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"Pasto nudo" di William S. Burroughs***

Posso dire Pasto nudo che non mi è piaciuto tanto?
Oppure, se lo dico, faccio la figura del tipico lettore superficialotto che credeva si parlasse di ddgroga e roba nuda e poi si ritrova per le mani una via di mezzo tra il prose poem onirico e la sperimentazione narrativa?
No, non sono questi i motivi del mio non piacimento.
Anzi, potrei anche dire che non è il libro in sé, ad avermi reso faticosa la lettura, bensì il mondo che gli sta intorno.

Naked lunch, infatti, è uno di quei libri che si è vestito di un'aura da maledetto, da libro cult, da manifesto generazionale (beat, in questo caso) e che appartiene alla categoria dei libri vissuti.
Sono libri che godono di un fascino intrinseco dovuto alla normalità dei lettori, che leggono cosa sapendo che:
a) l'autore le racconta perché le ha fatte (anche se magari non proprio come le racconta)
b) loro non faranno mai di queste cose (pensiero misto tra compiacimento morale e rimpianto).
Però tutto questo accadeva nel 1959, anno della prima stesura del romanzo e anno in cui, ovviamente, un narratore folle che ti descrive il suo mondo con frasi senza senso, dominato dall'effetto costante (o dall'astinenza) di sostanze psicotrope e simili, non può lasciare indifferenti.
Il mondo, purtroppo o per fortuna, è cambiato, e adesso, quando si arriva alla fine del libro e si legge lo scritto di Burroughs che ci descrive, per sua esperienza diretta più o meno intensa, gli effetti e i difetti di oppiacei, antistaminici, barbiturici e quant'altro, passando per yagè, noce moscata, peyote, cocaina, anfetamine e paraldeide, be' insomma, sì, ci fa piacere, e getta anche una luce chiarificatrice sull'intera opera, però... su wikipedia è meglio! 

Ecco perché, dunque, perdendo il libro la sua dirompente carica di rottura ed estremismo, ci si appoggia, o almeno a me è venuto di fare così, sulla lettura dell'opera letteraria e del suo valore narrativo. E la difficoltà di lettura, a questo punto, l'ho trovata. Accanto a passaggi deliziosi e aberranti (poi magari ve ne cerco qualcuno) ci sono momenti in cui la scrittura, giocata tutta sull'uso creativo delle immagini, dello slang, delle visioni del narratore, mostra la corda e rischia di annoiare. 
Insomma, in conclusione, il gradimento o meno, di questo libro, dipende molto da come lo prendete e con quale coscienza decidete di affrontarne la lettura. Io, solitamente, non amo informarmi prima, non amo leggere recensioni/prefazioni/auscultazioni/altrecosazioni prima di leggere i libro. Però qui ho cappellato. Secondo me, se decidete di affrontare il secondo classificato della graduatoria "conoscere la beat generation", un minimo di informazioni preliminari potete prendervele. 
Per esempio, non dico di guardare il film di Cronemberg [che detto tra noi, non ho visto, ma intuisco che solo un folle può pensare di cinematografizzare un libro come questo], ma leggervi prima la "Lettera di un super tossicomane da droghe pericolose" che in questa edizione è messa in appendice, vi farà bene.
Ah, anche avere una vaga idea di dove siamo e chi sono quelle entità semi incoscienti di cui si parla, è utile. Per esempio sapere che tra gli amici di cui ci descrive le peripezie ci sono Kerouac e Ginsberg, e che Benway e i medici in generale rapprentano qualcosa, più che esserla: ovvero l'entità stato, il potere sociale...
Insomma, è un testo fondamentale, dal punto di vista dei semi di fantascienza sociale che racchiude (non molto distante da alcune intuizioni orwelliane, secondo me, solo che qui sono i medici e la violenza delle dipendenze a soggiogare le libertà), ma è anche faticoso, come lettura, perché dopo un po' cominci anche a romperti le balle di tutto questo parlarsi addosso (e vorrei ben vedere, visto che state parlando con un tossico).

