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"Onryo, avatar di morte" di AAVV***

Non sono un abitudinario degli Urania e questo l'ho comprato solo perché c'era Samuel e perché c'era Danilo.
Tanto, in effetti, quei pochi Urania che mi sono capitati per le mani mi sono sempre piaciuti, e in questo, una raccolta di racconti, si mescolavano racconti italici contemporanei con nipporacconti di autori per noi sconosciuti. Insomma... non potevo perderlo, è abbastanza chiaro.
Ora però aspettate un momento, che vado su a prendermi il tè allo zenzero, vedo cosa fanno germania e olanda, mi metto un paio di mutande e una maglietta e torno da voi...
...eccomi qua.
Ho visto solo la germania, in effetti, di Olanda non ce n'era molta. comunque, torniamo a noi. Ho faticato anche con questo libro, anche se era molto bello, e i racconti, bene o male, mi hanno preso tutti, qualcuno anche parecchio. Però, come faccio ultimamente, ci ho letto in mezzo altre cose, o ci ho messo in mezzo altre cose a impedirmi di leggere, e quindi ecco che un libro che, solitamente, avrei letto in una manciata di sabbia e cavalloni, si è trascinato per la mia auto e il mio letto per un paio di mesi.
Ma di cosa parla, dunque... Di fantasmi!
O meglio, spettri, spettri cattivi, di quelli che muoiono con le palle girate e non ne vogliono sapere di andarsene nell'aldilà, o a Rimini d'estate, come direbbero gli Zen Circus.
E c'è proprio una bella intro, a spiegare, che parte proprio dall'onryo più famoso per noi occidentali, ovvero Samara, quella là, sì, del libro di Suzuki, che poi è diventata famosa con The Ring, ovvere la tizia della videocassetta che se la guardi muori. 
Insomma... un'intro che appassiona, nel senso che pensi: Maddai! Ma veramente i nippo scrivevano così tanto di simil-Samare prima che arrivasse quella del film?
Eh... sì, la risposta è sì. Lo spettro inquieto, attaccato ai luoghi della vita causa malamorte, è una figura classica, sia nostra che nipponica, soprattutto in Japan, dove gli scrittori fighi possono scrivere indifferentemente dei vari generi, fantastico/horror compresi, senza venir bollati come letterati minori.

E quindi? Diciamo due parole dei racconti?
E sì, certo. Quello di apertura, dell'autrice Masako Bando, è un racconto che m'è piaciuto subito, dalle prime righe, scritto con una sorta di giapponesità che è subito riconoscibile, dalla prima persona che ci racconta di sua nonna, che ormai ha perso un po' la testa. E' un bel racconto, che ti tiene lì, con una struttura ben pesata, e una epifania, alla fine, davvero riuscita. 
Non mi è piaciuto granché il secondo, un po' scontato, anche se la parte iniziale, che costruisce la vicenda di due bambini che incontrano questo oggetto strano - una lastra - con dentro una bambina, in una fabbrica abbandonata, è abbastanza buona, e invoglia, anche se poi purtroppo si trascina un po'.
Bello il racconto dei bagni Odoro (Masahiko Inoue, 1990), di una sorta di fantasma che pare essere il quartiere intero, e non solo le persona che lo abitano.
Molto bello, vario, e pieno di colpi di scena, il racconto di Samuel Marolla, con quel suo solito potere di a) sorprendere, b) inquietare. Racconto che vale già mezza raccolta e che ci racconta di un sociofobico, o come diavolo si scrive, in cura e sempre chiuso in casa, che scopre, in rete, che vi sono, per la città, per Milano, delle presenze. Basta fare attenzione, basta guardare spesso google... provate anche voi, su, e magari scoprirete che queste presenze aumentano, che hanno - sembra - uno scopo preciso, un disegno... bello. Merita la lettura.
Carini, ma non imprevedibili, ma in ogni caso leggibili e gradevoli, sia Una storia vera (Nanami Kamon, 1996) e quello di Soumarè, il curatore della raccolta assieme ad Arona, che ci scrive Barocco Kaidan, una storia in cui forse si capisce qualcosa troppo presto, ma che una volta iniziata si fa leggere fino alla fine. 
Poi, che altro? Be'  mi è piaciuto molto La madre del Kudan, che viene subito dopo e che, alla fine, vi porta nella seconda guerra e soprattutto vi fa conoscere una figura mitologica giapponese che è davvero affascinante. Molto denso, questo.
Il cacciatore di figli posseduti, poi, di Stefano Di Marino, è un racconto pieno di thrilling, con un tempo della storia breve e buone analessi che ci portano alla storia e al contesto. Non sarò originalissima, ma è una vicenda, e quindi alla fine, è piacevole farsi raccontare la questa storia.
Poi c'è il racconto di Hiroko Minagawa, un po' prevedibile, nel solito ribaltamento, che non mi ha rapito, pur restano leggibile. Vale Vale bene di Danilo, è una storia di Morgan Perdinka, il chitarrista e scrittore maledetto e suicida, che da un lato scopre di non poter suonare ma dall'altro scopre che una puttana con cui amava andare a parlare è un fantasma... non solo, vuole qualcosa da lui, diciamo pure una vendetta... Un pezzo discreto, sì, anche se non stupisce, ma intrattiene.
E poi ci sono altri due pezzi, non da strapparsi i capelli ma comunque buoni, per continuare a rimanere in tema di spettri, più o meno cattivi

Conclusione? Se trovate questo Urania perso sugli scaffali, e magari non avete da leggere o volete leggervi qualche bella storia di spettri, soprattutto d'aria nipponica, accomodatevi, questo lo potete proprio pigliare.

7 commenti:

  1. L'ho comprato perchè mi ricordava i vecchi ALIA (e ha anche molti degli stessi collaboratori), devo dire che è stato forse il miglior numero di Urania degli ultimi mesi.

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  2. sembra molto interessante,Arona è stata la mia grande scoperta dell'anno,ma credo che dove sto' io sarà impossibile trovarlo.

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    1. scusa, e io che ci sto a fare qui, te lo vendo e spedisco io :)

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  3. grazie, dimmi quanto costa il tutto(per i soldi sono gran brutti tempi per me)

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    1. tu mandare me mail e io spiegare te tutto
      mail essere lassù a destra :)

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  4. Mitici gli Urania, quanti ricordi!!!! Li leggevo da piccola, quelli vecchi di mio papà, tra cui spiccava un "Ristorante al termine dell'universo" del geniale Adams Douglas, senza gli Urania non avrei cominciato ad amare il genere SCI-FI e non sarei successivamente diventata una super fan di Asimov. Mi sa che adesso vado in soffita a pescarne uno a caso... sì, ho proprio voglia di una lettura leggera da inizio estate!
    Bella recensione comunque, complimenti! :)

    Silvia

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  5. Bellissima antologia, tranne per Di Marino e per un Arona sottotono.
    Strepitosa la tua recensione!

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