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"Una notte al Ghibli" di Samuel Marolla***

Samuel Marolla ha un pregio.
Ieri accompagnavo mia  mamma a togliere i punti e speravo d'avere almeno mezzora di sala d'aspetto e mi sono portato via - perché è più comodo - l'ereader.
In mezzora, mi son detto, mi leggo un racconto.
Anzi, prima ho tentato di cominciare The raven, il poe-ma (questo calembour è figo, ammettetelo), ma poi ho desistito perché c'era una lunga introduzione e non avrei fatto in tempo, così sono passato a questo epub: Una notte al Ghibli.
Ebbene, il tempo poi si è ridotto a dieci minuti, e io ho letto a malapena tre o quattro, delle venti pagine del file.
Che poi, Una notte al Ghibli, è un racconto che risale ai tempi dell'Altalena, e io lo lessi già in quella raccolta. E quindi era una rilettura.
Eppure sono tornato a casa con la voglia di finire il racconto.
Ho fatto le cose di blog, le cose di mail, le cose di doccia, le cose di cena, le cose di casa e alla fine, alle otto, mi son fatto un tè e mi sono ficcato nel letto, ho piazzato gli Who e mi son detto: me ne frega un cazzo, adesso mi finisco il racconto. E l'ho finito.
Ecco, è credo sia il pregio migliore, per un certo tipo di narrativa.
"Una notte al Ghibli" è un racconto horror-noir privato della componente thrilling: due uomini, un cliente e il proprietario del bar, il Ghibli, nella Milano da bere, nascosta ai più, si raccontano le storie. Le brutte storie che può avere da raccontare un carabiniere dei ris, che no, non è come in TV, e la storia che può avere da raccontare un libico, della sua terra, dove il Ghibli, con la sabbia, ti taglia la faccia.
E allora non servono grandi paroloni, o effetti speciali, per un racconto di questo tipo.
Non mi devi far paura, forse, un po', devi farmi venire quel brivido, quel pensiero che viviamo tutti separati da membrane invisibili e che a volte, dall'altra parte, ci sono zone scure che non vogliamo incontrare, e anzi, preferiamo fingere non esistano.
E poi il racconto finisce, forse indugiando troppo sulle riflessioni esterne, ma lasciandoti soddisfatto.
Sì, ti dici, mi ha fatto bene, questo racconto. E magari non capisci come qualcuno che ti racconta storie così brutte possa farti bene, ma nelle tre storie nere, nerissime, che si muovono nei ricordi di questi due uomini, ci sono due fili, intrecciati, che spiegano perché. Il mistero, l'inafferrabile che può essere crudele, orrifico, ma che c'è, e noi ne siamo attratti. Ci chiama, ci ha sempre chiamato. Così come il secondo filo, che poi, in fin dei conti, potremmo banalizzare come amore, ma forse è più un desiderio. Questo mistero, questo inafferrabile, è chiamato in causa dall'amore, dal desiderio, che gli apre la porta.
Insomma... dai, se vi va scaricate e leggete.
E' gratis, lo potete scaricare in che formato di aggrada dal sito dell'autore, e se siete di quelle persone che dicono/pensano "Ah no, l'horror io no" be'... senza offesa, sarebbe ora di crescere, e cominciare a dare alle cose meno etichette. E non dite che non vi ho dato delle buone chiavi di lettura, eh. :)
E dopo averlo letto, vi dico anche che è contenuto nella raccolta di racconti di Samuel, La mezzanotte del Secolo, che insomma, potreste addirittura comprare approfittando della promozione natalizia Extralarga e magari decidere di cominciare a diventare milionari! :)


4 commenti:

  1. È stato la prima cosa che ho letto di Samuel Marolla. E ora lui lo annovero tra gli scrittori horror che preferisco. :)

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  2. Anche per me è stata la prima lettura di Marolla.
    L'ho letteralmente divorato!

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  3. Il Mondo è veramente la trama scritta da qualche entità superiore.
    Ieri ho passato il Natale con i parenti. Abbiamo la divertente abitudine tra zii, cugini e quant'altro di comprare un regalo che non superi tassativamente le 5 euro e poi di estrarre a sorte, stile Pesca, per distribuire i regali a caso. Il mio regalo, sappilo stronzone, era uno dei libricini dei Corti seconda stagione, chiaramente con allegato il segnalibro dove c'era il mio racconto. ;)
    Vengo al sodo. Mio cugino vede il libro e si ricorda che ogni tanto mi diletto nella scrittura. Quindi mi dice:
    — Ma lo sai che anche un mio collega ogni tanto scrive. Credo anche abbia pubblicato qualcosa.
    — Ah, sì — dico io. — E come si chiama?
    — Samuel Marolla.
    — Ah!

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  4. ahahahahahahahah
    QUESTA E' DAVVERO FANTASTICA!!!
    :))))))
    la voto come notizia dell'anno!

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