Poi? Altro?
Ah, sì, avevo detto che vi lasciavo un pezzettino. I migliori sono quelli che narrano di Benway quando tortura i suoi malati, ma ho trovato questo bel frammento, che parla di culo, e ve lo lascio:

Schafer non sta ascoltando. "Sai," dice impulsivamente "credo che tornerò agli interventi chirurgici di una volta. Il corpo umano è scandalosamente inefficiente. Invece di una bocca e di un ano fuori servizio perché non un buco multiuso per mangiare ed eliminare? Potremmo sigillare naso e bocca, riempire lo stomaco, fare un buco per l'aria direttamente nei polmoni dove avrebbe dovuto essercene uno fin dal principio..."
BENWAY: " perché non un grumo multiuso? Ti ho mai raccontato dell'uomo che aveva insegnato a parlare al suo buco del culo? L'addome gli si muoveva su e giù e lui scoreggiava parole, capisci? mai sentito niente del genere.
"Tutto 'sto parlare col culo aveva una specie di frequenza intestinale. Ti colpiva laggiù come se dovessi farla. [...] un rumore come di bollicine, denso e stagnante, un rumore del quale sentivi l'odore.
"Quell'uomo lavorava in un luna park, capici, e a prima vista sembrava il nuovo numero di un ventriloquo. Divertentissimo, tra l'altro, all'inizio. Il suo numero si chiamava Il buco migliore, roba da urlo [...]
"Dopo un po' il culo s'è messo a parlare da solo. Lui cominciava senza essersi preparato niente e il suo culo improvvisava e ogni volta gli rilancia le battute.
"Poi gli sono spuntati dei gancini curvi ceh raspavano come denti e ha cominciato a mangiare. Lui all'inizio pensava che fosse una figata e ci ha costruito intorno il suo numero, ma il buco del culo si è mangiato i calzoni e han cominciato a parlare per la strada, gridava che voleva la parità dei diritti. [...] Alla fine parlava sempre, giorno e notte, lo si sentiva a isolati di distanza, lui gli gridava di chiudere il becco, lo prendeva a pugni, ci ficcava dentro le candele, ma non serviva a un tubo e il buco del culo gli diceva: "Alla fine sarai tu a chiudere il becco, non io. Perché non c'è più bisogno di te. Adesso posso parlare, mangiare e cagare."
"Poi ha cominciato a svegliarsi al mattino con una gelatina trasparente simile alla coda di un girino sulla bocca. Gli scienziati lo chiamano T.n-D., Tessuto non-Differenziato, e può crescere ovunque nel corpo umano. Lui se la strappava dalla bocca e dei lembi gli rimanevano appiccicati alle mani come nafta che ha preso fuoco e lì cresceva, cresceva dappertutto finché non ne cadeva qualche goccia. Così alla fine la bocca rimase completamente sigillata, e la testa si sarebbe staccata spontaneamente (lo sapevi che c'è una malattia in certe parti dell'Africa, e solo tra i neri, per effetto della quale il mgnlo del piede si stacca spontaneamente?) a eccezione degli occhi. L'unica cosa che il buco del culo non poteva fare era vedere. Per farlo aveva bisogno degli occhi. Ma le connessioni nervose erano bloccate, infiltrate e atrofizzate così il cervello non riusciva più a impartire ordini. Era intrappolato nel cranio, sigillato. per un po' dietro gli occhi si riusciva a vedere la silenziosa, disperata sofferenza del cervello, poi finalmente dev'essere subentrata la morte cerebrale perché gli occhi si sono spenti, e non erano più sensibili dell'occhio di un granchio in cima a un'antenna.
Forte, vero? Sì, lo so, vi ho lasciato un pezzo un po' lungo, ma meritava, così vi fate un'idea. Mettete insieme un collage disorganico di cose come questa unito a un altrettanto collage di cose simili che che raccontano visioni ed effetti della droga.
Insomma... sono contento di averlo letto, devo dire, perché se non altro è un libro che fa cultura.

