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"Lo scorpione e altri racconti" di Paul Bowles***

Non posso dire non mi è piaciuto, anche se in fondo in fondo, non saprei nemmeno dirvi cosa di preciso mi è piaciuto, di questi tre racconti di Paul Bowles, nella solita collana del Sole 24 ore.
E quindi, mentre stamane, probabilmente, mi sarò già comprato i racconti di Voltaire - ve lo dico se per caso vi interessano - ecco che sono stato indeciso se mettergli due o tre stelline.
Insomma...
Al di là del fatto che ormai si è capito che i librettini devono avere 78 pagine - paginapiù, paginemeno - e che quindi se per caso sono corti vi ritrovate un mano un bel times new roman 14, che lo potete leggere anche over the shoulder del vostro vicino di casa, ecco, al di là di questo vi posso dire che:
Il primo racconto mi è piaciuto ma non l'ho capito.
Il secondo racconto è strano e mi ha lasciato un po' incerto, sul fatto che mi sia piaciuto o meno.
Il terzo e ultimo è avvincente, con un bel sottofondo di crudeltà,ma poi alla fine, pur essendo un buon intrattenimento, non è che lasci proprio granché.

Bowles, tra l'altro, io non avevo la più pallida idea di chi diavolo fosse, prima di questi tre racconti, e probabilmente non ce l'avrò nemmeno dopo aver scritto questo post.
Mi si dice che è un classe 1910, che ci ha salutato per la terra dei più nel '99. Ha fatto mezza vita a Tangeri ed è stato punto di riferimento per quelli della beat generation (ma la sua scrittura, tranquilli, non ha niente a che fare con qualsivoglia burroughsginsbergkeruachesimo). E' famoso, più che altro, per aver scritto "Il tè nel deserto" da cui il film bertoluccico (che io non ho mai visto perché ho sempre pensato potesse essere una palla).

Vi dico subito, a scanso di dubbi, che non mi è venuta voglia di leggere la sua opera più famosa, anche se, questo autore, qualcosa di strano ce l'ha.
Per esempio, nel racconto che dà il titolo al librettino,  Lo scorpione, c'è questa donna, vecchia, che vive in una grotta. Raggrinzita, piegata, con gli scorpioni che ogni tanto camminano qua e là e una cappa di umidità che come una tenda la cela al mondo. Qualcuno, cercando l'acqua, sbaglia strada e ogni tanto la vede, ma gira i tacchi e va per la sua via. Il figli l'hanno abbandonata... insomma.. trascorre così le sue giornate. Rincagnata nella grotta.
Ora... mi piace lo stile con cui è scritto il racconto. Frasi rotonde, dal respiro colloquiale, il lessico volutamente semplice, con un retrogusto fintopoetico, quasi a dipingere una vena surreale. Ve ne lascio un paio, toh, giusto per darvi un'idea:
In certe stagioni dell'anno, all'ingresso della grotta c'era una cortina di gocce d'acqua, attraverso cui le toccava passare per entrare. Acqua che scorreva per il pendio dalla vegetazione soprastante, andando a sgocciolare sull'argilla, di sotto. Di conseguenza lei si era abituata a passare lunghi tratti di tempo rannicchiata nella grotta, per mantenersi quanto più possibile asciutta. [...]
Un modo di vivere con molti aspetti che le piacevano. Non era più costretta a discutere e litigare con i figli perché portassero legna per la stufa a carbone. Era libera di andare in giro di notte, in cerca di cibo. Poteva mangiare tutto ciò che trovava, senza dividerlo con altri.
Ora, voi mi direte, che è palesemente una metafora, il racconto della vecchia nella grotta. Okay, ma non ho capito di cosa! Comunque questo è quello che mi è piaciuto di più, perché era strano, bizzarro.

Nel secondo racconto, il più lungo, Pagine da Cold Point, un padre racconta in prima persona di come si sia isolato con suo figlio adolescente in un'isola in mezzo agli indigeni in piena vita da coloni sfruttatori, con servitù indigena e in barba alla civiltà. Passano le giornate a fare un cazzo, i due, ma diciamo pure che non è il miglior modo di educare un figlio... e infatti eccolo crescere in modo non proprio ortodosso... soprattutto sessualmente. E fin qui tutto bene. Poi però il racconto si perde e anche qui non ho ben capito dove si volesse andare a parare con un finale-non finale.

Ultimo pezzo il racconto nordafricano, La delicata preda. Tre mercanti, due anziani esperti e uno giovanissimo, in viaggio. Incontrano un viandante al posto dei briganti, e diciamo che non sarà proprio la persona che sembra essere... C'è violenza, di quella tribale, e anche qui un finale secondo il classico contrappasso che non mi ha soddisfatto del tutto.

Insomma, sono strani, questi tre racconti di Bowles, ma non riescono nè a convincere pienamente, nè a farti dire che sono brutti, perché brutti non sono. Se non altro ti tirano dentro subito e si leggono con grande rapidità. Forse un quarto racconto ci stava, per avere un'idea dell'autore. Così è troppo poco e il tè nel deserto, per ora, non lo berrò.

1 commento:

  1. Pagine da Cold Point.Questo racconto è molto particolare.Gli aspetti più cruenti sono tratteggiati e sta al lettore captarli, in quanto, elegantemente, l'autore accompagna i suoi personaggi nel baratro della loro meschinità ritenendo superfluo spingersi oltre. La perversità dei due protagonisti si ravvisa in molte occasioni.Durante il colloquio tra lo zio C. e il padre, il primo, gridando il suo dissenso alla partenza, fa riferimento a qualcosa che certamente è accaduto molto tempo prima e che fa sospettare qualche perversa tendenza del protagonista. All'arrivo del figlio tutti tacciono imbarazzati. Questo episodio sarà essenziale per ciò che accadrà alla fine del racconto.Insomma,il ragazzo è un pervertito che non si fa scrupoli a soddisfare le proprie insane voglie e a ricattare chiunque vi si opponga.Emblematico è il momento in cui, all'isola, il ragazzo ha un comportamento morale scandaloso e il padre si convince ad allontanarlo, allora lui, sapendo che il padre ha la sua stessa perversione, non esita ad introdursi nudo nel suo letto.Quando la situazione all'isola si fa insostenibile, il padre decide per il viaggio a Cuba.Qui il ragazzo scopre di poter condurre una vita libera e sfrontata.Il padre si vorrebbe opporre perchè intuisce che il figlio si perderà irrimediabilmente.Allora il ragazzo minaccia velatamente il padre di considerare l'ipotesi di ospitare lo zio C., che ricordiamo è a conoscenza di qualche problemino dell'uomo. Questo chiude la questione!L'uomo teme le conseguenze giuridiche minacciate nel famoso colloquio e il ragazzo resterà a Cuba a perpetrare i suoi loschi e insani ricatti sessuali.

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