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"La bellezza nonostante" di Fabio Geda**(*)

E si torna ai libri! 
Sì, libri, perché è di questo che parla il blog di gelo e perché è ora di basta, di mettere video fighi che non caga nessuno :)
E aprile, ve lo dico subito, sarà il mese dei libri piccoli.
Piccoli di pagine, piccoli di misura, non so se piccoli di contenuto, ma questo non si sa prima di leggerli, e tutto è relativo, e la mamma non ha fatto igngnocchi, bensì la fertaie cui urtiçons.
Ma non è di ciò, che parla il primo libro piccolo del mese d'aprile, ma di altre cose. 
Intanto da dove viene, questo libro piccolo. Viene da Michela, (quella del pub) che ha pensato bene di farmi uno regalo regalandomi non uno, ma bensì due libri!
Perché?
E che importa perché! 
Importa che io adoro ricevere regali, così come qualunque essere che non abbia una manticora morta in miniatura al posto del cervello, e quindi ecco che come l'ho ricevuto l'ho cominciato e l'ho... no, stavo per dire che l'ho finito ma non è così.

Ci mettete mezzora, a leggere questo "la bellezza nonostante" di fabio geda (minuscolo tutto, visto che la copertina vuole così). Me lo aveva scritto anche Michi, che ci si mette mezzora, e io ci ho messo tre sere. 
Leggo poco e stancamente, in questi giorni, e finché non arriverà il mare, con il suo carico di chiappe per aria e ronfate sabbiose, non vuoterò un po' quello stramaledetto scaffale. 
Resta però che il libro piccolo è proprio piccolo.
Pagine... mmm... non ci sono le pagine.
Ora le conto.
73. sì ma 73 pagine di cui 34 sono: bianche o con una sola parola o con una sola frase o con una immagine.
Come dite? Vi hanno gabbato, perché costa 10euri e la gente lo compra solo perché Geda ha fatto il botto con quel cazz di libro coi coccodrilli?
Sì. Devo dire che è lecito pensarlo.
Poi posso dire che le immagini ci possono stare. Foto in bianco e nero che - non tutto ma almeno metà - sono adatte e danno un clima alla narrazione, che parla di didattica in un carcere minorile.
Le pagine bianche con la parola o la frase in mezzo, invece, mi dispiace dirlo, ma sono un po' una pacchianata, o meglio, molti di voi mi capiranno, una baricchianata.
Sì perché mi hanno ricordato quel modo stucchevole di imporre una certa fighezza letteraria che, da adolescente, adoravo, ma che, una volta munito di un senso critico più degno, ho cominciato a diffidare, soprattutto se messi lì in modo un po' sempliciotto, per colpire le coscienze più suscettibili.
E la mia, non lo è.

Ecco allora che, anche se so che si fa sempre fatica a parlare non bene di una cosa che ti han regalato, (ma per fortuna Michi ha un cervello e non ho quel problema) vi dico che non mi ha soddisfatto appieno, questo piccolo libro della Transeuropa edizioni. Il progetto, a dire il vero, è interessante, e non mi sentivo di dargli due stelline, ma non mi sentivo di dargliene nemmeno tre, perché insomma, un po' di spocchia qui dentro c'è, e il contenuto letterario è salvabile solo a tratti, perché in parte lo po' vuoto, anche se poi è legato a contenuti multimediali da scaricare e a un monologo teatrale. 
Ma vediamo di fare veloci, e vedere cosa salvare e cosa no. 
Dunque. la storia è una narrazione in prima persona di un prof, un vecchio prof, che per i casi della vita, finisce per insegnare. Insegnare invece di. Okay, è più o meno quel che è capitato a me, che avrei dovuto essere qui a costruire modelli economici, adesso, e invece ho abbandonato dopo averne fatto uno solo, inutile, in tesi, che ha l'unico pregio di essere ascrivibile a una filosofia di vita, detrando la parte matematica. Questo fa sì che io provi empatia per il personaggio. Non conosco poi, la realtà dei carceri minorili, ed è parecchio interessante cogliere dal punto di visto dell'insegnamento il cambiamento in questi dintorni. Un mio studente, che faceva la guardia carceraria, anche se non minorile, mi disse una volta che non era possibile fare quel lavoro per troppi anni se hai un cuore. In effetti lui poi si licenziò, e qui, devo dire, che ho colto qualche modo di dipingere i ragazzi di questo carcere che mi è parso, quanto meno truccato, imbellettato, reso per i nostri occhi di lettore docile.

