto della disonestà letteraria, magari anche non voluta eh, eppure mi ha irritato. 
Nel raccontarci la storia di Miriam - una orfana/bastarda cresciuta prima solo dalla madre, con il padre ricco e assente - e di Laila - una ragazzina innamorata di un ragazzino senza una gamba (figurati) che sposa un vecchio arabo (maschilista e cattivo, ovvio) - l'autore ci sbatte in faccia la storia dell'Afghanistan, ma con un punto di vista così parziale e così filo-americano che a tratti è difficile non notarlo.
Se ci aggiungete che le due storie incrociate che poi diventeranno una sono zeppe, dico zeppe, di colpi di scena costruiti a tavolino solo per sorprendere il lettore... beh, okay, questi Mille splendidi soli si leggeranno veramente d'un fiato (scrittura pettinata e scioltissima) ma alla fine, la sensazione di essere stati ingannati è forte.

Per la mia mentalità, è ovvio che la maggior parte dei comportamenti talebani li tratterei col napalm, ma è altrettanto ovvio, e non posso essere cieco, che essi credono, a quelle cose e a quella visione della vita, così come noi occidentali crediamo siano giuste un sacco di fregnacce e ci scandalizziamo se altri fanno altrimenti.
E allora perché, mi chiedevo durante la lettura, volermi per forza far vedere alcuni cattivi e altri buoni?
Se il marito sessantenne di Mariam la picchia e non riesce a trattenere la rabbia perché lei, povera crista, non è in grado di dare alla luce un figlio vivo, perché mai non costruirmi un personaggio che si vede ferito nella sua più profonda aspirazione, che si vede in diritto totale e sacrosanto, per la sua cultura, di riempire di botte la moglie per quella che è una colpa gravissima? 
E invece no, tu lettore devi pensare che questo è il cattivo, mentre Mariam (una piaga di donna che mi è stata sulle palle dalle prime pagine) è la buona, è l'eroina. E quindi le donne afghane, o almeno, tutte quelle del libro, sono buone, mentre gli uomini afghani sono per metà buoni (quelli occidentalizzati) e per metà cattivi (quelli tradizionalisti). E poi ci sono i talebani. Quelli devono essere sterminati, ovvio.Sembra quasi che l'obiettivo sia di creare un'antipatia al lettore per poi dargli la certezza di essere nel giusto. Vogliamo provare a farlo leggere a un afghano vero, questo libro? Meglio di no, va.

Poi, passando a fatti più tecnici, il libro mantiene la sua elevatissima leggibilità (roba da sotto l'ombrellone, insomma) ma le storie sembrano costruite, finte, con tempi, coincidenze e avvenimenti precisi. Non ho mai avuto l'idea, come invece per l'altro libro, che queste storie fossero reali. Fiction... ecco cosa mi è sembrato.
E poi, concludo che ho sprecato anche troppo tempo, questo è un libro che sembra scritto per piacere alle donne. Mi immagino un dialogo simile:
- Oh Khaled, ma lo sai che il 73% di chi ha letto il cacciatore d'aquilotti è femmina?
- Ah
- Sì, sì... vero eh.
- Ah okay... ma questo non influenzerà certo il mio nuovo libro...
E invece... 
Bene, è tutto. 
Se i fan di Hosseini vogliono insultarmi, facciano pure. Il libro è ruffiano e filoccidentale in modo smaccato, pieno di infodump sugli eventi storici afghani e con una storia che non dà l'impressione di essere vera ma sembra "costruita per piacere". Si legge bene e non fa male, ve lo concedo, ma non è un libro che mi ha lasciato molto, questo me lo dovete concedere voi. :)

11 commenti:

  1. Infatti l'inizio del Cacciatore di aquiloni mi pareva più un libro "scritto per" che un reale libro di un autore straniero. Poi se il seguito confermasse o meno questa ipotesi non lo so, perché l'ho mollato.

    Simone

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  2. ho dovuto leggere il post in due tempi, perché mi sono venuti gli spasmi a immagianre il gioca jouer con "talebani! pappaparapapapapararapa..."


    comunque, è il tipo di letteratura che evito proprio per queste ragioni.

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  3. Ok...bene...ora non potrò fare altro che immaginarti in un enorme deserto, con Hosseini su un cammello che dà i comandi, e tu che balli con un costumino verde intero :D :D :D papparaparappa...

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  4. Bellissima la visione del "Taliban gioca Jouer".
    mi sto scompisciando dalle risate. :)

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  5. Cioè
    io mi impegno a leggere e scrivere male un libro che se lo merita
    e voi
    maledetti
    l'unica cosa che recepite
    è
    talabano! parappapparapara
    afghano! parappappara...

    cammellibenzodiazepnoici che non siete altro!
    :P

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  6. Certo che abbinare il gioca juer ai Talibàn... solo tu, eh? Grandissimo.
    Questa non è lettura per me ma per mia moglie che ha amato quello degli aquiloni ma odiato, come te, questo. Lei mi ha detto anche che era molto annacquato rispetto al primo, molto più complesso.

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  7. sì, annacquatissimo
    le prime 200 pagine le puoi riassumere in dieci senza perdere nulla.
    l'impressione che ho avuto, sull'annacquamento
    era che khaled avesse la storia dentro sé, nle caso degli acquiloni, ci fosse del vissuto.
    mentre qui si fosse messo a tavolino a inventare per fare il seguito della prima
    e quindi lì a costruir tasselli da incastrare freddi e inutili
    pappararapappa...

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  8. "Le jouer c'èst un petit click", Gelo, un girattorno emancipato: sbianchettato: sotto assedio: les talebans ici!

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  9. Poi, già che ci sono, spammeggio un saluto a Nick, Ferru, SimonPiscuNoé ché Eddy non conosco, e a tutti gli altri della onorata Big Band City in London town a foggy day.
    Mandi, Gelastro a triplo incastro.

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  10. Sono entrato per la prima volta sul tuo blog...davvero interessante. Non si parla mai abbastanza di libri e il tuo è un impegno notevole.

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  11. @Rosario
    "Non si parla mai abbastanza di libri" è una frase che andrebbe adottata come buon proposito per il Mondo!
    grazie :)

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