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"Atto d'amore" di Joe R. Lansdale***

Ero qua, con un ginlemontonic fatto solo per non sprecare una fetta di arancia avanzata, e pensavo che tra le mille e mille cose che dovrei fare, importanti, non ve n'era nessuna che meritasse di frustare la mia stanchezza.
E allora, quando voglio fare qualcosa ma non c'è qualcosa che voglio fare, ecco che aggiorno il blog.
E pensavo, benché ci fossero altri libri letti prima di questo, che per me - bene o male - Lansdale è proprio una lettura di quelle che i lascia il piacere di tornare alla rapidità, alla scorrevolezza, al piacere puro di leggere e divorare righe.

Dicevo, quindi, che questa qualità, in Lansdale, è bella. Non fatichi mai, con le sue pagine, anche se le stai leggendo in bilico su un albero circondato da coyote albini che raccontano barzellette sporche di alieni e golem dalle lingue di vetro. Certo, magari ti possono distrarre un po', ma vai avanti comunque a leggere, preso bene o male dalla storia e dalla scorrevolezza.
Così è stato anche per Atto d'amore, proprio in questa collana tif extra da 9.90euri, libro che da un po' volevo leggere, vuoi perché fa parte della prima produzione lansdaliana, quella che "il Lansdale di una volta era meglio" e vuoi soprattutto perché è un libro datato 1980 ed è il primo, che è stato pubblicato al buon Joe. Un libro che, come lui stesso dice in una piacevole post fazione, è un po' la chiave di volta del suo destino. Una storia che lui ancora oggi reputa buona, ma che non gliela cagava nessuno, per vari motivi, finché, grazie alla pubblicazione, e a un certo gradimento successivo, ecco che il texano ha sceto di continuare per la sua strada.

E di cosa parla, Atto d'Amore?
Direi che se - come me - lo leggete dopo aver letto un sacco di lansdale, lo potreste definire un lansdale di quelli classici, di quelli noir con quel classico effetto che spinge alla lettura compulsiva dopo aver oltrepassato un certo numero di pagine, anche se qui non è molto marcato.
C'è il thrilling solito e anche quel velo di giallo, che nasconde il killer seriale, il moderno jack the ripper, più o meno, anche se non caratterizzato come si potrebbe e si fa, oggigiorno, che i killerthriller sono iper di moda.
Qui, come dice Joe, lui vuole dare attenzione ad altro. Alle vittime, dice la quarta di copertina, citandolo. Boh... diciamo che sono d'accordo con lui a metà, nel senso che certo, di buono c'è che questo libro evita la visione del killer, evitando di farne il protagonista. Non direi che si concentra sulla vittime, però, se non in senso lato. Il protagonista principale e il vecchio poliziotto Marvin Hanson, scafato, umano ma non troppo, con happy family ma trascurata, e il classico tema del bianco-nero (Marvin è black) e del povero che si eleva dal quartiere malfamato (Marvin è da lì che proviene). La vittima non è lui, ma finirà per diventarlo, e non tanto perché il killer finirà per prendersela direttamente con il suo intorno, quanto perché finirà per essere vittima di se stesso e del non saper gestire l'indagine.

C'è dell'altro, ovviamente. C'è un collega di Marvin che passa dal sembrare uno okay, a un cagacazzi, al killer stesso, a non si sa cosa. E ci sono i contorni della polizia e quelli dei giornali. Poco sviluppata ma presente, soprattutto, la tematica dei media che amplificano, fino a causare, forse, gli assassini stessi. E teniamo conto che siamo nel 1980 dove per media si intende i giornali, e null'altro.

Lettura gradevole, quindi, dove Joe si trattiene, a mio avviso, dall'eccedere in particolare truculenti o un lessico volgare, condito dalle sua metafore forti e fantasiose, che tanto ci piacciono.
Per chi ama il Joe di Hap e Leonard è certo un punto a sfavore, ma se teniamo conto che ha soprattutto valenza storica nell'economia della produzione dell'autore, be', direi che il lavoro va rivalutato e stellato con tre asterischi.
Anche perché, forse, lasciando perdere una prevedibilità del killer che si era ampliata parecchio, nella seconda metà di libro, come difetto resta solo un eccesso di casini e folkloristici ammazzamenti finali, che in un'epoca post CSI non solo non esisterebbero, ma verrebbero subito bollati come inverosimili. 
E' tutto, dai. la lettura di questo Lansdale ancora leggermente acerbo è stata una buona cosa.
E ci vuole, ogni tanto, leggere senza preoccuparsi tanto, ma lasciandosi portare.

3 commenti:

  1. Sicuramente un Lansdale acerbo però che dimostra tutte le sue potenzialità.

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  2. Questo ancora mi manca, devo recuperarlo!

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  3. l ho letto con piacere,ma il linguaggio tipico di joe qui mi è un po' mancato,era comunque il suo primo romanzo,poi si è rifatto ampiamente...

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