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"Notturni" di Kazuo Ishiguro****

Lo so, lo so, tutti voi aspettate la battuta, e come posso io deludervi? E allora ecco, oggi parliamo di un libro del Kazuo!
I Notturni, per la precisione, ovvero un libro di cinqeu racconti, che per sottotitolo porta "Cinque storie di musica e crepuscolo".
E il sottotitolo, va detto, è proprio un ottimo modo per riassumere i cinque brani dello scrittore giapponese, che già ho avuto modo di apprezzare con Quel che resta del giorno e con Non Lasciarmi (perfetto per esecuzione, anche se meno originale, il primo, l'opposto, il secondo).
Si conferma, il buon Kazuo, autore di razza.
Sono molto belli, questi racconti e mescolano poche cose, ma piene di sfumature e colori, tutti legati a due idee di fondo: la musica e la gioiosa e inquieta irregolarità del vivere.
Come ci dice la retrocopertina, infatti:
Il «notturno» in musica è una composizione di carattere lirico e melodico, veicolo di atmosfere sognanti e sentimenti ambivalenti, e in senso ampio ispirata alla notte.
E nel comporre questi racconti, Ishiguro, riesce pienamente nell'intento.
Perché c'è ironia, c'è dolcezza, vivacità, certo... ma più di ogni altra cosa c'è la crepuscolarità, la melanconia.

Tanto per cominciare, sono scritti bene, scorrevoli e melodiosi, nella prosa, senza mai eccedere in ricerca di lessico o periodi complessi. E poi, almeno in un paio di frangenti, sono spettacolari.
Diciamo che è meglio dirvi due parole su ognuno dei cinque Notturni.
Il primo racconto, Crooner, è ambientato a Venezia e ha per protagonista Tony Gardner, che non è quel Tony Gardner, ma un cantante di mezza età che una volta era famoso e del quale era grande fan la madre dell'io narrante, musicista anch'esso, che lo incontra e conosce al caffè in cui lavora. Tony è lì in una sorta di non-seconda lune di miele con la moglie Lindy, e la serenata per cui ingaggia il nostro giovanotto è piuttosto strana e rivelerà un sapore davvero agrodolce.

Il secondo racconto è un pezzo da novanta, che è a tratti grottesco, a tratti comico e poi, alla fine, rivelatore di uno scorrere del tempo malinconico e triste, soprattutto quando a esse si accompagna una pochezza del tempo vissuto. Vi dico solo che in Come rain and come shine, il protagonista, in visita a casa di due amici di vecchia data, finisce per scoprire cosa pensano di lui e - lasciato a casa da solo con l'amica di un tempo - finisce per combinare un casino galattico che lo perterà persino a ricreare artificialmente la puzza di merda di cane. Spettacolo!

Il terzo brano, Malvern Hills, vede un musicista che si prende una vacanza dalla sorella, lavorando per quel periodo in un albergo di provincia. Incontra per caso una coppia che inizialmente gli sta antipatica e che poi si rivelerà essere di grandi appassionati di musica e suoi estimatori. Peccato che lui, prima, per dispetto, gli avesse consigliato l'albergo peggiore della cittadina...

Poi c'è Notturni, il racconto che dà il titolo alla raccolta. Anche qui si parte da una premessa ironica: un musicista bravo ma brutto, costretto dal suo agente a farsi una plastica per poter sfondare. In ospedale finisce per essere nella stanza accanto con l'eccentrica Lindy - moglie del Tony del primo racconto - e finisce, anche per entrare nelle sue grazie. Anche qui, però, tutto si rivelerà caduco e superficiale, e sarà la malinconia, alla fine, a lasciare la sua scia...

Ultimo, forse quello con meno storia, ma ad altro pathos, visto che è meno ironico, Violoncellisti. Si torna a Venezia, nelle orchestrine che girano di caffè in caffè, e si incontra una insegnante, che decide di prendersi un pupillo e di guidarlo. Una storia che descrive il rapporto tra un maestro e l'allievo, ma che nascondo un aspetto strano, paradossale, che sarà svelato alla fine e vi lascerà a metà strada tra la tristezza e la pace.

Concludendo, cinque bei racconti. Tutti. Particolarmente indicati per i musicisti, certo, meglio ancora se jazzisti, ma apprezzabile da chiunque pensi che scrivere sia un po' come dipingere melodie. Qui Ishiguro lo fa, e lo fa decisamente bene.

4 commenti:

  1. Mi sa che il buon Ishiguro san, era affascinato da Venezia.

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  2. senza dubbio! le orchestrine gli devono poi essere piaciute parecchio :)

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  3. sì ma non parla di metallari eh?

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