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"Memorie di un folle" di Gustave Flaubert**

Ho mezzora di tempo, per parlarvi e ficcare sullo scaffale questa mia prima avventura con Flaubert. E vi dico già che questa mezzora me la farò bastare, e ci ficcherò dentro anche lo scan della copertina e la ricerca di qualche cosa sul suo conto che mi faccia rimanere viva la scintilla di volerlo leggere, prima o poi.
Non ci siamo piaciuti, no, a questo primo approccio. Lui parlava troppo e anche se io capivo che aveva una cultura immensa, per la sua età, non me lo sarei trombato nemmeno se fossi stato un picchio e lui il buco di un albero. Dài su, scherzavo, non saltatemi alla gola come al solito...
"Memorie di un folle" (ma lo trovate più spesso tradotto con pazzo) è stato scritto quando Gustave aveva 17 anni, e io gliene do atto: per quella età trasuda cultura e un'idea intrigante, ovvero quella di fare la propria biografia raccontando di se stessi e della propria adolescenza come se la si avessa già vissuta, mentre la si è appena cominciata a vivere.

Con la sua prima al passato remoto, verbosa e prolissa, il protagonista ci racconto il suo sentire, il suo aver perso la via della purezza - soprattutto in amore - a causa di un innamoramento, quasi un'idealizzazione, di una donna più matura, vista in una vacanza al mare, da "lontano", senza averci praticamente nulla a che fare. E quella parte, non nego, ha begli spunti, un modo che riesce a farti pensare a quando anche tu, alla sua età, avevi perso la testa per qualcosa di irraggiungile e inadatto a te, nella consapevolezza che fosse così.
Riconosco, anche, la precocità nella scrittura e nei contenuti, certo. 
Ma oltre a riconoscere queste due cose, la pura e sana verità è che ho faticato da bestie ad arrivare alla fine del libro. Ma da bestie... Come dite? Sono un povero sfigato che non capisce il genio di Flaubert, che a 17 anni scriveva già frasi tipo (apro una pagina a caso):
Come rendere a parole cose per le quali non c'è lingua, quelle impressioni del cuore, quei misteri dell'anima a essa stessa ignoti? Come potrò dirvi tutto ciò che ho sentito, tutto ciò che ho pensato, tutte le cose di cui ho gioito quella sera? [...]
 Potrei mai dirvi tutta la melodia della sua voce, tutta la grazia del suo sorriso, tutta la bellezza del suo sguardo? Dirvi mai come poteva far morir d'amore questa notte piena del profumo del mare, con le onde trasparenti, la sabbia resa argentea dalla luna, l'onda bella e calma, quel cielo splendente e poi, vicino a me, quella donna? Come rendere tutte le gioie della terra, tutti i piaceri, ...
Ma voglio dire... devi proprio? :)
Insomma, non ce l'ho con Flaubert e questo racconto non permette certo di giudicarlo. Capisco sia a costo zero, ma stavolta una piccola critica la muovo: non è certo un racconto rappresentativo e che permette di assaggiare l'autore, come altre volte è successo. O meglio, voglio credere che sia così, perché sennò col pazzo che leggerò mai Flaubert!
Quel che vi ho letto io, fra le righe, che mi fa rimanere molto bonario nella noia mortale che mi ha causato la sua smania di usare decine e decine di punti interrogativi ed esclamativi, è una sorta di ingenuità di fondo, sia morale, sia letteraria, solo in parte celata da una vasta e precoce cultura. 
Basta così, direi. Vi anticipo solo che la noia causata da queste "Memorie di un folle" è stata molto ben bilanciata dall'uscita di domenica scorsa, di Vargas Llosa, di cui vi dirò un gran bene.
Vi saluto con un video pescato sul tubo, che ti fa venire voglia di prendere la matita in mano

10 commenti:

  1. Non mi è mai piaciuto troppo Flaubert, l'ho sempre ritenuto eccessivamente pomposo per i miei gusti.

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  2. Calma, Gelo, calma... 17 anni e Madame Bovary di là da venire e G.F. "Madame Bovary, c'est moi", calma Gelo.

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  3. Infatti. Madame Bovary si legge tutt'ora in un fiato.
    Bellissimo il video, tutto una metamorfosi, A un certo punto, inoltre, sembra un Matisse...
    gigì

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  4. ma io però mantengo l'idea che non deve c'entrare l'età, un'opera va valutata per quel che è... giusto? :)

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  5. la bovary
    è la sullo scaffale da parecchio, quindi prima o poi la leggerò, quello era indubbio :)

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  6. Un'opera va valutata per quel che è.

    Stragiusto :-)

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  7. Se la Bovary è là non rimirarla troppo, agguantala e fatti affascinare - fai altrettanto con Castorp, Claudia... lascia perdere i libricini, ché oltre a lavorare devi inoltrarti ai poli (sono un po' schiacciati, questo è vero, ma il tempo è quel che è. E domani... Mah! secondo me fulmini e tuoni, poi... sulla tua tavolozza non manca certamente il nero-seppia, vero Gelo?).
    Mandi

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  8. oh dio, che bello!!!
    Ho finito di leggerlo da poco e ho fatto una fatica del diavolo a leggere ste settanta cazzo di pagine che non sapevo più come finire. Grazie. Avevo paura di fare la figura del cretino a dire che sto racconto è stato un parto.
    Non mi sento più solo e ora posso gridare al mondo: ma che roba è sto "Memorie di un folle"??

    Ok, finito lo sfogo penso si sia capito che non mi è proprio piaciuto... ;)

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