Perché? Mi son chiesto.
Facile risposta. La cattiveria vera, pura, c'è dentro e fuori dai carcerli, minori e non minori. In un carcere c'è quella che c'è è di sicuro più concentrata ed è coltivata, concimata. Ora, possibile che questi ragazzini che ha visto questo maestro sembravano tutte pecorelle smarrite pendenti dalle labbra tumide della cultura che se fanno qualcosa di cattivo è perché "hanno problemi" "la società" o insomma, c'è una causa? No. C'è sicuramente anche un lato meno bello, meno causato dalla crudeltà dell'istituzione carceraria. Ecco perché, in questo contesto, mi sono un po' stati sulle palle i barocchismi alla baricco dei tempi d'oro. 
Vi faccio un esempio:
C'è questa frase: "Lei lavorava come impiegata; assunta a tempo indeterminato presso una compagnia d'assicurazioni; ma non era soddisfatta di quello che il futuro le stava srotolando davanti perché quello che il futuro le stava rotolando davanti era un tappeto di moduli e bolli e pratiche e ciclostilati e pratiche e bolli e moduli e fotocopie fotocopie fotocopie da fare dentro uno stanzino sporco e male illuminato.."
Insomma... lasciamo stare i due baricchismi che dovrebbero fare stile e che non mi danno fastidio alcuno anche se li ho letti e riletti mille volte (la ripetizione e la reiterazione della congiunzione e) ma quelle tre parole "fotocopie" sono scritte in tre pagine, a centro pagina, intervallate da una pagina completamente bianca. A me va bene, l'idea del respiro, l'idea che prima di leggere di nuovo "fotocopie" la mia mano deve girare pagina, l'occhio deve passare su una pagina bianca e poi cercare la parola, nell'altra... okay. Però... vabbè, mi va bene se mi dai, dall'altra parte, contenuti forti, bella merce da imbellettare, e non poca roba. 

Quindi sì, concludo dicendo che ci sono parti belle, da salvare, come quella in cui il maetro ci parla di "come si insegna" a questi minorenni delinquenti che non sanno nemmeno l'italiano. Come si insegna a queste anime borderline e come puà essere una scuola, là, dentro un luogo dove manca la libertà. Mi è piaciuta molto la parte del pallone, quella sì, l'ho sentita molto vera. Poco altro però, e non è abbastanza per permettersi pagine bianche e troppe fotografie in bianchenero a interrompere spesso la lettura, per quanto all'occhio possano piacere.

E' tutto. Praticamente ho scritto più parole io di quante ce n'è dentro al libro.
Ah, invece, ecco un'altra cosa valida, l'edizione è molto bella. La copertina, la carta, la ruvidezza, anche la qualità delle immagini. Sì, molto curata. E' un bell'oggetto da regalare, ecco. Tant'è che anche se non ne sono andato pazzo, tipo se vedessi qualcuno che magari ha letto e apprezzato i coccodrilli gediani, questo glielo regalerei. Non dà molto, ma non toglie niente. :)

1 commento:

  1. Mi sa che hai ragione, il librino piace soprattutto se già si apprezza Geda. In effetti avevo letto "per il resto del viaggio ho sparato agli indiani" che e mi era piaciuto un sacco, per questo l'ho comperato. Qua avevo gradito proprio la "figaggine baricchiana": sarà un trucco, però per me funziona :)

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