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"La luna fredda" di Jeffery Deaver***

Alla fin fine, o di riff o di raff, un "Deaver" all'anno mi capita tra le mani, e solitamente lo leggo. Ricordo con molto piacere, per esempio, La sedia vuota, che aveva gestito al meglio il meccanismo a orogeria del buon thrillerista, e ricordo meno bene, invece, La lacrima del diavolo, con un finale che pareva la pubblicità della coca zero, dove esplode una bomba e riassettano la casa in qualche ora.
Il collezionista blabla, invece, lo lessi parecchi anni or sono, quando andava di moda, e forse devo averne letto un altro poco prima di tenere il blog. Insomma, non sarò un fan, ma qualche Deaver l'ho letto e lui, quando è in giro qua o là, è sempre così educato e disponibile che sono stato parecchio contento gli abbiano dato il compito di scrivere il prossimo 007.
Se non risolleva lui, le sorti di James Bond, non lo farà più nessun altro.

Tra l'altro, i Deaver, di solito li leggo d'estate, perché mi sembrano libri adatti alla lettura in scioltezza, senza tanto lambiccarsi per la trama e per sovra-sotto-paraletture e che, soprattutto, vanno via bene, tenendoti incollato alle pagine anche quando ti passano davanti al naso stormi di quaglie galattiche.
Quest'anno toccava a "La luna fredda" libro che mi regalò Valchiria forse addirittura un anno fa, perché pare l'avesse doppio o che diavolo ne so. Io tengo e archivio...
Siamo comunque dalle parti del nostro scarrozzante Lincoln Rhyme, simpatico poliziotto paralizzato ma non del tutto, che purtroppo, causa dipendenza del nostro immaginario dai cinefilmismo, si trucca come Denzel Washington, mentre la sua collega e compagna, per la stessa causa, ha le fattezze da supergnagna di Angelina Jolie... Che ci volete fare... Io all'inizio ci ho provato a vedere Lincoln con la faccia di un wma e Amelia con le fattezze di una panciuta poliziotta di quartiere, ma niente da fare, lui tornava nero, lei tornava gnocca. :)
Ma sto un po' cazzeggiando, scusate.

Veniamo al libro, reperibile facilmente in edizione tascabile come praticamente tutti i libri di Deaver.
Il Killer, stavolta, si chiama l'Orologiaio, e sembra talmente preciso e pignolo, da essere piuttosto facile da schematizzare ma difficile da catturare. L'indagine non è solo di Lincoln e Amelia (tra l'altro lei piena di dubbi e presa da una sua indagine personale piuttosto delicata), ma è di un'intera squadra, apparentemente affiatata, in cui si ritrovano i classici personaggi del melting pot d'esperienza e della brain storming delle competenze.
Abbiamo la recluta, che deve imparare, forse impulsivo e ingenuo, ma che alla fine ci mette del suo e non è l'ultimo pirla; abbiamo l'esperta di materie nuove, la semiotica e il linguaggio del corpo, in questo caso, che diventerà fondamentale per affrontare l'indagine con un altro punto di vista. Abbiamo il poliziotto che sembra non raccontarla giusta, e forse è così, e abbiamo quello che pare corrotto, e forse lo è, forse non lo è. 
Insomma... gli ingredienti sono sempre quelli, ai quali Deaver aggiunge un bel pizzico di 11 settembre, oramai onnipresente (ma il libro è del 2006 e lo perdionamo), una spolverata di guerra in Iraq, e il recupero di qualche vecchia conoscenza, sia tra i buoni, sia tra i cattivi.

Ovviamente, non mancano i colpi di scena. Come al solito almeno 2-3 per paragrafetto, che sono il collante che spinge e non smettere di leggere e - come per ora mi è accaduto in tutti i suoi lavori - funzionano molto bene. Lo stile di Jeffery è il solito, asciutto e scorrevole, i suoi meccanismi del "ti dico tra due pagine una cosa che ti potrei dire adesso così tu fai OH", abbondano e funzionano
La critica potenziale, che come sempre vede un enorme - dico enorrrrme - dispiego di energie per catturare questo Orologiaio. Si ha l'impressione che tutti gli USA siano pronti a fornire all'FBI ogni energia per impedire un paio di omicidi newyorchesi, in quanto si sa, a NY non uccidono mai nessuno... Però qui Jeffery è bravo: ciò che tira fuori, ovvero Iraq e attentati in 11/9style, sono comunque minacce che giustificano questo dispiego di mezzi e alla fine, il tutto è abbastanza credibile.

Dài, ho parlato anche troppo, avete capito. Un thriller gradevole che piacerà a tutti gli amanti del thriller, che ti fa trascorrere 460 pagine(!) di suspense senza mollarti e che ti insegna anche qualcosa sulla semiotica e sugli orologi. Se poi vi piace l'accoppiata Amelia e Lincoln, be', forse l'avrete già letto.
Non cercateci, però, innovazione e novità. Questo è un bel thriller, ordinario, e non pretende di essere altro.

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