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"Il Grande Notturno" di Ian Delacroix***

Ho tergiversato.
Ho aspettato un po', lasciato passare il tempo, più di un mese, oramai, da quando lo lessi. Ho atteso non so cosa, anche se in realtà so bene cosa, e stasera mi sono deciso.
Ian, sì, proprio lui.
Ian che là fuori so che mi legge e che non solo è uno scrittore di cui sono fan, ma è anche un amico, anche se non lo vedo da anni, oramai.
E cos'è che mi ha trattenuto dal parlarvi di questo libro?
Facile.
Non mi ha convinto.
Non del tutto, per lo meno.

Ci sono tante cose, da dire, anche se il libro è piccolo.
E' piccolo e vola, si legge in fretta, la storia regge.
Ian, come me, mi pare non ami i libri lunghi, dove si usano parole di troppo.
E come me, anche lui, ama la forma racconto, nella narrativa, lo so. Non solo in quanto lunghezza particolarmente adatta all'horror, quanto anche per una sua nobiltà, storica e letteraria, e per una sua difficoltà intrinseca. Insomma... abbiamo affinità, io e Ian, su certe cose.
Ma io non mi aspettavo solo un libro piccolo, da lui.

Voglio dire... non è a torto che mi proclamo fan. Parlando di (de)composizione di viole - ingenuo come uno squonk - aprii questo blog, eoni fa. E lessi anche Epifanie, e gradii molto molto Abattoir, libro che vi consiglio di acquistare prima che sparisca dalla mia stanza-magazzino. E apprezzai molto, anche se so che ha un finale che può non piacere, il suo racconto in Archetipi, mentre apprezzai molto meno la sua cornice in Carnevale.
Ian è un autore horror, un horror-writer vero, autentico.
Uno che un sacco di cultura e di letture, sulla schiena, che ricerca l'atmosfera, l'avvolgimento del lettore quasi prima ancora di ricercare la trama. Un horror-writer di quelli che se ti dà un appuntamento te lo dà in un cimitero, perchè magari lui ci si trova a suo agio (okay, anche io, lo ammetto).
Ecco, voi capirete perché io mi aspettavo molto, da questo libro.
E le stelline là sopra vi fanno già capire che non ho avuto quel che volevo.
Si sa, e Ian è il primo a saperlo, gli amici li tratto peggio dei nemici. :)

Cominciamo.
Due caratteristiche di questo libro.
Prima. La copertina! Ecco, io ho votato per questa copertina come la più bella del 2011. A me piace, piace davvero tanto. Si fa un tanto parlare di ebook vs books e uno degli aspetti per cui mi piacerà sempre aver a che fare con un libro è la presenza di una bella copertina. Questa è bella, molto. I due Diramazioni hanno fatto un lavoro ottimo con tutte le nostre copertine, ma qui, parere mio, hanno trovato un'alchimia perfetta, con il libro. Zombi a Milano con un pifferaio che li domina... voglio dire... non è questa copertina? Sì, lo è. E anche la mescolanza di colori freddi vs caldi è nel libro.
Bene. Questa la prima caratteristica. Bella.

La seconda, meno bella.
Ci sono dei refusi e delle imperfezioni sfuggite alla correzione bozze. Seeee vabbè, direte voi, e in quale libro non scappa qualcosa. Avete ragione, il libro perfetto non esiste. E' una cosa che impari quando fai la tesi, la rileghi dopo aver riletto ogni paragrafo per decine di volte e quando la ritiri, apri a caso, e trovi un errore di battitura. Funziona così anche per i libri, che credete. Però qui dobbiamo fare un mea culpa, inutile raccontare quella dell'orso. C'è qualche imperfezione di troppo. Succede anche nelle migliori famiglie, ve l'ho detto, e così adesso potete saperlo già e leggere senza tanto impressionarvi. Non è niente che vi farà perdere il sonno.

