Etichette:

Bancarelle (breve racconto horror)

BANCARELLE
Bancarelle (matita su carta)
Carlotta comincia a vomitare, davanti alla bancarella della frutta esotica.
Poggia le mani su una cesta d’ananas caramellato, tagliato a rondelle. Inarca le spalle, rantola, i codini squassati dalle convulsioni.
Giorgia, in fianco a lei, con gli ultimi graffi di zucchero filato sulle guance, non fa nemmeno in tempo a spostarsi.
L’amica si volta: una tumefazione grande quanto una mela risale il collo, lenta. Appena sotto il mento, la pelle non regge e si spacca, liberando una massa grumosa e biancastra, lucida di saliva. Gli occhi della bambina scavalcano le orbite, come se volessero buttarsi. L’impasto scivola sulla pelle: un’entità serpentiforme, ruvida di cibo masticato, striscia via dalla carne.

Armida dosa la farina, mischiata a polvere d’argento, la  scioglie in acqua e lacrime. Ha grattato anche le unghie, che amalgama al tuorlo d’uovo.
Per graffiare, pensa, ne basterà un pizzico.

Emanuela si accascia davanti a un imbonitore di stoviglie.
Lo osservava tagliare una lattina con un coltello, e un crampo le ha scosso il ventre.
Pochi istanti e il grumo si allontana, lasciando una scia di feci.

Lo zucchero è fondamentale, le è stato detto.
Per ottenere il suo, servono mesi: ha cristalli come formiche scintillanti, nasce da erbe ormai introvabili.
La dolcezza riunisce, pensa, restituisce il frutto al ventre.

Gabriele ne ha mangiata mezza: bocconi troppo deboli per scavare le viscere.
Luca invece ne ha mangiate due e lo squarcio nella pancia è largo quanto un pugno.
Decine di frittelle, masticate o quasi digerite, devastano gli stomaci e lacerano la pelle.
Convergono strisciando verso un unico punto.

Armida, dietro la sua bancarella di frittelle, aggiunge il latte all’impasto e pronuncia le parole udite in sogno.
Lacrime di gioia, rigano un volto sfigurato dalla pazzia.
Non ne ha mai potuti avere, ma adesso, spera, i bambini verranno da lei.

- -- --- ### --- -- -

Il Bal au Moulin de la Galette - Pierre Auguste Renoir - 1876
STALLS
a horror short story

Charlotte starts vomiting in front of the stall selling exotic fruit.
She puts her hands on a basket of  round cut candied pineapples. She arches her shoulders and wheezes, while her pigtails are shaken by convulsions.
Georgia, next to her, with the last traces of candy floss on her cheecks, cannot even step aside. 
Her friend turns her head: a tumefaction as big as an apple goes up her neck very slowly. Just under the chin, the skin cannot bear and suddenly tears up releasing a lumpy, whitish, shiny mass of saliva. The child’s eyes are popping out of her head as if they wanted to jump out. The mass slides down her skin: a snake-like creature, rough because of the chewed food, crawls away from her flash.

Armida measures out the flour mixed with some silver powder; she dissolves it in water and tears. She has also grated her fingernails which mixes with the yolk. 
To scratch, she thinks, just a pinch will be okay.

Emanuela breaks down in front of a crockery barker. 
She was watching him while he was cutting a tin with a knife, when a cramp writhed her stomach.
Just a while and the lump moves away leaving a trail of faeces behind. 

Sugar is essential, they told her.
Several months are necessary to get her own: its crystals look like glittering ants; it comes out from very rare herbs.
Sweetness brings together, thinks, gives back the fruit to her womb.

Gabriel ate half of it: too weak mouthfuls to dig the entrails.
Luca, instead, ate two of them and the tear inside the stomach is as large as a fist.
Dozens of fritters, chewed, almost digested, devastate the stomachs and tear the skin.
They converge, crawling, towards a single point.