13 commenti:

  1. L'ho letto perché qualcuno mi aveva consigliato di leggerlo, più o meno nel periodo in cui era uscito il film di Cronemberg.
    In casa non possiedo quello che Adelphi che mostri tu, la copia in mio possesso ha un'appendice con una lunga descrizione sulle droghe e sui vari effetti e ai tempi mi aveva incuriosito,
    il resto del libro... be' mi aveva fatto sentire figo per qualche tempo, ma non lo trovo esaltante:-)

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  2. A me che l'ho letto non mi ha mai esaltato. A pensarci bene, è uno di quei libri che leggi perchè tutti ti dicono che devi leggerlo, specialmente la fidanzatina dei tempi dell'Università, e tu a leggerlo per non fare la figura dell'ignorantone.
    Se devo essere sincero più del libro sono macabramente affascinanti le cause della genesi del libro, anche se non ne condivido niente a livello di filosofia di vita.

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  3. già già
    proprio così
    però resta che son contento di averlo letto per non fare quelle figure.
    :)

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  4. Credo me l'abbiano prestato o regalato, e magari è da qualche parte in casa, ma non credo di averlo neppure iniziato. La stessa persona – che grazie al cielo non frequento più – mi aveva passato pure On the road, che mi ha permesso di sfamare due vitelli grazie al latte alle ginocchia che ho prodotto nell'inutile tentativo di finirlo.
    No, pare che la beat generation non faccia per me.
    Ho visto il film di Cronenberg, ma l'ho gradito quanto un approfondimento sulle procedure commerciali nella compravendita di materiali tessili. Lo ricordo anche poco, a parte una scena d'impatto tipo la macchina da scrivere vivente, anche se poi – a distanza di anni – non ho più idea di che accipotta mi significasse.
    Il presupposto è interessante – la storia delle sostanze psicotrope e e tutta quella roba lì, che è in qualche modo documentazione ghiotta – ma quel modo di scrivere lì che hanno gli autori beat, del tipo: “Io sono un figo, tu non puoi capirmi ma questo libro è cultura distillata dalla mia ascella di uomo vissuto su questa pagina, quindi leggi il mio sudore e impara da un vero figo, sfigato”, mi sa di povero illuso derelitto.
    Che poi è il sottotesto della beat generation, o no?
    Boh, forse non l'ho mai capita perché mi stufo alle prime pagine.

    Baci,
    Giuda.

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  5. in effetti
    a me ora mi suda un'ascella e mi sento molto beat
    figo! :D

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  6. L'estate è molto Beat.
    Pure troppo! u.u

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  7. anch'io mi sono trovato piuttosto in difficoltà con questo libro, tant'è che non sono riuscito a valutarlo su anobii. comprendo le tue perplessità quando dici che è un libro che non si può "solo" leggere per poterlo apprezzare.

    comunque il film te lo consiglio, a meno che tu non sia insettofobico.

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  8. non sono insettofobico, ma con sto sole e con l'estate intorno secondo te, che, mi metto a guardare film? seeeee :)

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  9. Ho abbandonato On the road dopo poche pagine. Il Pasto nudo non ci ho neanche provato.
    Non perché sia prude, semplicemente li trovo datati e senza fascino. La trasgressione è un'arte sottile.
    gloria

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  10. ...oddio... m'avevi fatto scappare la voglia di leggerlo, se mai l'avessi avuta, ma quel brano che hai lasciato mi ha fatto cambiare idea... o.O

    Ma tu riesci veramente a "decidere con che coscienza leggi" qualcosa? (domanda seria). Io dopo un po' mi scordo.

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  11. E se provaste a fileggiare su una lama e scattar via prima di esercitarvi spiritualmente per il resto della vita?
    http://varesenoir.wordpress.com/2011/07/10/pronti-a-scattare/

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  12. @Michela
    MAh...
    per un libro come questo sì
    Era troppo conosciuto ex ante, se non altro come fama, per non fare una scelta che avesse un'ottica conoscitiva culturale, e non narrativa. per quasi tutto il resto no :)

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  13. @Frank
    al di là che come fai spam tu non c'è nessuno
    però porca miseria
    almeno lo potevi fare nel post dedicato a chandler! e non in questo che non c'entra una beata mazza! :)

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