E finalmente parliamo del libro. Cosa volete prima? I pregi o i difetti?
Facciamo un po' per uno, magari seguendo l'ordine di lettura, così è più facile.
Parte bene, Il Grande Notturno. L'idea di fondo la sapete, ma tanto vale ripetervela. Milano si vede invasa dagli zombi, dai non morti, dai ritornanti. Il libro, in realtà, parte in media res, con un breve capitolo che ci catapulta nella metropolitana, le viscere della città, con un gruppo di personaggi in caccia di qualcosa che scopriremo subito. Scelta che mi è piaciuta, sì, anche se c'è una focalizzazione su un personaggio che secondo me, poi, si rivelerà un punto debole.
Ma andiamo per ordine, ho detto. Passiamo dalle viscere all'aria aperta, grigia, primaverile ma non allegra della Milano metropoli, nella mattina in cui tutto è accaduto. Anzi, con una lunga analessi, che ci riporterà ad agganciarci all'incipit, si racconta l'antefatto. I topi, che hanno invaso la città, e il personaggio magico, oscuro, misterioso che l'ha liberata da questa "peste". Come dite? Non avete mai sentito una cosa simile? E che credete, che se accade, nelle altre città, ve lo vengano a dire? Ma certo che no, i Governi mettono a tacere tutto. Insomma, per farla breve, cosa vuole in cambio il Grande Notturno?
Dieci ragazze, bellissime. Si può fare? Volendo si può fare tutto, dice lui, ma l'amministrazione milanese non lo farà (e nessun altra amministrazione l'avrebbe fatto, una volta che si trova liberata dalla piaga) ed ecco la sua vendetta. Bene. Fin qui bene, perché è un'ambientazione suggestiva, che dipinge bene la città e anche alcuni personaggi, e c'è azione, e pathos.

Ma siamo già sul filo del rasoio, però, riguardo a un altro aspetto.
La verosimiglianza. Io posso pensare che mettere a tacere un'invasione di topi sia verosimile. Poco, perché il primo ragazzino con un cellulare in tasca avrebbe piazzato il video sul tubo in tre-quattro secondi, e l'avrebbero fatto in centinaia, però so anche che il potere della censura e del "nascondimento" è molto forte. Internet è molto poco libera, gli altri media ancora meno. Solo il passaparola è l'unico mezzo di informazione tanto distorsivo quanto libero. Insomma... dov'è che si cade sul rasoio?
Nella reazione dei personaggi. Se succede qualcosa come ciò che è successo a Milano, qui, è inutile Ian, non mi convincerai mai che nessuno dei dieci personaggi non guarda il cellulare, non prova a chiamare a casa, non pensa ai propri cari, cerca di contattarli, di sapere se sono vivi, di chiamare qualcun altro, qualunque, di fare foto, di fuggire, di correre,semplicemente, a casa. No, inutile, siamo nel 2012, è così che funziona. E soprattutto non riuscirò mai a trovare coerente una eroina che crede di aver trovato l'amore ma, con una città invasa dagli zombi e morti dappertutto non si fa scrupoli nemmeno di accertarsi che questo grande amore sia ancora vivo, si sia salvato. Ecco, non è l'unico difetto di questo genere, forse è quello che è rimasto impresso a me, e lo so, lo so da solo che sono una pigna in culo, perché se un lettore legge di fretta, questa cosa non la nota quasi, forse. Troppo preso dall'azione, dal piccolo commando di dieci persone che decidono di scendere a caccia di non si sa bene cosa o chi, ci si lascia andare, e si ignora questo aspetto. Io purtroppo no, son fatto così.

Poi arriviamo alla parte centrale del libro. Vi dico subito che io sono un po' in controtendenza. Scevra di alcuni difetti di prolissità e di un voler troppo sottolineare alcune cose che il lettore ha già capito, il lungo monologo del Grande Notturno, che trasforma il libro un una fiaba nera dentro una storia nera, a me piace.
Ian recupera una figura mitologica dal nord, e non parlo di nord Italia, eh, ma molto più su, dove fa freddo. Una sorta di succhiatore di bellezza, che è figura che non solo dà il titolo al libro, ma che è indubbiamente un fulcro interessante, per muovere le varie pedine. Si sa, se non è l'amore o l'odio, sono i soldi, a muovere i libri e le storie, e non è comune che sia, una volta tanto, qualcosa d'altro, come la bellezza. Questa è una nota positiva, e Ian, te ne do atto. (Anche se lo so che è autobiografica, e che il primo a essere ossessionato dalla bellezza, declinata in arte o quant'altro, sei tu).
Per contro, però, c'è da dire un'altra cosa, che non permette, parere mio ma guarda che ho ragione, uno sviluppo adeguato del romanzo. Troppi personaggi! Mi si potrebbe stare a dire che ni no na ba ta ma, ma non cambierò idea. Troppi personaggi significa semplicemente un calcolo matematico, poche pagine dedicati ad alcuni. Ecco che, quindi, ne esce che il Grande Notturno è ben delineato. Sentirlo raccontare ce lo fa conoscere, dopo averlo scoperto già prima con la sua vendetta e i suoi topi. Ma già con l'eroina, che poi sarà la protagonista della seconda parte della storia, sono in difficoltà. In difficoltà perché i suoi comportamenti chiudono molto bene il cerchio, ma devo fare un salto mentale non indifferente perché io possa giustificarli. Gli altri personaggi, invece, e sono tanti, soffrono. Soffrono perché hanno poco spazio e si salta troppo da uno all'altro, e perché, a un certo punto, bisogna fare attenzione per non confonderseli. Okay, sono pignolo, può essere. Perà io un bel taglio di almeno 3-4 personaggi minori l'avrei fatto. E di gusto. Ed è giusto, aggiungo.