Armida, behind her fritter stall, is adding some milk to the mix and pronounces some words heard in a dream. 
Tears of joy run down a face distorted by madness. 
She could never have had them, but now she hopes: babies will come to her.
(translation from Carla Ferman)
- -- --- ### --- -- -

Un bar aux Folies Bergère - Eduard Manet - 1881/82
TENDERETES
un breve cuento de horror


Carlota empieza a vomitar detrás del tenderete de frutos exóticos.
Pone sus manos sobre una cesta de piña garapiñada, cortada en ruedecillas. Arquéa las espaldas, agoniza, sus coletas sacudidas violentemente por las convulsiones.
Giorgia, cerca de ella, con los últimos filamentos de algodón dulce sobre sus mejillas, ni siquiera llega a displazarse.
Su amiga vuelve la cabeza: una tumefacción tan grande como una manzana sube a lo largo del cuello, despacio. Apenas debajo de su barbilla, la piel ya no resiste y se desgarra, librando una masa grumosa y blancuzca, reluciente de saliva. Los ojos de la chica sobrepasan las órbitas como si quisieran echarse. La masa desliza sobre la piel: una criatura serpenteada, áspera por la comida mascada, se aleja arrastrándose de la carne.

Armida dosifica la harina mezclada con polvo de plata. Ha rallado también sus uñas que va a mezclar con la yema.
Para arañar, piensa, una pizca será suficiente.


Emanuela se desploma frente a un charlatán de vajillas.
Le estaba mirando mientras él cortaba una lata con un cuchillo, cuando un calambre le atraviesa el vientre.
Sólo un rato y el grumo se aleja dejando un reguero de heces.

El azucar es fundamental, le dijeron.
Para obtener el suyo necesitan meses: tiene cristales parecidos a hormigas chispeantes, nace de hierbas que ya no se pueden encontrar.
La dulzura reune, piensa y devuelve el fruto a su vientre.


Gabriele se comió media: bocados demasiado débiles para cavar las vísceras.
Luca, en cambio, comió dos y el desgarro en la barriga es tan ancho como un puño.
Decenas de buñuelos, mascados, casi digeridos, devastan los estómagos y desgarran la piel.
Convergen arrastrándose hacia un único punto.

Armida, detrás de su tenderete de buñuelos, añade la leche a la mezcla y pronuncia palabras oídas en sueño.
Lágrimas de alegría surcan un rostro desfigurado por la locura.
Nunca pudo tenerlos, todavía ahora espera, los bebés llegarán.
(Traslado desde Carla Ferman

_______ ______ _____ ____ ___ __ _ 
"Bancarelle" è il racconto plagio che rubai, oramai anni fa, a Simone Corà, strappando un secondo posto al solito 300parole. Quindi sì, lo avete già letto, ed è proprio per questo che ve lo ripropongo in altre due lingue. Lo faccio perché alla fine lo trovo un buon racconto, c'è sì la componente splatter, certo, e quella fantastica/stregonesca, ma alla fine passano in secondo piano, o comunque questo era il mio intento, di fronte alla malinconica pazzia di Armida, che dovrebbe assurgere al ruolo di villain, e invece si fa vittima, per una strage senza colpevoli. Del disegno non sono soddisfatto, ma è venuto così, e quello vi tenete. Alla prossima piccola storia di gelo!

5 commenti:

  1. ...il disegno è bello.
    Ma quello della lavatrice lo è molto di più.
    Almeno, secondo i miei gusti.
    Quindi, per il prossimo racconto, impegnati di più.
    La ragazzina che vomita in primo piano, però, è fatta proprio bene.
    ^_^
    Bella la cosa delle frittelle che escono dalle persone...
    Ma alla fine...
    Mangiano Armida, o entrano nel suo ventre, e si traformano in un bimbo-frittella?
    Cioè...il sogno di lei si realizza, o no???
    Comunque, mi piace.
    E questa storia dei racconti con i disegni...
    Mi piace proprio tanto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Eh, lo so, lo so, ma non mi andava di rifarne un altro :)
      mi impegnerò di più
      e quello che succede dopo, io, non lo so. Mica ero lì, per fortuna :D

      Elimina
  2. Katsaw, è agghiacciante. Disturbante... insomma, bello.

    RispondiElimina
  3. Sempre bello rileggere il mio racconto maledetto!

    RispondiElimina
  4. Fantastico! Un racconto che si lascia divorare con facilità, e che a sua volta, poi, ti divora dall'interno!

    RispondiElimina