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"Morfina" di Michail Bulgakov**

Ero contento, ci fosse Bulgakov.
Contento perché Bulgakov, per me, è la faccia bella dei russi, assieme a Pelevin, e perché ho amato, enormemente amato, Il Maestro e Margherita, nonché sono stato ferocemente avvolto dai suoi due romanzi brevi Cuore di cane e Le uova fatali.
E posso dire che sono ancora contento di aver letto Morfina, diario semiautobiografico di Michail, anche se no, non mi è piaciuto troppo e la mancanza - o il mio non cogliere - di un sottomessaggio, di un simbolismo politico/satirico, forse mi ha consegnato un racconto breve un po' magro, in quanto a densità.

Per una volta che la copertina mi piace, tra l'altro, la 42esima uscita dei Racconti d'Autore del sole 24ore ci frega un po' sulle pagine. Racconto breve, troppo breve, 57 pagine allungate contro le solite 75... e come mai? Non c'era altro Bulgakov da aggiungere?
non lo so, e vabbè, non stiamo a sindacare troppo.

Tra l'altro ho cominciato a leggere questo libro allo stadio, prima di Udinese - napoli, in un Friuli ancora semivuoto, da solo, sugli spalti, e devo dire che era una situazione vagamente straniante. Anche perché la parte iniziale, sapendo già di cosa si tratta, riguardo al racconto, trae un po' in inganno, essendo il narrante non il protagonista - il morfinomane - bensì il depositario, si vedrà, delle altrui confidenze. Eppure, sulle prime, avrei detto che era proprio questo Bomgard, l'individuo pronto alla discesa verso la dipendenza da morfina.

Invece no. Si legge e ci si accorge che il finale ci viene subito svelato, piuttosto classicamente, lasciandoci tra le mani il quaderno su cui Poliakov, il medico che, pian piano, diventerà schiavo della morfina, annota il suo viaggio, il suo peggioramento, le sue amnesie e le sue abiezioni. 
Certo... impossibile non notare che l'anno è il 1917, che c'è Mosca, alle spalle, e la rivoluzione russa più volte citata, e una sorta di parallelo che si potrebbe fare tra la Russia che cade nella guerra civile e il protagonista che - via morfina - cade in una guerra civile interna, tra la sua parte sana, che inutilmente cerca di resistere alla forza dirompente della droga.
Quindi non è proprio vero, che la parte politico/storica manca, in questo racconto di Bulgakov, ma è innegabile che si dà soprattutto importanza alla parte diaristica e alla vicenda della dipendenza, narrando come la morfina, protagonista latente, porti all'estremo Poliakov.
Eppure, nonostante tutto fili abbastanza bene, e il valore medico sollevi in parte il tutto, per me è stata una lettura non troppo avvincente, quasi un po' priva di sale, nella seconda parte, che non è riuscita a introdurmi a una drammaticità che - è probabile - avrebbe dovuto avere.
Complice forse una mancata empatia con Poliakov, che non riusciva ad attrarmi né in positivo, né in negativo. E complice un ritmo singhiozzante, del diario, che non mi ha fatto cavalcare, nella lettura, pur tenendo conto della brevità.

Poi certo, Bulgakov il suo intento lo raggiunge, riuscendo a descrivere piuttosto bene cosa significhi dipendere dalla morfina e rendendo bene l'idea di cosa voglia dire "sprofondare", soprattutto quando annaspare per riemergere porta a scavarsi ulteriormente la fossa.
Ma resta un racconto che non mi ha rapito... Niente di male, ci mancherebbe, lieto comunque di averlo letto, ma non mi ha lasciato graffi.
Ah, la prossima domenica, mi raccomando, non perdetevi il numero... dico solo Buzzati, e ho detto tutto.


6 commenti:

  1. Bulgakov mi piace, ho letto solo Cuore di cane e Le uova fatali, e ho Il maestro e Margherita e La Guardia bianca.

    Gli autori russi mi piacciono, in genere. Hai letto Solzenicyn?

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  2. Ho provato le stesse identiche sensazioni leggendo questo raccontino.
    Peccato, da Bulgakov mi aspettavo di meglio.

    Però Buzzati lo attendo trepidante...!!

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  3. Alternare la morfina con il veronal... Gelo, ti consiglio d'inframezzarli con l'assenzio.
    Mandi.

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  4. @Daniele
    no, non conosco Solzenicyn, grazie, vedrò di rimediare... ampliare la faccia bella della russia è sempre bene

    @respirancora
    trepidiamo in due, allora :D

    @Frank
    guarda, bere l'assenzio non è così facile, ho cercato parecchio in giro, un tempo, ma si trovava solo false imitizione e quello che scovavo era un assenzio depotenziato, non paragonabile a quello ottocentesco... la morfina non fa per me, preferisco altre droghe... tipo me ;)

    Arrivati i due libri che tu sai, mi dirai come e quando fare, ma ti scrivo in privato

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  5. Eccoti il vero assenzio:
    Titolo originale À rebours
    Altri titoli Contro corrente, A ritroso
    Autore Joris Karl Huysmans
    1ª ed. originale 1884
    au revoir.
    ps - ricevuti anche.

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  6. @Gelo: allora comincia con Una giornata di Ivan Denisovic ;) Era nella collana 100 pagine 1000 lire.

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