Andiamo avanti.
Suggestioni, altra luce di questo libro. Ian è fissato con le citazioni, sì, e con l'inserire significati, doppie letture, ombre tra le proprie righe. E ce ne sono tante, in questo grande notturno. Si parte quasi subito, e ce ne sono alcune di adatte e gradevolissime. Penso al titolo del secondo capitolo: Uomini e topi. Ian mi cita Steinbeck e nel contempo mi apre il capitolo con un titolo icastico e perfetto. Chapeau. Peccato non siano tutti così, ma questo resta comunque un valore aggiunto del libro. Cogliete la citazione, il richiamo, l'eco? Okay, bravi, buon per voi. Non le cogliete? Non importa, tranquilli. Tutto funziona lo stesso. :)

Poi... poi basta. Sì perché ne avrei ancora, da dire, ma non è che vi posso rovinare il libro a forza di spoiler, no? Quindi si fa un riassunto e si conclude.
Il Grande Notturno è un horror che si avvicina molto alla fiaba nera, zeppo di richiami e con un bel modo di mescolare la metropolitanità attuale alle suggestioni degli antichi miti. Partendo dalla figura hameliniana virata in chiave orrifica si analizza la figura di questo Grande Notturno, essere che fonde echi di ritornante, con venature vampiresche e un profondo rapporto con la madre di tutte le storie: la morte.
Il libro ha dei difetti, superabili, e che non rovinano la lettura delle suggestioni, anche se a parità di potenziale, il libro avrebbe potuto rendere molto di più. Se poi di me vi fidate poco, perché sono pignainculo, ecco qua altre parole sul Grande Notturno di Ian Delacroix.
In ogni caso libro che va letto, soprattutto se siete amanti di un certo tipo d'horror, dei climi cupi e delle fiabe oscure, e perché no, di Milano e della sua goticit(t)à. E libro che va letto se siete stufi di autori stranieri che valgono la metà di Ian e ce li pompano il doppio. E se fossi in voi lo comprerei prima del 31 gennaio assieme a un altro (Marolla! Marolla! Marolla!), visto che potreste usufrire della promozione XL prorogata.


3 commenti:

  1. Una recensione onesta, che fa il paio con altri pareri raccolti in giro da altri lettori.
    La cosa m'interesserebbe assieme a Marolla, ma come ben sai, ne dovremmo riparlare a metà febbraio.
    Ciao.

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  2. Lo posso dire?
    Non è che poi fai la spia?
    In due, magari qualcuna di più, parole:
    si apre bene
    prosegue bene
    si perde (per me si perde con la storia nella storia. è una digressione che, a parer mio, doveva essere lavorata meglio e meglio delineata, o se ne poteva fare a meno.)
    finisce benino che ti fanno pronunciare una serie una serie di "ma... ma... ma.."
    Peronalmente non avevo letto niente di Ian Delacroix (il cui nome non è ch epoi spaventi poi tanto) ma l'impressione che ho avuto leggendo questo libro è che sia stato dato alle stampe (e prendi la cosa con le dovute molle e cautele e via diceno) lo scritto di un amico e che quindi su ogni "perfettibilità" o limatura, sia stato chiuso un occhio.
    Ora, io non son nessun, sono uno che è pure un pò frustratello e leggermente sovrappeso, ma sono uno che legge tanto, ma taaaaaaaaanto e posso dire che questo libro rientra nei mediobassi della mia personalissima categoria.
    Si vabbhè, e sticazzi.
    Giusto.
    Credo però che se fosse sottoposto a un nuovo passaggio di lavoro ne potrebbe giovare e molto, per una nuova edizione.

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  3. Ehi, puoi dire tutto ciò che vuoi, qui c'è liberotà, e poi, alla fine, hai detto più o meno quasi quel che dicevo nel post, quindi ci mancherebbe. ;)
    Tra l'altro mi è stato detto che la colpa di tutto è di Silente... Silente! vieni a scusarti con i lettori! :D

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